LETTERA APOSTOLICA ORGANIZZAZIONE MEDITAZIONI PRIMATE CONTATTI MESSAGGIO NATALIZIO
LETTERA APOSTOLICA
ORGANIZZAZIONE
MEDITAZIONI PRIMATE
CONTATTI
MESSAGGIO NATALIZIO
REGOLE DA OSSERVARE
INTERCOMUNIONI
SAN GIOVANNI MARIA SCOLARICI
ACCADEMIA SAN CIRILLO
 
 



P R E F A Z I O N E



Da alcuni anni ho pensato di fare catechesi in forma semplice e comprensibile, nonché breve, per aiutare i giovani ed i meno giovani, gli intellettuali ed i meno acculturati a riflettere su svariati ed importanti argomenti della vita, soprattutto per quanto riguarda quella spirituale. Ho notato, da professore prima e da Vescovo poi ed attualmente, la grande ignoranza che esiste nel campo spirituale anche da parte di persone di una certa cultura. C’è un vuoto pauroso di catechesi: giovani ed adulti hanno estremo bisogno di essere catechizzati, istruiti, dopo essere stati ascoltati dal sacerdote e dal Vescovo. Siamo in un’ era della globalizzazione, del “fai tutto presto e subito”, e se da un lato questo è positivo, dall’ altro bisogna constatare che nel campo spirituale c’è vuoto, assenza, ignoranza parziale e tante volte totale. Ho pensato quindi di dedicare un po’ del mio tempo e riflettere e a far riflettere sulle cose dello Spirito che sono così basilari, per cui da parte del Clero soprattutto, ma anche del laicato impegnato e coadiuvante, bisogna impegnarsi ad istruire nei modi e nei tempi dovuti. È obbligo nostro offrire agli altri quello che gratuitamente abbiamo ricevuto. Spero e mi auguro che questi miei scritti siano un modesto aiuto alla causa di cui stiamo parlando. Iddio benedica, custodisca ed illumini tutti gli Evangelizzatori e gli Evangelizzati nel nome del Nostro Signore Gesù Cristo. A lui la gloria e l’ onore sempre!





120.   L' IPOCRISIA



L'atteggiamento di Gesù, mite ed umile di cuore, nei confronti dei Farisei, è stato molto duro: sepolcri imbiancati, razza di vipere, questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Farsi credere dagli altri quello che non si è, disprezzare gli altri, lodare ed incensare se stessi è la cosa più brutta che un uomo possa fare ed è sicuro olezzo di superbia e di invidia. Dobbiamo affermare che gli altri sono migliori di noi ed essere convinti di ciò, invece spesso diciamo che noi siamo migliori degli altri. Non sappiamo dove sta di casa l'umiltà, dobbiamo essere trasparenti, leali, sinceri, mai farci credere dagli altri quello che non siamo. Ogni creatura umana ha i suoi pregi e difetti, anche il più grande peccatore! Non giudichiamo mai gli altri, ma con tanto rispetto e carità aiutiamo gli altri a crescere spiritualmente, cresceremo anche noi assieme a loro. Ciascuno di noi, Clero e Laicato, dobbiamo essere quel che veramente siamo dinanzi a Dio ed al prossimo e non quel che pensiamo di essere o magari di voler essere. Se qualcosa di buono c'è in noi è opera esclusivamente divina e della sua Grazia, noi senza di Lui non siamo capaci di nulla, ringraziamo e glorifichiamo il Signore che ci aiuta, ci sostiene e ci governa. Tutti i Santi e soprattutto Maria Santissima, ci insegnano sempre che bisogna puntare il dito contro noi stessi e mai contro gli altri. Non giudicate e non sarete giudicati! Pregate per gli altri, amatevi, fossero pure i peggiori nostri nemici. Questo ci insegna e vuole da noi il Divin Maestro, tanto amore perché il cristianesimo, nella sua essenza e sostanza, è nient'altro che amore di Dio e del prossimo! "Da questo vi riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri." La Divina Provvidenza è sempre pronta a perdonare e ci attende sempre a braccia aperte. Dio si è incarnato, si è fatto uomo per divinizzare il medesimo. Coraggio, impariamo dal Signore l'umiltà nel riconoscere quello che veramente siamo ognuno di noi nella comunità dei credenti.



119.   IL CORAGGIO


L'atleta, la persona intraprendente, chi ha carattere, insomma chi è tutto d'un pezzo, ha coraggio che indice di forza e di ferrea volontà. Nella mente e nel cuore dell'uomo molteplici sono le tempeste che si abbattono, svariate sono le difficoltà e le sofferenze e chi è abulico, apatico, indifferente e melenso non sa e non vuole affrontare quanto può succedere ai comuni mortali. Chi invece è temprato nel continuo e costante esercizio di lotta sa di cantare vittoria perché è pronto a tutto. Il coraggio è un'arma potente contro tutti i nemici visibili ed invisibili e nello stesso tempo tempra e forma l'uomo, soprattutto l'adolescente ed il giovane che si incammina verso la realizzazione dei propri sogni. Il coraggio è sicuramente nemico della pigrizia, della persona inconcludente, dell'eterno indeciso, di colui che trovandosi ad un bivio importante della propria vita non sa o non vuole scegliere. La persona coraggiosa può anche sbagliare, ma sbagliando si impara e prima o dopo qualcosa di buono e di concreto si realizza. Non dobbiamo quindi avere paura del coraggio, ma dobbiamo abituarci a farcelo amico, sia nelle cose materiali, sia soprattutto nelle cose spirituali. Certamente il cristiano sa benissimo e deve comprendere che ogni azione coraggiosa è il duplice prodotto dell'aiuto divino e della personale ed umile collaborazione. O tu che dormi, svegliati ed affronta con ambedue le mani e con coraggio il dono della vita che Dio ti ha offerto per cantare vittoria ed essere veramente un vero uomo, una vera donna, orgoglioso ed orgogliosa di essere figlio e figlia di Dio!



118. PATROLOGIA

 
 
I Padri della Chiesa ci offrono un alimento spirituale per il passato, il presente ed il futuro. È opportuno quindi approfondire i loro insegnamenti per farne il nostro pane spirituale . Ogni padre della Chiesa di regola nel suo ambito, ha difeso, arricchito e presentato un patrimonio di origine Divina, tocca a noi saperci cibare di questo prezioso alimento, tocca a noi custodire questi tesori. L'opportunità che viene data mediante corsi di teologia che inizieremo con il nuovo anno accademico sia di sprone ed incoraggiamento per uno studio serio ed accurato orientato a nutrire lo Spirito così da essere pronti ad ogni battaglia spirituale. Ciò vale per tutti, ma in modo particolare per chi aspira al Sacerdozio e alla vita monastica. Porgo a tutti gli studenti i miei migliori auguri per questo nuovo anno accademico, che sia veramente proficuo! Intraprendere lo studio dei padri della Chiesa, sia d'Oriente che d'Occidente, è  cosa buona, bella e giusta. Non solamente per chi aspira al Sacerdozio o alla vita monastica, ma anche per qualsiasi cristiano la Patrologia, dopo la Sacra Scrittura, è          un’ inesauribile fonte di ricchezza.
Una volta esistevano i testi del Migne in latino e greco e quindi lo studio dei medesimi era riservato a pochi, agli studiosi, oggi per fortuna non è più così, chiunque abbia una cultura media potrà con semplicità attingere a questa fonte. Gesù Cristo ha fondato la Chiesa, gli Apostoli sono stati i suoi diretti collaboratori, così come oggi e fino alla fine dei tempi lo saranno i Vescovi successori dei medesimi e i Padri sono i pilastri della Chiesa, coloro che con la propria sana dottrina hanno illustrato e reso facile per noi tutti la Parola di Dio. Gesù Cristo mediante la Divina Rivelazione ci ha reso facile il compito della nostra comprensione dei Divini Misteri.




117. LA PENTECOSTE

 
 
Questo giorno così importante e solenne segna inequivocabilmente la nascita della Chiesa voluta da Gesù Cristo, suo fondatore e capo. È l'opera continua dello Spirito Santo che governa ed assiste la Chiesa, nonostante l'indegnità di parte dei suoi ministri e del suo popolo. La storia secolare ed ultramillenaria della Chiesa ci fa comprendere come veramente noi uomini siamo semplici strumenti da cui il Signore indegnamente si sia servito.  Essendo noi membra vive del Capo, Egli, si fa per dire, ha bisogno del nostro aiuto, delle nostre mani per completare l'opera di creazione, redenzione e santificazione del suo popolo. Mediante i sette doni dello Spirito Santo noi possiamo operare nella chiesa con Cristo e per Cristo perché il suo disegno d'amore si realizzi. Le nostre miserie, le nostre mancanze mettono in risalto la nostra pochezza e la Sua grandezza. Il cammino dell' umanità segnato da eventi storici ora lieti, ora tristi, ci suggerisce come l'umano ed il divino sono così armonicamente intrecciati e come il fuoco dello Spirito del Signore tocca i cuori di ciascuno di noi, spesso impegnati in cose che non riguardano né il divino né l’ umano, in quanto immagine viva del Creatore, ma addirittura l'opposto di quanto ogni uomo dovrebbe cercare. Lo splendore divino che oggi irradia la nostra mente ed il nostro cuore deve farci ben riflettere perché tutta la nostra vita sia una lode perenne al Creatore e perché tutte le membra dell'unico corpo della Chiesa siano vive e non separate. Il Signore guardi sempre i nostri passi sui sentieri dei pascoli ubertosi, sui colli dell'abbondanza della grazia e della Divina Misericordia. I Santi ci precedono nel cammino verso nostro Padre trascinando con l'esempio e la parola moltitudini di persone, anche noi siamo chiamati dal Signore per costruire un regno di pace e di amore sulla terra e prepararci al viaggio della Celeste Gerusalemme. Lo Spirito Santo raddrizzi le nostre menti, tocchi i nostri cuori, ci dia slancio continuo verso la meta prefissata. Tutto ciò sia il nostro programma.
 

 
 
 
 
 
 




116. FESTA  DI  TUTTI  I  SANTI

 

La Chiesa, Madre e Maestra delle nostre anime, dopo averci fatto riflettere sui Misteri principali della nostra  santa Fede, dalla preparazione della venuta del Signore alla sua gloriosa e Santa Passione e Resurrezione, nonché alla discesa dello Spirito Santo su Maria Vergine e gli Apostoli, pone la nostra attenzione su una schiera innumerevole di creature che hanno veramente seguito Gesù Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, mediante lo sforzo continuo dell’ esercizio delle virtù cristiane. Giustamente sono posti tutti alla nostra attenzione perché possiamo anche noi, creature come loro, con le stesse difficoltà, fare altrettanto. È una scuola di vita di cui dobbiamo profittare se vogliamo progredire nel cammino spirituale; certamente è irta di difficoltà e stretta  è la strada che conduce al Signore, perché la fragilità umana è grande, ma più grande è la potenza divina.




115. SACRA SCRITTURA  - SANTI PADRI  - VITE DEI SANTI

 

E’ questo un trinomio mirabile, salutare e prezioso. Se vogliamo crescere spiritualmente, se vogliamo essere veramente Cristiani, veri figli del Signore, dobbiamo conoscere per poter amare Dio nostro Padre ed i nostri fratelli. La Sacra

Scrittura è parola del Dio vivente che vale per ieri, oggi e domani, per sempre. Le parole del Signore non passeranno mai. I figli delle tenebre, le Sette ci superano  spesso nel conoscere, a modo loro, la parola di Dio e noi siamo inerti, pigri ed indifferenti verso un sì grande tesoro che non sappiamo apprezzare, siamo digiuni, ignoranti e non sappiamo come rispondere, oppure giudichiamo senza cognizione di causa. Clero e Fedeli tutti dobbiamo renderci conto a che cosa spesso rinunziamo, facciamoci plasmare dalla Parola di Dio per poterlo meglio servire ed amare.

La Sacra Scrittura è il testo più stampato e più diffuso; c’è da augurarsi che sia il testo più letto e meditato. Per affrontare i nemici della nostra fede, non solo un Chierico, ma anche un Laico deve essere debitamente preparato. Perché tanti sbandamenti, tante crisi, perché tanti tradimenti? Una sola è la causa: siamo Cristiani di nome, alla acqua di rose, spesso ci vergogniamo della nostra fede cristiana che dovremmo e dobbiamo professare con tanta dedizione ed impegno. La parola di Dio sia sempre sul nostro tavolo di studio, sul nostro comodino vicino al nostro capezzale.

Una seconda fonte cui attingere a piene mani il nostro donarci al Signore sono i Santi Padri, le colonne della Chiesa, coloro che ci hanno propinato quella medicina offerta dall’ Unico Grande Medico che è il Signore. Sono i Padri della Chiesa d’ Oriente e d’ Occidente che con la loro perspicace santità di vita vissuta e testimoniata ci hanno trasmesso tesori immensi cui noi dobbiamo essere debitori riconoscenti. Questi giganti della Cristianità ci insegnano la strada maestra  per andare a Lui con fiducia.

Una terza fonte alla quale attingere limpida acqua è l’ Agiografia. Le vite dei Santi sono una mirabile miniera di testimonianza di vita vissuta all’ ombra dei nostri Misteri principali della fede. Conoscere le vite dei santi ci sprona vieppiù ad imitarLi, a seguirLi, magari in modo diverso, ma sempre nella pratica delle virtù cristiane, poiché ogni stella è a sé e differente dall’ altra.

I Santi erano e sono creature come noi, imperfette come noi, ma hanno avuto coraggio e forza e con testardaggine sono riusciti, col tempo e con tanta fatica, ad essere veri eroi, coll’ aiuto della grazia di Dio.

La Chiesa si regge anzitutto sull’ assistenza continua dello Spirito Santo e poi sui pilastri che sono i Santi di ieri, di oggi e di domani. Leggere le vite dei Santi ci recherà un enorme bene e ci avvicinerà sicuramente a Gesù, fonte di ogni Santità. Allora siano per noi tre libri superpreziosi: la Sacra Scrittura, i Santi Padri,                 l’ Agiografia. Il Signore Iddio ci aiuti a camminare secondo tali insegnamenti: sono le nostre potenti armi contro ogni spirituale nemico.







114. ANNIVERSARIO DELLA PRIMA APPARIZIONE DI MARIA SANTISSIMA A FATIMA

 

 

 

Quale gioia, quale esultanza oggi ricordando l'incontro della nostra Madre con tre umili pastorelli! Nostra Madre si serve dell' umiltà, della semplicità per debellare i superbi, per richiamare al timore e all' amore del Signore noi tutti. Ciò è consolazione, ma anche triste constatazione del richiamo di Maria fatto a noi tutti peccatori, lontani da Dio e dai fratelli, onde essere veramente suoi figli. Il richiamo costante della nostra Madre è il solito binomio: preghiera e penitenza. Soltanto così ci salveremo ed avremo veramente frutti di grazia e di benedizione. La Madre è sempre con noi, anche se siamo figli ingrati e poco riconoscenti. Oggi è pure la festa della Madre e possano tutte le madri avere a modello Maria, possano i figli amare, rispettare, onorare, ascoltare la propria madre. Il Signore ascolti la nostra implorazione, ci custodisca e ci benedica, sia sempre al nostro fianco per poter lodare, benedire, ringraziare ed implorare, tramite Maria, la sua Paternità. Senza di lui siamo orfani e dispersi nel deserto di questo povero mondo. Amiamo il Signore per amare il prossimo, soltanto così la nostra vita sarà più gioiosa, più allegra e felice. Impariamo ad essere veri figli di tanta Madre e di tanto Padre. Lottiamo per vincere calpestando il mondo, la carne ed il demonio. Così operiamo mediante il Pane della Grazia, mediante i richiami di Maria, nostra vigile Madre. 



113. MEMENTO (RICORDATI)


 


 


1) Gesù Cristo che ci amò immensamente, è la nostra unica salvezza e forza. 


2) Agisci sempre alla presenza di Dio e non fare agli altri ciò che non vorresti che gli altri facessero a te. 


3) Non rimandare mai a domani ciò che puoi fare oggi. 


4) Non puntare mai il dito sugli altri, ma su te stesso, così hanno fatto i Santi e tu dovrai sempre fare perché devi farti Santo. 


5) Approfondisci la Sacra Scrittura, che è Parola di Dio, medita, rifletti, leggi le Agiografie per avere dei modelli. 


6) Il tempo è prezioso ed è dono di Dio, di cui dobbiamo servirci per la sua gloria e per il bene dei fratelli. 


7) Ricorda sempre i Novissimi: Morte Giudizio, Inferno, Paradiso e sarai lontano dal peccato.


8) L' amore di Dio e del prossimo è l'essenza del Cristianesimo.


9) Servi il Signore nella gioia. 


10) Maria, nostra Madre, ti guidi a Gesù Cristo. 


11) Ed infine: chi sono io? Donde vengo? Dove vado? Che ci sto a fare sulla terra?


 


Prega per me! Ti benedico.


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 




 


 






112.  FEDE  POPOLARE


Nella bimillenaria storia della Chiesa sappiamo bene come spesso Dio, attraverso i suoi santi, si riveli ad anime semplici del popolo che spesso non sono culturalmente dotate come tanti luminari in campo teologico e scientifico. Il richiamo al Sacro, alla gerarchia di valori, agli ideali veri viene fatto ai lontani, che poca dimestichezza hanno col sacro, ai vicini perché abitudinari e spesso indifferenti al sacro. Tutti abbiamo estremo bisogno di conversione, di cambiamento del nostro quotidiano. I cristiani, seguaci di Cristo, dell'Unto e dello Scelto per eccellenza, devono riempirsi di Lui, devono essere Tabernacolo Vivente per essere subito dopo Ostensorio Vivente, per mostrare con la propria vita agli altri, che indifferenti stanno a guardare, l'amore di Dio Padre di misericordia. Sappiamo che la Divina Rivelazione si è conclusa con la morte di San Giovanni Evangelista, il Teologo, ma attraverso il tempo, il Signore Iddio richiama l'umanità redenta col Suo Sangue prezioso, mediante messaggi, attraverso Maria, sua e nostra Madre, attraverso i Santi, nostri fratelli esemplari. Si serve di loro per dirci che dobbiamo pregare e fare penitenza. Come ben sapete, è l'eterno ritornello che ci ripete il mondo celeste perché il terrestre cammini sulla via tracciataci dal Creatore. Sappiamo come il popolo umile e semplice corre per recepire questi messaggi, a volte in forma poco ortodossa, quasi come ascoltare un oracolo, dimenticando o a volte accantonando i tesori della Parola di Dio, del Vangelo e della Sacra Scrittura in genere. È compito preciso e precipuo della gerarchia ecclesiastica osservare, correggere, istruire, guidare e sorreggere la devozione popolare con la plurisecolare prudenza, discrezione, equilibrio che compete ad una Madre. Un proverbio popolare asserisce: "Vox populi, vox Dei" e tante volte la voce del popolo è la voce di Dio che si rivela agli umili ed ai semplici, a coloro che spesso nella società non contano, ma che possono essere portatori di messaggi che oltrepassano il tempo e lo spazio. Dio ci parla attraverso segni e persone che umanamente possono essere poco significativi e che spesso il mondo disprezza. Il Signore può bussare alla mia porta, alla tua porta, così, semplicemente. Il grande Sant'Agostino afferma: "Timeo Dominum transeuntem", temo il Signore che passa. Dobbiamo aprire il nostro cuore a Lui perché - è ancora Agostino che parla - "inquietum est cor meum donec requiescat in Te", il mio cuore è inquieto finché non riposa in Te. Anche il fenomeno del Santissimo Crocifisso di Teano, per alcuni cosa seria, per altri illusione ottica, per altri pura fantasia, potrebbe essere un forte richiamo di Gesù, attraverso un uomo, oggi Santo, che ha sperimentato in sé per tanti anni la passione di Cristo: San Pio da Pietrelcina. La pietà popolare accorre con entusiasmo, si pensa al soprannaturale, al miracolo. Dinanzi al volto di Cristo Crocifisso e dinanzi al volto di una santa creatura come il Santo Padre Pio non possiamo fare altro che pregare, meditare ed ascoltare nell'intimo della nostra coscienza. Secondo il mio modestissimo parere, dobbiamo metterci alla presenza di Dio ed operare così nel nostro quotidiano perché se Dio è con noi chi potrà essere contro di noi? Concludo con la bellissima preghiera del pellegrino russo: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore".

Iddio ci benedica e faccia risplendere il Suo Volto su di noi!




111.  LA  PAURA


È normale che i bimbi, i ragazzi facilmente si impauriscano per un nonnulla, ma è altrettanto vero che non pochi adulti insicuri, incerti ad ogni piè sospinto si facciano coinvolgere alquanto dalla paura che incute timore, timidezza ed insicurezza. A volte questa sensazione non ha titolo d' esistenza, sia nelle cose spirituali che materiali, invece quando veramente, specialmente gli adulti, dovrebbero possederla, si tirano indietro. Bisogna senz'altro aver paura dei nemici visibili ed invisibili come il demonio che lavora inesorabilmente e costantemente contro i figli di Dio, il mondo costituito da tutte quelle persone amiche del diavolo e quindi nemici di Dio, della sua Chiesa e di quanto concerne l'instaurazione del regno di Dio in noi. Poiché il Signore nostro Gesù Cristo è Padre, fratello, amico, medico nostro, la paura deve allontanarsi dal nostro animo, dal nostro cuore e dalla nostra mente. Forti dell'amore di Dio possiamo affrontare ogni pericolo, superare ogni difficoltà, combattere qualsiasi nemico ad ogni livello. Allora rinfrancati, incoraggiati, assicurati dal Creatore, Signore e Re dell'Universo, possiamo stare tranquilli e camminare senza che il pericolo di ogni genere ci tocchi e ci sorprenda. Così non dobbiamo aver paura perché sappiamo da chi, come e quando siamo guidati e sorretti per poter infondere agli altri, incerti, dubbiosi, quel coraggio e quella forza, elementi prettamente necessari per ciascuno di noi così deboli, così limitati per accorciare le distanze tra l'umano e il divino, tra il temporale e l'eterno, tra il terrestre ed il Celeste. È una certezza matematica che ci offre il Signore con la sua vicinanza, col suo amore smisurato di Padre e verso noi suoi figli, sue creature.



110. L A   P I O G G I A

 


Il Signore fa piovere sui giusti e sugli ingiusti, per cui buoni e cattivi hanno da Dio gli stessi benefici. La pioggia è un dono divino per l'uomo e per tutto ciò che a lui serve: irrigazione dei campi, purificazione dell'aria, riserva nei pozzi, perché uomini, animali e vegetali se ne possano servire. Quando c'è scarsità di pioggia o addirittura siccità, siamo in crisi. Dio - dice la Scrittura - ha fatto ogni cosa buona a servizio dell'uomo, purtroppo l'uomo trasforma, distrugge l’opera divina a suo esclusivo svantaggio: ora i ghiacciai si sciolgono, il calore alterandosi  aumenta, il quadro della situazione è drammatico e l'uomo non ha capito che si autodistrugge. Le alluvioni, i nubifragi, una volta rari, ora sono più frequenti e disastrosi per opera prettamente umana; la scarsità o addirittura l'assenza delle piogge determina danni incalcolabili e l'uomo non si accorge della sua lenta ed irrefrenabile rovina. Consideriamo inoltre che questo bene, come tanti altri, è gestito male, vedi la dispersione e l'inquinamento delle acque. È possibile che l'uomo così intelligente, così industrioso, non si accorga per nulla dell’ inesorabile male che arreca a se stesso? Una volta nelle nostre chiese si pregava per ottenere dall'alto piogge benefiche e salutari, oggi la cattiveria umana, in un certo senso, permette disastri ambientali dovuti alla negligenza della stessa. Dovremmo pertanto renderci conto che l'ordine stabilito da Dio non può essere per nulla mutato dalla creatura umana, per cui dobbiamo persuaderci di mettere ordine nella nostra coscienza per operare rettamente finché abbiamo tempo. Domani potrebbe essere troppo tardi!




109. L A   P R O C E S S I O N E

 


Per noi cristiani la processione non è, senz’ altro, che una manifestazione esterna di fede. Portando per le strade un ‘ icona del Cristo, della Madonna o di qualsiasi Santo e degli Angeli (per i Latini a volte si tratta di statue) il nostro atteggiamento, sia del Clero, come del popolo tutto, dev’essere di serietà, raccoglimento, silenzio, soprattutto preghiera, alternata alla banda musicale che suonerà brani che invitano alla devozione e non alla distrazione. Le processioni non si devono abolire, ma correggere, perfezionare: non si tratta di una passeggiata nella quale molti, compresi membri del Clero, parlano, fumano e mangiano: costoro hanno sicuramente sbagliato e compiono atti indicati in altri momenti e in altre situazioni. Chi ci osserva, specialmente gli scettici, i miscredenti e gli indifferenti, giudicano le nostre processioni una pagliacciata, una messa in scena, non quello che veramente deve essere per edificare chi ci osserva e chi è tiepido. Deve invece stimolare alla preghiera, a non vergognarci nel mostrare agli altri, senza ostentazione, la nostra fede professata coerentemente. Poi in alcune zone d’ Italia si spara tanto pensando di onorare il Santo in questo modo errato, si spendono tanti soldi che si potrebbero impiegare in un modo più cristiano e civile. C’è quindi tanto da correggere e da lavorare , soprattutto da parte del Clero che deve avere il coraggio di essere chiaro con i propri fedeli ed offrire testimonianze pratiche, non chiacchiere: sappiamo che il loro esempio trascina e che il pesce puzza dalla testa. Intelligenti pauca (alla persona intelligente bastano poche parole). Ripeto, bisogna correggere tanto e subito cominciando da noi stessi per ridare fiducia e coraggio al prossimo, incerto, dubbioso e poco credente, spiegando bene che i Santi sono nostri celesti Patroni e Protettori presso l’ Altissimo e che dobbiamo sforzarci di imitarli, mettendo al primissimo posto Dio, ricordando pure che le grazie ed i miracoli sono operati da Dio soltanto, per intercessione dei Santi.



108.  R A M I   S E C C H I



Dando uno sguardo alla campagna nel tempo invernale e vedere gli alberi senza foglie è una desolazione, sembra ovunque vedere la natura morta, privata di vegetazione e di vita. Sappiamo però che fra gli alberi che hanno vita ci sono anche ormai quelli secchi, morti, così è fra noi e nella Chiesa. Quando noi cresciamo spiritualmente emettiamo i germogli delle virtù cristiane che a suo tempo daranno i loro frutti e dopo questa primavera verrà l’ estate del cristiano adulto, che può e deve essere luce ai fratelli vicini e lontani, mentre i rami secchi non offrono nulla di bello e di buono, però Dio nostro Padre di misericordia e di amore fa piovere la pioggia sui giusti e sugli ingiusti, attende sempre il figlio lontano, ingrato e non consapevole di tanto Padre Amoroso. Si potrebbe dire che è la storia di ciascuno di noi che spesso ci facciamo attrarre da false sirene promettenti mari e monti e poi rimaniamo con in mano un pugno di mosche, insoddisfatti, prostrati e tristi. Il Cristiano deve vivere nella gioia e nella serenità, nonostante le inevitabili tribolazioni, perché sa che accanto a lui c’è il Signore che è nostro Amico, nostro Padre, nostro Medico. Ricordati che sei figlio di Dio e come tale amato da Lui, ricordati della tua alta, immensa dignità. Se sapessi il dono di Dio… ciò che è detto alla samaritana è detto a ciascuno di noi, il regalo più grande, più bello e quindi il più ambito è e deve essere Gesù Cristo. A Lui gloria ed onore sempre!



107.  MARIA REGINA DEGLI APOSTOLI



Nel Cenacolo dove erano riuniti gli Apostoli assieme a Maria, scende lo Spirito Santo, profondendo su di loro i Suoi doni. Nasce così la Chiesa. Gli Apostoli sulla terra non sono soli, c’è una Madre, la Madre: Maria. Ella, Madre dell’ Eterno Primo e Sommo Sacerdote, è Madre di tutti i Sacerdoti che, come gli Apostoli,  hanno il compito di annunciare Cristo nel mondo. Ciò deve essere di grande conforto ad ognuno di noi, perché questa Madre ci conosce bene, sa i nostri bisogni, le nostre debolezze, i nostri desideri. Come figli che muovono i primi passi, così siamo noi che affrontiamo ogni giorno le fatiche del nostro non facile apostolato in mezzo a tanta gente lontana da Dio e magari indifferente. Maria ci dà la forza ed il coraggio di affrontare la lotta contro ogni nemico: demonio, mondo e carne. Sa benissimo che siamo deboli e che spesso ci lasciamo trascinare dalla pigrizia e forse dall’ indifferenza, e Dio non voglia, dal tradimento; dobbiamo essere luce del mondo e sale della terra, ma per agire in questo modo dobbiamo attingere alla Fonte materna di Maria tutti i suggerimenti necessari. Sicuramente Ella farà sempre con noi come alle nozze di Cana: fate quello che Egli vi dirà. Ai piedi della Croce c’ era Maria e l’ Apostolo Giovanni che ha rappresentato e rappresenta tutti noi Ministri del Signore. La Croce deve essere amata ed onorata da ogni Sacerdote, la Croce deve essere portata con amore perché gli altri capiscano che senza di essa non c’è salvezza. La Croce però non è fine a se stessa, bensì mezzo per andare alla luce, quella luce portata da Cristo mediante la sua gloriosa Resurrezione; e se Cristo, capo della Chiesa è Risorto, noi sue membra risorgeremo con Lui giorno per giorno. Se ciò si avvera in noi, Suoi Ministri, le altre membra del popolo santo di Dio saranno vive. Maria è nostra Madre perché Madre di Gesù Cristo Capo e Fondatore della Chiesa: siamo orgogliosi di questa nostra Madre, portiamola nel nostro cuore, ci assisterà sempre e, siamone certi, con Lei canteremo vittoria! Certe crisi, certe basse maree saranno superate perché Maria, protendendoci le sue mani, ci solleverà da certe angustie. Ricordiamoci allora che questa nostra Regina è sempre attiva ed operante, con Lei saremo sicuri ed ogni tempesta sarà sedata, ogni cuore sarà felice e tranquillo per poi incontrare i fratelli con maggiore slancio ed amore. Maria, tutti siamo tuoi figli, ma penso che noi in particolar modo abbiamo un posto privilegiato, siamo i Ministri del tuo beneamato Figlio, proteggici e difendici, aiutaci per salare e santificare noi stessi e gli altri fratelli.



106. L A P R O T E Z I O N E






Tutti noi, creature umane, dalla nascita alla morte cerchiamo ed abbiamo bisogno di protezione, sia sotto l’ aspetto umano che sotto l’ aspetto spirituale. Anche il delinquente, il reprobo cerca ed ha bisogno di protezione, anche la mafia protegge, ahimè! Il bambino ha bisogno della mamma, lo sposo della sposa, l’ anziano del giovane. Tutto ciò è naturale. La protezione spirituale è più profonda, più difficile, più importante, più interessante. Anzitutto è Gesù Cristo il Grande Protettore, il nostro Unico Grade Sostegno, ma il Signore si serve dei nostri simili per aiutarci nel cammino spirituale. Ecco il Vescovo, il Sacerdote che mediante il Sacro Ministero protegge, guida ed assiste la nostra anima. Egli deve essere illuminato dal Signore per capire la nostra personalità, le nostre doti, i nostri difetti, per aiutarci a correggerli e progredire nel cammino così erto e difficile. Com’è importante guidare un’ anima! S. Teresa la Grande diceva che il Confessore e Padre Spirituale, oltre che santo deve essere dotto. La preghiera del protettore e del protetto è un’ arma invincibile e sicura. Dobbiamo saper trarre profitto del tramite che il Signore ci offre mediante il nostro Protettore che poi deve essere nostro amico, colui che ci deve sempre seguire ed al quale dobbiamo aprire il nostro cuore. Egli deve ben conoscere i nostri pregi e difetti, deve ben capire qual è il nostro difetto predominante al quale si aggrappano tutti gli altri come un’ infinita catena. Per combattere e vincere bisogna essere costanti e perseveranti, affidandoci al nostro Protettore spirituale che con la sua saggezza, il suo rigore saprà condurci all’ Unico Grande Protettore Nostro Signore  



105. L A P E R S E V E R A N Z A

Tutti siamo animati da buone intenzioni, spesso ci proponiamo cose belle e buone da realizzare con tanto entusiasmo e slancio e partiamo in picchiata pensando di essere sempre così. Purtroppo l’ esperienza ci insegna che non sempre è difficile la partenza, ma il viaggio fino in fondo è fatto da pochi. La stanchezza, lo scoraggiamento, le difficoltà di vario genere ci fermano, avendo paura di andare avanti, di perseverare nel cammino intrapreso. Chi pone mano all’ aratro e guarda indietro non è atto al Regno dei cieli, ci ammonisce così il Signore. Non è impraticabile l’ inizio, ma la continuazione paziente, attenta e precisa che a molti viene meno. Mentre per una gara materiale e temporale molti corrono, ma uno solo arriva e vince il premio, nel campo spirituale tutti possiamo correre, gareggiare e vincere, tutti possiamo essere i primi. Allora via i facili entusiasmi, si mediti bene prima quanto si vuole realizzare, dove si vuole arrivare e poi s’ inizi il cammino che deve condurci, a costo di qualsiasi sacrificio, alla meta prefissataci. Per questo c’è bisogno di carattere, di essere forte personalità, ferma, non tentennante ed indecisa, ma sapere chiaramente e coscienziosamente cosa si vuole fare e dove si vuole arrivare. In tal modo si è veri uomini e vere donne tutti di un pezzo, abolendo i ma, i se e i forse, essendo veramente decisi nel costruire quanto sotto la Divina e Paterna Protezione siamo e vogliamo essere capaci. La volontà ferrea è indice di perseveranza e promessa della realizzazione di un fine, di una meta. Non voltiamoci né a destra, né a sinistra, ma con la migliore compattezza possibile camminiamo rettamente senza farci assalire dalla paura di difficoltà insormontabili; crediamo nella potenza divina, abbiamo fiducia in noi stessi per un mondo nuovo e migliore, offrendo agli altri la nostra edificante ed incrollabile perseveranza. 


104. L’ I R A




È uno dei sette vizi capitali che non fa stare tranquilli noi stessi ed il prossimo che sta accanto a noi. Dentro la persona che ha spiccatamente questo vizio non alberga la pace e la serenità, vi è un fuoco divoratore che falcidia ogni buon pensiero ed ogni retta intenzione. Essa porta sicuramente alla violenza fisica e morale e danneggia se stessi e gli altri. Oggi siamo in una società in cui domina la violenza che spesso può portare ad atti inconsulti sui quali ci informa tutti i giorni la televisione, sconcertandoci e a volte aizzando tante persone a gesti sconsiderati, rovinando famiglie intere per l’ assoluto prevalere dell’ uno sull’ altro. Certamente questo vizio arretra la società e tanto più la vita cristiana. La debolezza umana in genere, l’ assunzione di bevande alcoliche e l’ assunzione di sostanze stupefacenti sono la rovina, il disfacimento di tanti giovani e meno giovani di oggi. Come fare per arginare tale sventura? Tutto parte dalla famiglia che è e dovrebbe essere la prima cellula costituente della società e della Chiesa intera; purtroppo assistiamo quotidianamente ad episodi poco edificanti e poco ortodossi, per cui è inevitabile il disfacimento, lo sgretolamento di certi valori primari e prioritari che l’ uomo di oggi non considera affatto. Si assiste così ad un continuo arretramento della nostra società ed il cosiddetto progresso è del tutto e solamente apparente. Bisogna tornare a considerare e fare propri quei valori perduti o messi da parte che costituiscono il perno portante di ogni nostro cammino. Siamo purtroppo impotenti di fronte a questi continui fenomeni di distruzione, non abbiamo né il coraggio né la forza di agire ed assistiamo inerti all’ inesorabile crollo di certi valori. Non bisogna essere pessimisti, ma con tanta pazienza dobbiamo ben comprendere che l’ ira non ci conduce da nessuna parte, anzi ci distrugge, ci dequalifica senza una valida contropartita, ma col baratro davanti. Dobbiamo allora con tutte le nostre energie, con tutte le nostre forze reagire per una società più giusta, per un mondo più bello così come l’ ha creato Dio e non come l’ uomo l’ ha reso, purtroppo tanto irriconoscibile, tanto brutto, tanto indefinibile. Dobbiamo alacremente combattere per ristabilire il precedente ordine, per dire basta ad ogni tipo di violenza come la guerra che è l’ estrema espressione dell’ uomo, peggio delle bestie, senza ragione e senza cervello, soprattutto senza Dio, dimenticato, messo da parte al posto di tanti idoli insignificanti, insidiosi e distruttori. Costruiamo allora la pace nella dolcezza, nella mitezza e nell’ amore dei veri figli di Dio.



103. L A P I G R I Z I A




È un vizio che ci rende abulici, cioè fiaccando la nostra volontà difficilmente ci riprendiamo e ripetendo atti di pigrizia siamo portati all’ inazione. Essa non ci fa essere intraprendenti, rimandiamo sempre a dopo, a domani quello che potremmo fare oggi; e a lungo andare non combiniamo un bel niente nella nostra vita. Già al mattino, non essendo solleciti, pronti nell’ alzarci, incominciamo male la giornata, la nostra intraprendenza è zero e la missione che dobbiamo compiere sulla terra per mandato espresso del Padre non si realizza, un torpore invade il nostro animo e tutto per noi è pesante, difficile, impossibile, così è inevitabile essere nel continuo e quasi perpetuo letargo. È inutile ogni sprone fraterno, ogni richiamo diventa pesante, ogni nostra azione è tragica e coll’ andar del tempo diventa una brutta e cronica malattia. Come rimediare a tanto male? Bisogna svegliarsi, armarsi di buona volontà per rendersi forti ed efficienti in ogni circostanza della nostra vita e dimostrare a noi stessi che ce la possiamo fare, dobbiamo chiedere al Signore l’ aiuto per una nostra metamorfosi, saremo irriconoscibili e capaci di agire per il bene nostro e dei nostri fratelli che attendono il nostro aiuto, il nostro incoraggiamento, la nostra solerzia efficace e duratura, perché nel tempo che il Signore ci concede possiamo ben operare e recare frutti di ogni bene. Dobbiamo convincerci che ciò è possibile per tutti noi e perché possiamo e dobbiamo rendere un mondo migliore nell’ intraprendenza, nell’ industriarsi e nel ben operare. La benedizione del Signore conforterà i nostri atti affinché riusciamo a dimostrare il nostro vigore, la nostra ferrea ed indomita volontà a far capire alle nuove generazioni che l’ inerzia genera vizi, allontana da Dio e dai fratelli e fa trionfare il male, magari non voluto, ma procurato dal nostro modo di operare. La forza che il Signore ci infonderà cambierà il nostro cammino e ci farà essere veri figli di Dio. Allora fiducia in Dio, in noi stessi e nei fratelli sarà il trinomio della nostra intraprendenza, dimostrando a noi stessi che il bene è possibile se con vera convinzione cambiamo il nostro modo di operare, non stando alla finestra a guardare, ma rendendoci conto che possiamo e dobbiamo lavorare nella vigna del Signore. Dio ci renda forti coll’ armatura della fede!




102. L A   P A R T E N Z A 



Partire è come, in un certo senso, morire perché si lasciano persone a noi care e si nota la distanza fisica, essendo attaccati, uniti agli altri. Tutta la nostra vita è una partenza ed un arrivo, sebbene temporaneo. Siamo comunque legati gli uni agli altri non solo per vincoli di sangue, ma per ideali simili, vedute vicine e tante altre cose che ci accomunano, sia nella gioia che nel dolore. È vero che oggi le distanze, a livello anche globale, possiamo dire che sono molto accorciate per i mezzi di locomozione di comunicazione, però essendo l'uomo composto di anima e di corpo, di spirito e di materia, mancando la vicinanza fisica si è tante volte tristi e nostalgici per il prossimo futuro reincontro. Pensate agli sposi, ai genitori nei confronti dei figli, ai fidanzati, agli amici che costituiscono sempre un cuor solo ed un'anima sola e così si soffre quando si è lontani, si gioisce quando si è vicini. Se ci facciamo caso, finché siamo racchiusi nel tempo e nello spazio è un partire ed arrivare continuo per svariati motivi: di studio, di lavoro e per ogni altra cosa che comporta la vita terrena e do ciò ne siamo pienamente consapevoli. Invece comprendiamo poco o non ci rendiamo conto dell'ultimo viaggio senza ritorno che un giorno non lontano tutti dovremo fare. La valigia per questo viaggio è diversa da tutte le altre ed è particolare. Si tratta della valigia del nostro operato buono o cattivo, tutto il resto per forza di cose dovremmo lasciare perché non ci servirà. Allora prepariamo la bene questa valigia che ci servirà per tutta l'eternità e non preoccupiamoci di quella passeggera. Ascoltiamo quindi nel nostro intimo quanto ci suggerisce il nostro Padre amoroso.




101. L'  O S P E D A L E 



È questo un luogo di sofferenza, dolore, attesa, pazienza. Qui si capisce quanto siamo deboli, limitati e cagionevoli di ogni malattia. Qui vivono ed operano due categorie di persone: i medici ed infermieri, e i pazienti. I medici e gli infermieri, consci del loro compito, della loro missione, non solo devono essere preparati, ma devono comprendere che il loro lavoro è una vera e propria missione, se poi sono credenti devono vedere nel malato l'immagine di Cristo sofferente e quindi essere consapevoli che nei fratelli curano le piaghe, le malattie delle membra di Gesù Cristo. La loro missione è alta e nobile, il loro compito è delicato e quindi devono lavorare con uno spirito di dolcezza, di pazienza, soprattutto di amore di vera e sincera predisposizione. Da parte dei pazienti occorre fiducia e tanta preghiera perché siano assistiti dal Signore coloro che assistono noi. Purtroppo l'ospedale riserva sorprese non sempre belle. C'è chi guarisce e torna a casa, c'è invece chi non guarisce o addirittura qui termina la propria vita terrena. Siamo tutti nelle mani del Signore, Egli sa tutto e se ci chiama dobbiamo tornare a Lui, altrimenti stiamo qui sulla terra per continuare la missione che a ciascuno di noi ha affidato. Noi tutti dobbiamo avere tanta fede, speranza nei beni futuri, tanta carità ed amore per i fratelli, perché soltanto così ci riconosceranno veri discepoli del Signore ed affretteremo l'Avvento del Suo Regno. Il Signore Dio benedica e custodisca tutti, illumini il nostro cammino per essere sempre nelle vie del nostro amato Padre. 



100. L A M E N Z O G N A




Satana, padre della menzogna, nemico di Dio e degli uomini, lavora alacremente per strappare tante anime all’ amicizia del Signore e noi con tanta facilità ci lasciamo ingannare e spesso siamo coinvolti in intrecci così tanto ingarbugliati e complicati da non crederci. Siamo continuamente tentati e ciò costituisce un’ arma potente per il nemico. Si dice che le bugie hanno le gambe corte perché prima o poi ogni nodo viene al pettine e noi siamo sconfessati dalla verità dei fatti. Noi adulti, non avendo l’ innocenza dei bambini che si possono definire bocca della verità, pecchiamo a volte gravemente perché la bugia costituisce una buona base per stravolgere l’ identità di ogni azione e comportamento. La bugia è un atto di superbia, di invidia, di sopraffazione e manomissione di ogni atto. Non pensiamo che mentendo possiamo non solo mettere in cattiva luce una persona, ma proprio rovinarla per sempre. Dobbiamo essere attenti perché il Signore ci insegna di affermare la verità asserendola col “sì sì, no no”, senza alcuna via traversa. Voler stravolgere le cose vuol dire non essere limpidi e ciò costituirà per le altre persone che ci conoscono e ci frequentano la mancanza prima parziale e poi piena nei nostri confronti. La sincerità è una bella dote, la bugia porta doppiezza e tanti problemi che potranno essere di danno e totale svantaggio per noi stessi e per gli altri. Solamente nel caso che non siamo in dovere di non dire le nostra cose agli altri possiamo tergiversare o mentire poiché il nostro interlocutore non ha diritto di sapere le nostre cose, ma quando gli altri, i superiori, i familiari ne hanno diritto, è nostro precipuo dovere dire tutta la verità, perché non si devono nascondere le cose e bisogna dire chiaramente com’è la situazione così nuda e cruda senza parentesi e tentennamenti. La limpidezza, la schiettezza, l’ assoluta sincerità comporta tanta pace e serenità fraterna e vale la pena averla, possederla perché così conquisteremo gli altri e li condurremo verso il Signore. Egli guidi i nostri passi illuminandoci e facendoci crescere con questa prospettiva essendo noi suoi figli e fratelli agli altri; solamente così una comunità cristiana potrà offrire agli altri i frutti genuini in una prospettiva del tutto spirituale e cristocentrica.



99. I L C O N F O R T O




Spesso la creatura umana tanto debole e magari tanto sensibile si scoraggia, si chiude in se stessa. Allora è proprio il momento di chiedere a Dio il conforto, magari per mezzo di un’ altra creatura umana che sa capire, che s’ immedesima nell’ altro, che ama. Il conforto è un bisogno della natura umana e come noi vogliamo essere confortati, a sua volta, noi dobbiamo fare con gli altri, senza tentennamenti, senza curiosità, senza interesse. C’è chi mi tende una mano ed io devo afferrare questa mano per soccorrere immediatamente, per essere di aiuto ad un’ altra creatura, per sorriderle e dirle: ti voglio bene, ti amo, sono a tua disposizione. Tutti noi siamo esseri fragili, bisognosi di conforto e sostegno, la nostra religione cristiana ci dice di amarci, di venire incontro con tutti i nostri mezzi, sia spiritualmente che materialmente, così esercitiamo le opere di misericordia e se comprendiamo gli altri, a sua volta, anche noi saremo compresi, rispettati ed amati. Il Signore sarà il nostro conforto, il nostro sollievo, ma Egli vuole che anche noi facciamo ugualmente col nostro prossimo.


98. L A M A L A T T I A




Tutti, chi più chi meno, siamo malati fisicamente, a volte per nostra esclusiva causa, a volte per agenti esterni e quindi ricorriamo al medico del nostro corpo, ci curiamo con medicine, diete ecc., e giustamente facciamo attenzione perché possiamo al più presto guarire e vivere floridamente. D’ altra parte il corpo serve ed aiuta l’ anima a vivere meglio spiritualmente, essendo l’essere umano composto di anima e di corpo. Si può dire che altrettanto curiamo l’ anima e facciamo attenzione per le sue malattie? O siamo tanto negligenti, incuranti, apatici, freddi? La malattia, purtroppo cronica, della nostra anima, è il peccato, e la medicina, vero rimedio, sono i Sacramenti, la preghiera, e l’ unico medico curante è Nostro Signore; non c’è altro rimedio, ce lo suggeriscono i Santi e la Storia della Chiesa ci è sempre maestra. Dobbiamo andare con frequenza dal nostro Medico, il Signore, dobbiamo assumere le medicine dell’ anima con una frequenza costante, altrimenti rischiamo la morte della nostra anima. E a che serve preoccuparsi di tante cose se poi si perde l’ anima? I sette vizi capitali sono il cancro dell’ anima, che pian piano corrodono e fanno morire, allora bisogna ben guardarsi per vivere una vita di grazia, sana e serena, perché lontana dal peccato. Non bisogna quindi rimanere inerti, ma combattere alacremente la battaglia delle battaglie che costituisce il fulcro della nostra vittoria; è un onore per tutti i cristiani farsi scudo contro il male con le armi che il Signore ci offre, perché consapevoli dei malanni a cui possiamo essere soggetti. Tanto male potrebbe essere debellato mediante la nostra continua vigilanza per essere contro il diavolo, principe di questo mondo e dobbiamo fare pulizia contro tutto ciò che c’è in noi di cattivo: la confessione frequente, assieme al Pane Eucaristico ci fanno meglio debellare la malattia che indebolisce la nostra anima. La sobrietà, la vigilanza, la fortezza, ci aiuteranno a superare ogni cosa, soprattutto il vizio predominante che ciascuno di noi porta con sé e che trascina tutti gli altri vizi come degli anelli che formano un’ infinita catena. Il malato vuole e deve guarire, anche senza illuderci, se sappiamo che per tutta la nostra vita le malattie spirituali e morali vogliono sempre assalirci. Siamo sempre pronti, Dio è con noi e alla fine saremo vittoriosi se vogliamo guarire. Il superare se stessi costituisce per l’ uomo la più grande vittoria che mai abbia potuto realizzare. È vero che lo spirito è pronto e la carne è debole, ma con nostro Medico Gesù Cristo guariremo!


97. N E L    N O M E    D I   M A R I A




Se è vero che oggigiorno le riviste mariane si contano a migliaia, è pur evidente che di Maria non si è parlato abbastanza, né per l’ avvenire gli argomenti si potranno esaurire. “De Maria numquam satis”. S. Alfonso era solito dire: chi prega si salva, chi non prega si danna, verità incontestabile questa, che fa eco ad un’ altra della massima portata: amare la Madonna è piena garanzia, non soltanto di salvezza, bensì di santificazione. Infatti, con tutto il rispetto e la venerazione dovuta ai Santi, per guadagnarsi il Paradiso non è necessario essere devoti di questo o di quell’ altro Santo, ma è indispensabile avere una solida devozione verso la Vergine. Così ha disposto la Sapienza Eterna, ne sono valida testimonianza migliaia di Santuari sparsi in tutto il mondo. La società sente il bisogno impellente di pace ed è in continua ricerca di un qualcosa che possa colmare il vuoto prodotto da lusinghiere sirene, da utopistiche soluzioni basate su principii errati. La problematica sì prolissa e complessa del secolo in cui viviamo, spesso non trova ulteriori soluzioni, per cui assistiamo all’ insoddisfazione, al cinismo di molte persone, specie nel ceto intellettuale. Come spiegare tutto questo? La causa primaria è il capovolgimento, aprioristicamente inteso, della gerarchia dei valori: il materiale subentra allo spirituale, l’ umano al soprannaturale, il terreno all’ eterno. È il predominio del transeunte sull’ immanente che sciupa tutto l’ ordine e causa ogni male. Il progresso economico, scientifico, tecnico, di per sé dovrebbe facilitare la vita spirituale; se la realtà ci dimostra il contrario, tutto dipende dalle convinzioni che l’ uomo si forma per tradizione, per connivenza e per adeguata istruzione. Quante cose si conoscono e si ammirano, ogni uomo dà la sensazione di un quarto d’ enciclopedia ambulante, ma ciò che più di ogni altra cosa dovrebbe interessare, ciò per cui siamo venuti al mondo e per cui viviamo, si misconosce. Non c’è che una soluzione: Maria! Attende sempre a braccia aperte tutti i suoi figli per accompagnarli in questo pellegrinaggio terreno fino ai colli eterni. Questa tenera Madre ci ama di un amore mai realizzato da creatura umana. In Lei troveremo la soluzione di tutti i nostri mali, delle incertezze, troveremo soprattutto la Via, la Verità, la Vita. Bella la devozione popolare mariana, ma più avvincente se aliena da fanatismo e pure esteriorità, impregnata soprattutto d’ amorosa coerenza ai principii di pietà filiale. Non arrossiamo mai del nome della nostra Mamma, anzi adoperiamoci colla parola e coll’ esempio perché questo Santo Nome sia benedetto, onorato e glorificato, memori di quella frase della Sacra Scrittura che la tradizione cristiana indica come profezia della Madonna: “qui elucidant me vitam aeternam habebunt (Quelli che mi onorano/coloro che parlano bene di me, avranno la vita eterna). O Maria, guarda questa povera umanità, simile ad una canna sbattuta dal vento di tanti nemici che vogliono strapparla al regno del tuo Immacolato Cuore. Tu sei sostegno, fortezza e guida della generosa gioventù che apre la mente ed il cuore a svariati e molteplici orizzonti. Tu sei la sapienza e il lume degli studiosi, il conforto degli orfani e delle vedove, la serenità e la pace per i vecchi. Per tutti la stella fulgida di un radioso cammino.


96. L A M E T R O P O L I


Si sa che l’ aria della megalopoli non è pura, ma tanto inquinata, soprattutto per il traffico intenso dei mezzi di locomozione, per la mancanza relativa di vegetazione, di alberi che facciano respirare. Le distanze sono di un certo spessore, anche se le metropolitane sono un mezzo veloce per spostarsi da un posto all’ altro della città. Il rumore, a volte assordante, la fretta per arrivare al posto di lavoro, a scuola o per fare qualche commissione, spesso necessaria, rendono le persone abbastanza nevrotiche e tolgono quella pace e tranquillità per vivere nel migliore dei modi. Le grandi città offrono cose più negative che positive. A prescindere dalla cattiva respirazione per ovvi motivi già citati, la corruzione ed il vizio in genere regnano sovrani e quindi la conseguenza è che non si vive una vita sana, sia sotto l’ aspetto materiale, sia sotto l’ aspetto morale e spirituale. Le tentazioni alla spinta verso il male sono numerose e sia l’ uomo che la donna, soprattutto i giovani, rischiano di condurre una vita malsana, poco edificante. Il Cristiano in genere spesso si adagia e si adatta, pochi sono coloro che vanno controcorrente e che radicalmente sanno testimoniare e professare con coraggio la propria fede. Anche il Clero ha la sua parte poco edificante e spesso, invece di costruire, distrugge; invece di testimoniare segue certe sirene che non hanno nulla a che fare con quello che deve essere un Sacerdote, un consacrato. Ecco cosa offre la Metropoli. Tanti giovani si rovinano, si perdono dietro a tanto fango e marciume. E gli Educatori cosa fanno? Rimangono inerti, forse si lamentano e borbottano, ma non reagiscono, si fanno trascinare da una moda distruttiva dei valori eterni, immutabili che il Signore ci ha insegnato e che noi sovente calpestiamo col nostro modo di agire poco edificante e per nulla consono alla nostra professione di fede. È difficile e duro cambiare condotta, purtroppo ci siamo resi conto che così non va e non può andare. Noi tutti Cristiani, Clero e Laicato, dobbiamo convincerci che sta a noi prendere posizione netta, specifica, senza tentennamenti, altrimenti grande sarà la nostra responsabilità, non solo verso i nostri fratelli di fede, ma per l’ intera umanità che attende da noi un segnale, una risposta concreta per offrire certezza, speranza in un mondo che ha perso del tutto quei valori fondamentali della nostra vita intera. Iddio illumini i nostri passi per i sentieri tracciatici da Gesù Cristo.


95. I L M O N A C O – I L C O N S A C R A T O I N G E N E R E



Il Religioso o la Religiosa è una persona che ha recepito alla lettera il bellissimo invito del Signore: “Chi mi vuol seguire lasci padre, madre, fratello, sorella prenda la sua croce e mi segua.” Chi vuole essere vero discepolo di Gesù Cristo rinuncia al mondo, alle ricchezze e a se stesso e sarà veramente premiato in questo mondo e nell’ altro. I tre voti di povertà, castità e ubbidienza costituiscono il fondamento essenziale e principale della vita religiosa dedicata esclusivamente a Dio ed all’ amore del prossimo. Tutti i fondatori di Ordini religiosi, Congregazioni ed Istituti hanno avuto un carisma particolare, per cui i discepoli potessero spendere la propria vita per il Regno di Dio, la salvezza e la santificazione delle anime. Mentre in Occidente abbiamo tre fondamentali tenori di vita: contemplativa, mista ed attiva, in Oriente non esistono Ordini Religiosi, Congregazioni etc., ma esiste il Monachesimo nella triplice forma: eremitica, per cui il monaco vive da solo anche nella foresta; cenobitica: vita comunitaria (preghiera, lavoro, studio); idioritmica, cioè mista: il Monaco può avere contatti all’ esterno del Monastero e praticare anche forme di vita attiva, scuola, predicazione, apostolato in genere. I Monasteri sono fari di luce divina, parafulmini della giustizia divina in un mondo secolarizzato e lontano da Dio perché il contatto diretto con Dio nella preghiera, nello studio, nel lavoro costituisce un valido aiuto, una sicurezza per la società. Purtroppo dobbiamo constatare che il fumo di Satana alberga in diversi Monasteri, Conventi ed Istituti in genere dove la secolarizzazione, il modernismo, il materialismo hanno la maggiore, per cui c’è crisi di vocazioni e nello stesso tempo non si conduce una genuina vita evangelica e non si offre alcuna testimonianza della propria consacrazione. Ci si lamenta che le vocazioni diminuiscono, ma nulla si fa per coltivarle, in famiglia, a scuola, in Parrocchia. Non si capisce che tutti i consacrati, più dei semplici fedeli, devono andare contro corrente ed essere considerati pazzi dal mondo, non al passo con i tempi. Bisogna ben comprendere che non c’è cosa di più attuale, moderno, adeguato che Gesù Cristo e la Sua Divina Parola; allora bisogna avere il coraggio, la forza della costanza e della perseveranza, non molla


re mai e dire a se stessi: “Chi ha posto mano all’ aratro e guarda indietro non è adatto per il Regno dei cieli.” Riflettiamo: tutta la Chiesa deve contribuire aiutando e favorendo le vocazioni, nonché sostenendo con la preghiera e con l’ amore fraterno chi è chiamato da Dio ad esserGli vicino, di più.


94.  I M I R A C O L I D I G E S Ù




Cos'è il miracolo? È un evento straordinario che si realizza al di fuori di ogni forza e possibilità umana e che di solito è per guarire le malattie dello spirito e del corpo, oppure per sovvenire ad altre necessità dell'uomo in forma provvidenziale. Il primo miracolo operato da Nostro Signore è quello delle nozze di Cana, per intervento diretto di Sua Madre Maria. È molto significativo questo, perché ci fa riflettere sulla potente intermediazione di Maria che continua nel tempo e nella storia del Corpo mistico di Cristo. Dice Maria a Gesù suo Figlio: “Non hanno più vino!” Gesù per far capire che la sua ora non è arrivata, risponde a Sua Madre: “Donna che c'è fra me e te?” Questo per sottolineare che Maria pur essendo Sua Madre, è sempre una creatura, sebbene eccelsa. Il miracolo avviene e l'acqua è mutata in vino con grande rallegramento dei commensali. Maria, attraverso il tempo dice al Signore di noi: non hanno più vino, il vino della Sua Grazia, del Suo Amore; non hanno la forza, il coraggio di essere Cristiani, si vergognano di essere tali. La vita pubblica di Nostro Signore è costellata di continui miracoli che devono costituire l'ossatura della fede dei discepoli. Gesù chiede alla persona prima di essere guarita se ha fede e poi avviene il miracolo: Donna la tua fede ti ha salvato, vai e non peccare più. Allora possiamo ben comprendere come ad ogni guarigione corporale sia intimamente connessa quella spirituale. L'uomo, unità psicofisica, deve essere sano nel corpo, ma anche e soprattutto nello Spirito. Questa problematica è strettamente connessa a ciò che rende l'uomo libero nello Spirito per poter lottare contro le forze avverse. La guarigione dei dieci lebbrosi, per esempio, ci offre due importanti riflessioni: la gratitudine che è venuta meno (uno solo torna indietro a ringraziare il maestro) e poi la necessità di confessare le proprie colpe ad un ministro del Signore: andate, mostratevi ai Sacerdoti. L'umiltà del centurione nel dire a Nostro Signore: non sono degno che Tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola ed il mio servo sarà guarito, c’ insegna che dobbiamo avere un atteggiamento di piena sottomissione al Creatore, noi sue creature, e praticare tali virtù nei confronti del prossimo. Spesso, tanti altri miracoli operati da Gesù, come la guarigione del cieco nato, che è malato anche nello Spirito, quello dell'emorroissa, la liberazione dai demoni, ci insegna che Egli è la Somma Potestà, il Sommo Bene che permette il male, le tentazioni, perché noi possiamo ricavarne il bene. Il miracolo dei miracoli per eccellenza è l' Eucarestia. Lo stesso Signore che per grande amore verso l'umanità, non solo offre il Suo Corpo ed il Suo Sangue, sulla Croce, ma offre se stesso in modo mirabile e perpetuo tramite i Suoi Ministri e s’ immola continuamente sull'Altare. Il coronamento di tutti i miracoli operati da Gesù nella sua vita terrena e che opera nel tempo, è proprio la Santissima Eucaristia. Durante venti secoli di Cristianesimo, sia in Oriente che in Occidente, sono avvenuti dei miracoli eucaristici. Per sintesi ne cito soltanto due: il miracolo di Lanciano e quello di Bolsena. A Lanciano un Monaco Basiliano Sacerdote, mentre celebra l'Eucaristia è assalito da un forte dubbio circa la presenza reale di Gesù Cristo nelle Sacre Specie che Egli, mediante lo Spirito Santo trasforma in Corpo e Sangue di Gesù Cristo. Sarà vero? Ed ecco quel Pane trasformarsi in Carne: ancora oggi si può andare a Lanciano e constatare questo grande miracolo. A Bolsena si tratta di un prete polacco che ha gli stessi dubbi durante la celebrazione. Ed ecco insanguinarsi il Corporale che ancora oggi si conserva nel Duomo di Orvieto. Se perciò il miracolo dei miracoli è l'Eucaristia, lo strumento attivo di questo miracolo è il Vescovo, Successore degli Apostoli, il quale non potendo essere ovunque, ha come collaboratore il Presbitero, cioè il Sacerdote. Allora si capisce l'importanza di avere numerosi e santi Sacerdoti, uomini deboli, miseri come tutti gli altri esseri umani, ma che Dio ha chiamato ad una grande ed alta missione: quella di essere suoi Ministri e dispensatori dei misteri divini. Occorre pregare e lavorare favorendo ed aiutando le vocazioni al Sacerdozio perché siano tante e sante: di questo ha bisogno il Popolo santo di Dio. Allora si capisce il rispetto e la venerazione che si deve avere per il Sacerdote, non per la povera persona in sé, ma per quello che rappresenta. Oggi il materialismo e l'edonismo, la superficialità, la disunione delle famiglie, non favorisce del tutto il processo vocazionale, specialmente in Occidente, dove l'uomo è preso da mille preoccupazioni che non riguardano l'essenziale. Purtroppo la diminuzione delle nascite, la corsa all'effimero, l'amore sfrenato verso il dio denaro capovolgono certi valori e quindi è del tutto sfasata la gerarchia dei valori, mancano gli ideali nobili e belli che dovrebbero coinvolgere tutti, ma soprattutto i giovani, primavera della vita e speranza del prossimo futuro per una società più bella, più sana e più giusta, per una civiltà dell'amore che riconosca tutti fratelli e figli dello stesso Padre. L'Eucaristia oltre ad essere il miracolo per eccellenza, è il dono più grande che Dio abbia potuto fare all'umanità.



93. F E S T A D E I L A V O R A T O R I



Guadagnerai il pane col sudore della tua fronte. È un castigo, frutto del peccato, ma è un segno di purificazione, di redenzione ed anche di collaborazione da parte dell'uomo. San Benedetto, Patriarca del monachesimo occidentale, nella sua saggia regola dice: “Ora et Labora”, prega e lavora. Anche se lo dice al Monaco, vale per ogni cristiano che deve condurre la propria vita nella preghiera e nel lavoro intellettuale e manuale. Giustamente la Chiesa romana ha posto come Protettore dei lavoratori San Giuseppe, Sposo di Maria Vergine, il Falegname, onde far capire che ogni lavoro, ogni incombenza eseguita nel nome del Signore e per amore di Dio e dei fratelli è opera buona, è preghiera con la quale poterci santificare. Ogni persona con il lavoro di qualsiasi genere ha una missione da compiere su questa terra. Bisogna però essere onesti sia da parte del datore di lavoro, che non deve per nulla sfruttare il lavoratore, sia da parte del lavoratore, che deve operare con coscienza, onestà e capacità, nonché serietà, non togliendo il tempo dovuto al compito da espletare. Quasi sempre si lavora in gruppo, assieme ad altre persone, spesso c’è invidia, gelosia, superbia, mentre bisogna imparare dall’esempio buono degli altri ed allontanare l'esempio cattivo senza mormorare, parlare male perché si fomentano discordie, contese ed ogni genere di litigi. Bisogna operare con retta intenzione nel nome del Signore, con serenità, pace ed amore. Soltanto così il Signore benedirà il nostro lavoro e tutto sarà realizzato nella gioia di ciascuno e di tutti.





92.  L A   F I L O C A L I A

 


Amore per le cose belle, oggi più che mai ha perso valore perché spesso si dicono cose belle quelle che hanno la semplice parvenza di bello, ma in verità sono effimere, anzi l’ opposto del bello. Quando si è lontani da Dio si perde facilmente il gusto di ciò che è la bellezza promanante dallo stesso Creatore, e si dà spazio a tutto ciò che i superficiali considerano di un certo valore. L’ attrito tra il vero bello e l’ effimero costituisce la battaglia dell’ uomo. 


91.  L A   F I A C C O L A

 


Per vedere, per camminare tutti abbiamo bisogno della luce naturale o artificiale e senza di essa non possiamo lavorare, agire etc… E’ una semplice constatazione di fatto che non sempre ci convince quando si tratta della luce dello spirito, spesso brancoliamo nel buio perché manca la nostra fede, manca la fiaccola delle fiaccole che è Gesù Cristo. Spesso ci barcameniamo, andiamo a tentoni e quasi ciechi ci avventuriamo per una strada insicura, che non ha sbocco alcuno e quindi cadiamo nel baratro, nelle tenebre e nell’ ombra di morte. Non ci siamo accorti che stiamo sbagliando e che il percorso che stiamo facendo è del tutto sbagliato e può condurre alla perdizione. La fiaccola per poter camminare e quindi vedere bene è il Signore, dal quale noi tutti dobbiamo essere illuminati e rischiarati. Senza questa non si va da nessuna parte e quindi saremo non solo inoperosi, ma in uno stato di costante pericolo. Una volta che questa luce ci ha ben inondati, allora possiamo e dobbiamo essere luce per gli altri. La fiamma dell’ ardente carità coinvolgerà tutti i Cristiani ed anche gli altri per essere un solo popolo, una sola nazione, una sola, l’ unica Luce alla quale noi tutti dobbiamo guardare e che ci deve trasformare, cambiare in membra vive di Cristo. Tutti dobbiamo e possiamo avere questa Fiaccola accesa per essere veramente luce del mondo e rischiarare l’ umanità redenta dal Signore e vivificata col nostro piccolo contributo mediante la sua Grazia. 

90.  L'   E D U C A T O R E

 

I genitori, i maestri, i professori, i Sacerdoti e tutti gli educatori in genere hanno una grandissima responsabilità dinanzi a Dio ed agli uomini perché sono essi in prima persona che preparano, educano i futuri cittadini, i futuri cristiani che dovranno far parte come membra vive del Corpo di Cristo. Occorre molta prudenza, ma soprattutto ed in ispecie molto equilibrio perché c'è il momento in cui bisogna saper dire di no ed il momento in cui saper dire di sì. Ci vuole fermezza e carattere, ma nello stesso tempo duttilità e dolcezza per formare e forgiare l'educando che come cera viene modellato dall’ educatore.

È opportuno è necessario ricordare all'educatore che ciascun educando ha una propria personalità, un proprio carattere da rispettare e comprendere. È sbagliato forgiare tutti con lo stesso stampo, alla stessa maniera. Per uno basta uno sguardo, una parola, per un altro è necessario un dolce rimprovero, per un altro ancora un forte e sonoro rimprovero. Bisogna poi ascoltare l'educando, percepire le sue aspirazioni, i suoi pregi e difetti, onde correggere, incoraggiare e forgiare secondo le tendenze, le virtù di ciascuno. Il compito dell'educatore è nello stesso tempo bello e difficile, richiede impegno, dedizione, amore, nella consapevolezza dell’ alta missione che si compie. Oggi tutti gli educatori  devono rendersi conto che non bisogna lasciar correre facendo credere che tutto sia lecito fare. Dobbiamo noi adulti, tramite la nostra esperienza, offrire l'esempio, la testimonianza di chi ha a cuore l'avvenire dei giovani, sereno e tranquillo, perché, come diceva il filosofo Aristotele, possano crescere belli e buoni ed essere a loro volta esempio vivente alle altre generazioni per una società più sana, per una Chiesa più credibile e per un costante richiamo ai lontani, agli assenti, a coloro che non credono più in certi valori, che costituiscono l'essenza della persona, in una società rivolta tutt'altro che al bene ed al bello. Siamo allora noi costruttori indefessi di un mondo nuovo, di una civiltà nuova, di una Chiesa richiamo a se stessa verso il cammino della santità e richiamo ai lontani che non hanno ancora capito il bello, il bene e tutto ciò che rende l'uomo felice perché è formato secondo i divini voleri!

 

 

 

89.  L A    D I S F A T T A

 


Nella vita bisogna saper perdere: è la superbia che spesso incita alla vittoria, al dominio sugli altri, a credersi qualcuno che vale, che conta, mentre gli altri sono inetti, incapaci, si rassegnano. La disfatta non è rassegnazione, non è  perdita; anche una battaglia non vinta è una vittoria perché ti insegna l’ umiltà, la stima verso gli altri, il farli contare. L’ egocentrismo è il male più grande della nostra società; se poi pensiamo alla dottrina cristiana si capovolge tutta la situazione. Essa c’ insegna l'altruismo, la comunità, il sociale e quindi lo spogliamento continuo di noi stessi. Come siamo lontani dal pensiero evangelico! Non ci basta quanto abbiamo, ma sempre vogliamo prevalere sugli altri, c'è una lotta continua per la supremazia; invece bisogna saper perdere, anche nelle cose buone e lecite perché l'amore, quello vero, ci insegna a non chiuderci in noi stessi, a non essere narcisisti, ma a pensare a coloro che stanno peggio di noi, che hanno difficoltà e problemi più grandi dei nostri. Bisogna avere quella consapevolezza che spesso ci manca per giudicare noi stessi nella verità. Questa è la vera vittoria che vince il mondo, questa è la vera supremazia sugli altri: quando gioiamo per gli altri. Non ci ha insegnato questo Nostro Signore? Non c'è discepolo superiore al Maestro! Questa è la nostra fede, questa è la nostra verità, questa è la massima che deve essere sempre presente al nostro cuore, alla nostra mente di Figli di Dio.



88.  E L E M O S I N A R E   L’ A F F E T T O  !

 


Quanto è triste, desolante, umiliante e scoraggiante chiedere affetto e comprensione! Nessuno ti comprende, forse ti capisce male, oppure è indifferente al tuo bisogno d’ essere compreso, ascoltato, amato! Purtroppo è così, tutti ti sono vicini, tanti si dicono amici, ma è tutta apparenza, falsità, tornaconto o curiosità! Triste è questa realtà, ma è così, tutti ti sono vicini, sembrano di esserti vicini, ma solo quando hai e dai loro. Quando però tu sei nel bisogno, nella malattia, nel dolore, nessuno ti è vicino, nessuno ti pensa, anzi si allontana subito per scrollarsi di dosso il peso che puoi essere tu. O Signore, che triste constatazione, non per niente nel tuo Libro Sacro c’è scritto: “Chi trova un amico, trova un tesoro.”  E’ difficile l’ amico vero, sincero, disinteressato ed altruista. Solo di te, Signore, mi posso sicuramente fidare, gli uomini spesso ti illudono e ti deludono. Signore, sii Tu la mia consolazione, il mio aiuto, il mio rifugio! Confido in Te!


87.  UNA  DONNA  –  UNA  MADRE  VICINO  A  MARIA

 


Una figura di donna mi si è avvicinata, quanta sicurezza mi ha dato, quanta fiducia, perché ha saputo attingere da Maria, Madre di Gesù e Madre Nostra. L’ umiltà della serva del Signore ha conquistato il cuore di questa donna che trasmette serenità, luce ed amore. Il Diavolo fa la sua parte, a volte scoraggiandola, scombussolandola, ma a sorpresa subito si riprende e cammina, diffondendo a chi le sta intorno serenità, pace e soprattutto il senso di Dio, dal quale dipendiamo e senza il quale nulla siamo capaci di fare. Signore, Dio mio, aiuta, consola, fortifica questa Donna, Madre e Sorella, perché possa sempre spandere fra tutti il Tuo profumo, l’ odore di Cristo che deve permeare il nostro cuore e tutto il nostro essere. Fa’, o Signore, che sull’ esempio di questa tua umile e semplice discepola, tante altre donne seguano il suo esempio di amore concreto e cristocentrico operante nella Chiesa e nella società di oggi così provata dal maligno, così lontana dal nostro comune Padre,  perché tutti riacquistino il senso della vera vita in Cristo, con Cristo e per Cristo. Signore, proteggi e difendi questa Donna da ogni insidia e fa’ che sia la forza risorgente per tante anime così lontane da Te. Benedici ed assisti Lei, la sua Famiglia, i suoi amici, i suoi nemici per      l’ Avvento del tuo glorioso Regno di pace e di Amore. Alleluia!  



86.  LA DOMENICA GIORNO DEL SIGNORE

 

Dice il comandamento del Signore: ricordati di santificare le feste!

La domenica è giorno del riposo per ritemprarsi fisicamente e per rinfrancare lo spirito, ricordandosi in modo particolare del Signore con una preghiera più intensa, con la partecipazione sentita alla Divina Liturgia, accostandosi alla Santa Eucaristia previa Confessione sacramentale. Così, con tutta la forza attinta nella Casa del Signore, pregando insieme a tutta la Comunità, portando Cristo nella nostra anima si può essere ostensorio vivente per i fratelli ed autentici testimoni di vita cristiana. La domenica anche lo svago può costituire una distrazione, un riposo per il nostro spirito, invece anche i cristiani trascorrono il giorno del Signore in tutt’ altre cose che distraggono lo sguardo da Dio e dissipano lo spirito. Si pensa a cose vane e fallaci, se non addirittura ci si abbandona al peccato, quando per tanti è un giorno come un altro senza dare tanta importanza. Altre Religioni ci danno esempio di maggiore attenzione ed osservanza e ci insegnano quello che noi spesso non osserviamo, fatta eccezione per alcuni lavori come il medico, il ferroviere, il cameriere che obbligano ad una presenza anche domenicale. In altri casi dobbiamo invece astenerci dal lavoro, perché è peccato e offendiamo Dio non osservando la sua Legge; e poi se amiamo veramente il Signore è cosa logica astenersi da qualsiasi lavoro materiale ed intellettuale. Onoriamo nostro Signore osservando i suoi comandi, essendo ligi alla pratica cristiana del riposo settimanale. Molti non osservano questo comandamento per il guadagno o per indifferenza ed apatia o perché pensano che non sia necessario. Iddio benedica e protegga gli osservanti, mentre illumini gli altri perché possano convincersi della necessaria e logica osservanza.


 




85.  LA CHIAMATA DEL SIGNORE




Nella vigna del Signore non c’è età, né condizione sociale per lavorarvi. Chi è chiamato alla prima ora, chi alla terza, chi alla nona e chi all’ undicesima.  Dal Vangelo sappiamo che dal primo all'ultimo tutti hanno ricevuto la stessa ricompensa. E’ vero che l' uomo è inglobato nel tempo e nello spazio, ma il Signore, nei suoi mirabili disegni, opera al di fuori per immettere nel tempo e nello spazio quanto voluto o permesso da Lui. “Temo il Signore che passa” -  diceva Sant'Agostino, Padre della Chiesa. Il Signore bussa alla porta del cuore per dire: “Vieni e seguimi!” Al giovane ricco che gli chiese che cosa dovesse fare per ottenere la vita eterna, Gesù disse di osservare i Comandamenti. “Ma - replicò il giovane – li ho osservati da sempre”.  “Allora lascia padre, madre, fratello, sorella, moglie, ricchezze,  prendi la tua croce e seguimi, così avrai il centuplo sulla terra e la vita eterna nell'altra dimensione”. Il giovane si rattristò.  Iddio chiama a tutte le ore della nostra vita terrena, non è la quantità che ha valore dinanzi al Signore, ma la qualità. Si può raggiungere la stessa meta anche nell'autunno del nostro cammino terreno, essendo Monaco anche per poco tempo. Chi rinuncia a tutto consacrandosi al Signore, lasciando le ricchezze col voto di povertà, la carne col voto di castità e la propria libertà col voto di obbedienza, negli anni che Dio gli concede può realizzare la santità di vita richiesta da Lui. Chi con piena facoltà mentale, buona salute fisica e disposizione morale bussa alla porta del Monastero, deve essere accolto per essere esaminato e provato se veramente cerca Dio, come dice san Benedetto, a prescindere dall'età e dalla condizione sociale. L'Archimandrita e la Comunità monastica un giorno dovranno rendere conto a Dio per un ingiusto rifiuto del candidato che vuole consacrarsi a Dio e vuole lavorare nella vigna del Signore. Occorre pregare molto per offrire a chiunque, se chiamato dal Signore, la possibilità di fare una scelta radicale, anche se non alla prima ma all’ undicesima ora. Il Signore attende con pazienza la risposta! Riflettiamo bene su queste cose così importanti per la nostra e altrui vita. Dio ci benedica e rivolga sempre il Suo sguardo su di noi!



84. IL  CALENDARIO  DA  TAVOLO


Ogni giorno giro una pagina, oggi è già domani e questo giorno, questa ora, questo minuto è già passato. Mi è sembrato ieri aver aperto il primo foglio di questo calendario ed oggi è già trascorso più della metà dell’ anno. Come fugge il tempo! Tu, creatura umana, ricorda che sei rinchiusa nel tempo e nello spazio; tu, essere limitato, ricorda sempre che il tempo fugge, così i tuoi anni, così la tua vita. Rifletti, pensa, medita: Iddio ti ha fatto questo regalo, come l’ hai accettato? Come l’ hai usato? Sappi che un giorno non lontano il Creatore ti chiederà conto del tempo che tu hai usato e come l’ hai impiegato! Giorno del Giudizio, tremendo giorno! Allora il calendario da tavolo si fermerà per sempre, non potrà più essere voltato, ma sappi: nemmeno la tua vita, il tuo operato!                                                                   


Signore, aiutami ad usufruire del tempo che mi hai dato per lodare, ringraziare Te, per amare Te ed il mio prossimo. Gesù mio misericordia! 


83. I  MEZZI  DI  COMUNICAZIONE  SOCIALE

 


In quest’ ultimo secolo dell’ era cristiana l’ uomo ha inventato cose meravigliose e belle: dopo il giornale e la radio abbiamo la televisione, internet, i media sociali. Il mondo ci sembra rimpicciolito, le notizie corrono veloci da un punto all’ altro della terra con una rapidità che una volta potevamo sognare. Ciò è positivo ed interessante, come del resto il cellulare. Ma in che modo l’ uomo si serve di questi mezzi che          l’ aiutano nell’ apprendimento e nel lavoro così velocemente? Interroghiamo noi stessi, la nostra coscienza, per riflettere seriamente sull’ uso che facciamo di questi mezzi. Il Signore illumina l’ uomo che con intelligenza certamente non crea, ma inventa. Sappiamo che spesso questi mezzi modernissimi non aiutano l’ uomo per colpa del medesimo, anzi lo conducono nel fango, nella fossa. Bisogna imparare il buon uso con preparazione, attenzione e predisposizione, specialmente da parte degli educatori.  Genitori, professori e sacerdoti hanno una grande responsabilità, devono con tenacia e convinzione inculcare nei ragazzi e nei giovani quella responsabilità che li rende liberi nella scelta oculata dei programmi. Certe trasmissioni non solo creano dipendenza, ma infondono nell’ animo di tante persone idee errate che portano inesorabilmente alla rovina senza rendersene conto. Occorre quindi vigilare, specialmente i direttori responsabili devono creare le condizioni adatte ad educare le persone nella formazione intellettuale sana ed equilibrata; deve prevalere il senso della rettitudine perché si apprendano cose belle e buone, non lordure, non cose che conducono al male, ma al bene dell’ uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio. Coloro che inculcano negli altri, soprattutto ragazzi e giovani, idee poco ortodosse, sappiano che sono responsabili dei loro misfatti e ne dovranno rendere conto a Dio. La violenza che regna sovrana nei mezzi di comunicazione sociale è una spia attendibile che ci dice cosa si dà in pasto al pubblico spesso impreparato e facilmente adescabile. Tutti dobbiamo chiederci cosa facciamo perché questi mezzi siano al vero servizio dell’ uomo, per la sua crescita intellettuale sana, per il miglioramento della sua vita e non per peggiorarla col vizio e con tutto ciò di negativo che ne consegue. Che il Signore guidi tutti nel migliore uso di questi mezzi!


82. LA CALUNNIA (2)

 


È un peccato grave perché mette a repentaglio l'onore e l'onestà di una persona e noi Cristiani non dobbiamo fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi. L'egoismo, il voler primeggiare sugli altri è la causa primordiale del nostro calunniare e mettere in cattiva luce il prossimo. Condannare un innocente significa che noi siamo lontani da Dio, che siamo ipocriti ed incensiamo e lodiamo noi stessi a scapito degli altri. Dice il Signore: “Non giudicate e non sarete giudicati.” Invece di parlare male degli altri, facciamo un serio e profondo esame di coscienza e sicuramente siamo noi da biasimare e non gli altri. Dobbiamo sempre parlare bene degli altri o tacere, e se qualcosa di riprovevole dovessimo vedere negli altri, preghiamo per loro. L'amore di Dio e dei fratelli ci insegna ben altro! Una società ed a maggior ragione i cristiani sono credibili e trascinatori a Cristo quando sanno amare, portando gli uni i pesi degli altri. Diciamo al Signore: rimetti i nostri debiti, ma noi dobbiamo saper perdonare i torti degli altri, qualora ci fossero, e non farci prendere da antipatia perché sbaglieremmo.


81. LA VITA

 


È il dono più grande di Dio che noi dobbiamo rispettare, proteggere ed amare dalla concezione fino alla morte. Purtroppo non è così. L'aborto praticato anche da tanti cristiani che si dicono tali, ma non lo sono, è una sconvolgente realtà. La vita va difesa, aiutata e protetta. Un' altra grande ferita è trattare in modo disumano e per nulla cristiano i disabili e gli  anziani, coloro che offrono a noi il modo di esercitare la pazienza. Vi sono figli che per brama dell'eredità trattano male i genitori o li relegano in una casa di riposo per sbarazzarsene al più presto. Dov’è l'umanità, dov'è il senso cristiano della vita? È un grande valore spesso sottovalutato non solo dai miscredenti, ma anche da parte di tanti che si professano seguaci di Cristo. Chi non stima la vita naturale, tantomeno stimerà quella spirituale e quindi è un mercante di morte sotto ogni aspetto. Gli indifesi, cioè i bambini e gli anziani, devono essere maggiormente protetti da tutti noi che in certo qual modo siamo sani e che un giorno non lontano potremmo aver bisogno. Una particolare attenzione va rivolta ai medici, tanto responsabili dell'esistenza umana, sia al suo albore, sia al suo tramonto. Ricordino costoro che grande è la loro responsabilità dinanzi a Dio.

80.  LA  CALUNNIA

 


Non giudicate e non sarete giudicati, fate del bene a coloro che vi odiano e pregate per loro. Eccetto il dovere di ufficio che ce l’ impone, come il genitore verso i figli, il professore nei confronti degli alunni, il giudice ecc., nessuno ha il diritto di giudicare l’ altro. Soltanto il Signore è giusto Giudice, ed un giorno saremo giustamente giudicati dinanzi al suo tremendo Tribunale. Anche se fosse vero quello che diciamo del nostro fratello, non è carità cristiana propagandare i difetti e le debolezze altrui, ma da veri cristiani dobbiamo aiutare il prossimo con la preghiera e se possibile col consiglio fraterno e disinteressato. Se poi parliamo male degli altri per invidia, astio, rancore, la cosa è ancora più grave perché siamo spinti dallo spirito del male, dal demonio, ad agire contro il fratello, il quale, ignaro di tutto, è giudicato male, deriso, vilipeso, condannato. Bello l’ episodio penitenziale di S. Filippo Neri nel dare la penitenza ad una donna che aveva calunniato: “Spenna una gallina per strada e poi raccogli le piume sparse! Impossibile. Così è difficile ridare l’ onore tolto a quella persona che hai ingiustamente vilipeso.” I Santi puntavano e puntano il dito contro se stessi, riconoscendosi sempre peccatori e non giudicando nessuno. Noi invece puntiamo spesso il dito verso gli altri e siamo felici nel condannare. Gesù non vuole questo, impariamo sempre alla Sua Scuola. Ci benedica e ci protegga sempre!



79.  LA  PREGHIERA

 


I Santi giustamente affermano che la preghiera è il respiro dell’ anima, per cui si rende sempre indispensabile. Il Signore ci ha insegnato la bellissima preghiera del Padre Nostro, la quale è e dovrebbe essere per tutti noi cristiani il programma della nostra vita. Il Signore è dovunque e quindi in ogni momento possiamo rivolgerci a Lui con cuore sincero e contrito. Ma Egli ci ha anche detto: dove due o più sono riuniti nel mio nome, là ci sono Io. La preghiera comunitaria è superiore a quello individuale, è il Corpo Mistico di Cristo che si rivolge all’ Altissimo. La preghiera vocale è  l’ alfabeto dell’ iniziazione cristiana al colloquio col proprio Signore. Ma la preghiera per eccellenza è il colloquio diretto con Dio, come facciamo quando parliamo con un nostro simile che vediamo fisicamente, mentre non vediamo il Signore, ma lo sentiamo nel nostro intimo, per cui dobbiamo essere sempre pronti all’ ascolto ed al colloquio. Sia la nostra vita un inno di lode e gloria al nostro Creatore! Sia la nostra preghiera un rivolgersi dal figlio al Padre, da peccatori quali siamo. Sia ogni nostra azione una preghiera, perché l’ ascolto e la parola siano sempre ininterrotte. Questa continua comunicazione tra cielo e terra costituisce un legame che non si spezza, una catena strettamente legata fra Dio e l’ uomo.  


78.  IL  CIMITERO

 

È un luogo santo e sacro dove riposano le ossa dei nostri cari in attesa della Resurrezione, perché il corpo glorificato si congiunga all’ anima e goda dell’ eterna visione beatifica. Noi edifichiamo Cappelle, monumenti, portiamo fiori, accendiamo lumi. Sono tutte cose che lasciano il tempo che trovano e quindi non importanti. Se vogliamo veramente bene ai nostri cari dobbiamo anzitutto pregare per loro, suffragare  le loro anime, fare del bene ai bisognosi, ma soprattutto dobbiamo cambiare la condotta della nostra vita e loro sicuramente saranno contenti di noi. Quindi bando all’ esteriorità e alle cose futili, dobbiamo puntare sulla sostanza, su tutto ciò che è veramente efficace; quindi correggiamo la nostra condotta. Essi pregano per noi, ci aiutano e ci proteggono, e noi di conseguenza dobbiamo pensare a loro non portando al cimitero fiori o ceri, ma volendoli veramente bene nel modo sopracitato. Un giorno non lontano anche noi saremo cittadini e stabili abitanti del Cimitero. Rispettiamo questo sacro luogo e teniamolo pulito, perché lì ci sono i nostri cari.



77.  LE  CAMPANE

 


Esse suonano solitamente nelle Chiese per chiamare a raccolta i fedeli onde pregare nella Casa del Signore uniti in assemblea perché, come dice il Signore, dove sono due o più riuniti nel mio nome, là ci sono Io, quindi il luogo per eccellenza dove si prega è la Chiesa. I rintocchi delle campane a festa ci ricordano che bisogna santificare la festa, il giorno del Signore, oppure possono suonare a rintocchi lenti ricordandoci che dobbiamo suffragare un nostro fratello tornato al Padre. I campanili e le loro guglie, nelle grandi città, come nei piccoli centri, ci ricordano la presenza particolare del Signore, sono un richiamo per noi tutti riguardo l’ amministrazione dei Sacramenti. Le campane suonano per tutti, grandi e piccini, ricchi e poveri, sconsolati , afflitti, gioiosi, intellettuali ed ignoranti. Dio è presente ovunque e comunque, ma in modo particolare nella Chiesa ove noi tutti ci rechiamo per pregare insieme, per essere un cuor solo ed un’ anima sola come i primi cristiani ci hanno insegnato. Ò’ ascolto del suono delle campane sia per tutti noi un richiamo della voce del Signore che parla al nostro cuore attraverso questo mezzo. Il loro suono all’ alba ci fa ringraziare e lodare il Signore perché incomincia un altro giorno della nostra vita terrena. A mezzogiorno i rintocchi ci dicono di pregare, così la sera quando il buio ha il sopravvento sulla luce. Tutto è dono gratuito di Dio a noi e noi dobbiamo ogni giorno, col suono delle campane, lodare, ringraziare e benedire Dio, nostro Padre Amoroso.


76.  L’ APOSTOLO  PAOLO

 

Paolo, Apostolo per antonomasia, al di fuori del Collegio dei Dodici, ma parte integrante. Apostolo dei Gentili, pur essendo Giudeo, peregrinante.

2) Storia della sua conversione. Saulo persecutore dei Cristiani (Stefano) diventa Apostolo del Cristianesimo.

3) La debolezza dell’ uomo è forza perché questa è attinta dalla sorgente che è Cristo stesso. Non è affatto un uomo politico.

4) Paolo è felice di comunicare il Vangelo, annunziarlo, quindi è sempre attuale e vale per noi tutti Cristiani. Pensiamo che Egli evangelizzò nel periodo imperiale romano e quante difficoltà incontrò, così noi oggi in un mondo materialista, consumista, edonista razionalista.

5) Difficoltà tra cultura semitica ed ellenistica (giudei – greci)

6) Omnia possum in eo qui me confortat!

7) Gesù unico Salvatore e Signore di ogni uomo e donna (Io sono di Paolo, io di Apollo , etc. ) Io sono di Gesù Cristo.

8) Non conformatevi alla mentalità di questo secolo (capovolgimento della gerarchia dei valori).

9) All’ Areopago in Grecia (altare al dio ignoto) “quel Dio che non conoscete ve lo predico io, è Gesù Cristo.”

10) Inno alla Carità


11) Attualità dell’ insegnamento paolino e nostra radicale conversione.


75.  I L   P A T E R   N O S T E R

 

È preghiera:

 

1)    La più sicura - perché composta da Gesù, che è:     a) la stessa Sapienza

                                                                              b) nostro avvocato

                                                                              c) colui che esaudisce

2)    La più retta - perché c’ insegna a chiedere quello che veramente è il nostro bene

3)    La più ordinata - perché ci fa preferire:     a)  i beni spirituali ai materiali

                                                                     b)  i beni celesti ai terreni

4)  la più devota - perché fondata sulla carità :  a) di Dio

                            .                                               b) del prossimo

                           - perché è breve 

5)   la più umile - perché : a) nulla ci fa presumere dalle nostre forze

                                           b) tutto ci fa aspettare dal Signore

 

Quanto ai vantaggi:

I)                  E’ rimedio contro tutti i mali

II)                E’ mezzo efficace per ottenere tutti i beni


III)        Ci fa familiari di Dio  


74.  I    B A M B I N I

 


Essi sono su questa terra gli Angeli visibili che noi adulti dobbiamo amare e custodire con tanto rispetto ed attenzione. Sono il dono più bello che il Signore può fare ad una famiglia ed all’ intera società. Sono la semplicità e la purezza incarnata, sono il raggio di luce di Nostro Signore, sono il tesoro che tutti gli educatori devono custodire in preziosi vasi di vetro. Dobbiamo sempre proteggerli, difenderli dalle insidie di esseri dalla fama innominabile che carpiscono il loro candore e ne fanno una loro vittima. Tutti siamo responsabili della loro vita, della loro crescita, in modo particolare i genitori, i Sacerdoti, i maestri, il cui compito è incommensurabilmente altissimo e ne dovranno un giorno non lontano rendere conto a Dio. Il Signore Iddio custodisca, protegga sempre ed ovunque tutti i bambini ed illumini gli educatori dando loro il dono di una grande saggezza.



73.  SANT' ANDREA  APOSTOLO

 

PONTE FRA CHIESA D'ORIENTE E D'OCCIDENTE

 

 

Andrea, in greco ἈíäñÝáò (Andréas), denominato secondo la tradizione ortodossa Protokletos o il primo chiamato (Betsaida 6 a. C. - Patrasso 30 novembre 60), fu un apostolo di Gesù Cristo, venerato come Santo dalla Chiesa Cattolica Romana e dalla Chiesa Cattolica Ortodossa. Andrea era il fratello di San Pietro. Quasi sicuramente il suo nome, derivante dal vocabolo greco andreia, virilità, valore, come altri nomi tramandati in greco, non era il nome originario di questo Apostolo, in quanto nella tradizione ebraica o giudaica il nome Andrea compare solo a partire dal II - III secolo. Il Nuovo Testamento ricorda che S. Andrea era figlio di Giona o Giovanni (Matteo 16, 17 -Giovanni 1,42). Egli era nato a Betsaida, sulle rive del lago omonimo in Galilea. (Gv. 1,44). Assieme al fratello Pietro esercitava il mestiere di pescatore e la tradizione vuole che Gesù stesso lo avesse chiamato ad essere suo discepolo, invitandolo ad essere per Lui “pescatore di uomini” cioè “pescatore di anime”. Agli inizi della vita pubblica di Gesù occupavano la stessa casa a Cafarnao (Marco 1, 21-29). Il Vangelo di Giovanni ricorda che Andrea era stato anche discepolo di Giovanni Battista che per primo gli ordinò di seguire Gesù, continuatore della sua opera (Gv. 1, 35-40). Presto entrambi i fratelli divennero discepoli di Cristo. Andrea fu il primo a riconoscere in Gesù il Messia e lo fece conoscere al fratello (Gv. 1, 41). In un' occasione successiva, prima della definitiva vocazione all'apostolato, essi erano definiti come grandi amici e lasciarono tutto per seguire Gesù (Lc. 5, 11; Mt. 4, 19-20; Mc 1, 17-18). Nei Vangeli Andrea è indicato essere presente in molte importanti occasioni come uno dei discepoli più vicini a Gesù (Mc.13,3; Gv 6,8;12;22)  ma negli Atti degli Apostoli si trova solo una menzione marginale della sua figura (At 1,13).

Eusebio di Cesarea ricorda nelle sue “Origini” che Andrea aveva viaggiato in Asia Minore ed in Scizia, lungo il Mar Nero, come del resto anche sul Volga e sul Kiev. Per questo egli è divenuto patrono della Romania e della Russia. Secondo la tradizione egli fu il fondatore della sede episcopale di Bisanzio (Costantinopoli) dal momento che l'unico Vescovato dell'area asiatica che era già stato fondato era quello di Eraclea. Nel 38 su questa sede gli succedette Stachys. La Diocesi si svilupperà successivamente nel Patriarcato di Costantinopoli. Andrea è riconosciuto come Santo Patrono della sede episcopale. La tradizione vuole che Andrea sia stato martirizzato per crocifissione a Patrasso in Acaia (Grecia). Dai primi testi apocrifi, come ad esempio gli Atti di Andrea citati da Gregorio di Tours nel Monumenta Germaniae Historica, si sa che Andrea venne legato e non inchiodato su di una croce latina (simile a quella dove Cristo era stato crocifisso), ma la tradizione vuole che Andrea sia stato crocifisso su una croce di forma detta Croce decussata a forma di X e comunemente conosciuta con il nome di “Croce di Sant'Andrea”. Questa venne adottata per sua personale scelta, dal momento che egli non avrebbe mai osato eguagliare il Maestro Gesù nel martirio. Questa iconografia di Sant'Andrea appare ad ogni modo solo attorno al X secolo, ma non divenne comune fino al XVII secolo. Proprio per il suo martirio S. Andrea è divenuto anche patrono di Patrasso.

 

Atti e Vangelo di Andrea

 

Gli scritti apocrifi che compongono gli atti di Andrea, menzionati da Eusebio di Cesarea, Epifanio di Salamina e da altri, è compreso in un gruppo disparato di Atti degli Apostoli che vengono tradizionalmente attribuiti a Lucio Carino. Questi atti risalgono al III secolo e assieme al Vangelo di Andrea appaiono tra i libri rigettati dalla Chiesa nel Decretum Gelasianum di Papa Gelasio.

 

Le Reliquie

 

L'evento più importante per la storia della Cattedrale e della città di Amalfi fu l’ arrivo delle reliquie del corpo di Sant'Andrea. Secondo il Pirri la fonte che rievoca la traslazione del corpo di Sant'Andrea sarebbe stata scritta da Matteo De Alaneo, Arcidiacono della Cattedrale, per ordine dell' Arcivescovo Filippo Augustariccio (1256-1294). Diversamente la pensa lo Strazzullo, che identifica l'autore della fonte con Matteo Garofalo, arcidiacono amalfitano e poi Vescovo di Aversa, vissuto negli stessi anni dell’Augustariccio. Il Cardinale amalfitano Pietro Capuano nel 1203 ebbe l'incarico da Innocenzo III di assistere in qualità di legato pontificio il corpo di spedizione della quarta crociata e di favorire l'unione con la Chiesa ortodossa. Il 24 giugno 1203 i crociati stabilirono il loro campo nei pressi di Costantinopoli, riscontrando da subito tanta ostilità da parte dei Bizantini che fu subito guerra. Ma la città il 12 marzo 1204 capitolò. Il Cardinale Capuano non partecipò agli scontri, poiché intanto, precedendo l'esercito, aveva raggiunto la Siria per preannunciarne l'arrivo. Ma avvisato dagli ambasciatori degli avvenimenti, tornò a Costantinopoli per cercare di portare l'ordine fra i due eserciti. A Costantinopoli gli imperatori bizantini erano soliti conservare importanti reliquie, affinché non cadessero nelle mani degli infedeli. E fu proprio qui che il Capuano fece il suo incontro con il corpo di Sant'Andrea, protettore di Amalfi. Invitato nella Basilica dei Santi Apostoli dai sacerdoti del luogo, rubò le reliquie del Santo, conservandole con altre che gli erano state date in dono dall'imperatore stesso. Nella primavera del 1206 gli amalfitani fecero ritorno in Italia e con loro giunsero le reliquie. Oltre a quella di Sant'Andrea, il Pirri afferma che probabilmente furono portate ad Amalfi anche le reliquie di San Giacomo, San Gregorio Magno, San Giorgio, San Macario e di altri Santi, oltre che una Santa Spina ed una parte della Santa Croce. Il Cardinale, dopo aver dato notizia al Papa dell'accaduto, ordinò che venissero costruiti a sue spese il transetto e la cripta del Duomo di Amalfi dove egli avrebbe voluto conservare le reliquie del Santo Protettore della Città. Il Capuano, che fino a quel momento aveva tenuto per sé il suo segreto, ne parlò allo zio Arcivescovo Matteo e al popolo, che accolse la notizia con grande entusiasmo. La traslazione fu celebrata l’ otto maggio 1208. Da Conca dei Marini, dove secondo la Translatio S. Andreae sarebbe stata custodita l' urna, parte un grandioso corteo di navi ed innumerevoli barche. Dal porto si svolse una processione tra la folla: l’ urna fu trasportata fino alla navata centrale del Duomo dal Cardinale Capuano e da tre Arcivescovi scalzi. Le reliquie furono messi in due urne distinte: il capo fu conservato in un’ urna di marmo con la scritta “Corpus S. Andreae” in un luogo della cripta conosciuto solo a pochi e infatti dimenticato nel corso del tempo

(l’ urna sarà recuperata solo nel 1603 durante i lavori di rifacimento della struttura); il resto delle spoglie fu sepolto, chiuso in una cassetta d'argento sotto l'altare e ricoperto con una pesante lastra di marmo che presentava al centro un foro o fenestrella, simile a quella che nei sepolcri pagani era destinata alle libazioni di olio e di vino. Essa consentiva ai fedeli di introdurre nei sepolcri dei Santi i brandea, fazzoletti che erano poi conservati come preziose reliquie. Il documento iconografico più antico della traslazione di Sant'Andrea ci è offerto da un codice liturgico membranaceo conservato nel Museo Diocesano di Salerno, dove al foglio 72 ci sono 6 minuscole ma nitide lettere miniate che illustrano l'evento secondo quanto raccontato nella Translatio S. Andreae.

Il codice illustrato di Mons. Arturo Capone risale al 1400 ed è di fondamentale importanza perché ci offre le immagini più antiche, benché sommarie, della Chiesa e della Cripta. Un altro documento rappresentante la traslazione è il dipinto attribuito ad Aniello Falcone presente nella cripta che, oltre a raffigurare la Chiesa prima della trasformazione barocca, rievoca il primo miracolo compiuto per intercessione del Santo il giorno della traslazione: un bambino che assisteva alla processione, dal matroneo cade da quell'altezza fino al pavimento, rialzandosi però senza riportare alcuna ferita.

Sofronio Eusebio Girolamo scrisse che le reliquie di Andrea vennero portate da Patrasso a Costantinopoli per ordine dell'imperatore romano Costanzo II nel 357 e vi rimasero sino al 1208, quando vennero portate ad Amalfi. Nel XV secolo la testa di Sant'Andrea fu portata a Roma, dove venne posta in una teca in uno dei quattro pilastri principali della Basilica di San Pietro.

Nel settembre 1964, come gesto di apertura verso la Chiesa Ortodossa greca, Paolo VI consegnò un dito e parte della testa alla Chiesa di Patrasso.

 

 

La tradizione rumena

 

La tradizione rumena vuole che Sant'Andrea sia stato uno dei primi a portare il Cristianesimo

nella Scizia minore, (l'attuale Dobrogea, una regione rumena) al popolo locale dei Daci, antenati dei rumeni.

Ippolito di Antiochia nel suo “Sugli Apostoli” in Origene nel III libro dei suoi Commentari sulla Genesi, in Eusebio di Cesarea nel suo “Storia della Chiesa” e presso altre fonti come “Il martirio di Usard” scritto tra l' 845 e l’ 865, Sant'Andrea viene citato come pellegrino in questa regione. Tre sono i toponimi e numerose antiche tradizioni e favole sono riconducibili a Sant'Andrea, molte delle quali possono vantare un substrato precristiano. Esiste anche una caverna dove si ritiene che egli abbia alloggiato. La misteriosa tradizione, per cui si racconta che egli fosse solito battezzare nel villaggio di Copuzu, è anche collegata da molti etnologi con il fenomeno delle campagne di cristianizzazione legate agli Apostoli.

 

Ucraina

 

Il primo cristianesimo in Ucraina ricorda che l’ Apostolo S. Andrea avrebbe viaggiato nel sud

dell’ Ucraina, lungo il Mar Nero. La leggenda vuole che egli abbia percorso il fiume Dnieper ed abbia raggiunto la località che in seguito sarebbe divenuta Kiev, dove venne eretta una croce sul sito dove abitualmente S. Andrea risiedeva, profetizzando la nascita della città all’ insegna del Cristianesimo.  

 

La leggenda scozzese

 

Alla metà del X secolo Andrea divenne Patrono della Scozia. Molte leggende volevano che le reliquie di S. Andrea fossero state traslate con poteri soprannaturali da Costantinopoli al luogo attualmente denominato S. Andrea. Due sono i manoscritti scozzesi più antichi: uno è raggruppato assieme agli scritti di Jean Baptiste Colbert e venne donato a Luigi XIV di Francia ed attualmente si trova nella Biblioteca Nazionale di Parigi, l'altro è contenuto nel Messale Harleiano nella biblioteca di Londra. Questi documenti ricordano che le reliquie di Sant'Andrea vennero portate da Regolo al Re dei Piti Oengus I Mac Fergusa (729-761). L'unico Regolo conosciuto dagli storici, il cui nome è tutt'oggi ricordato dalla torre di S. Rule, fu un monaco irlandese espulso dall'Irlanda con San Colombano. La sua vita sarebbe da collocarsi tra il 573 ed il 600. Vi sono buone ragioni per credere che le reliquie facessero originariamente parte della collezione del Vescovo Acca di Hexham e che vennero da quest'ultimo portate ai Piti da Hexham, dove venne fondata una sede episcopale sul luogo detto di Sant'Andrea.

 

Sant'Andrea e la parrocchia di Luqa (Malta)

 

Le prime notizie relative a questa piccola Cappella a Luqa, dedicata a S. Andrea, risalgono al 1497. La visita pastorale del delegato pontificio Pietro Dusina afferma che questa Cappella conteneva tre altari, uno dei quali era dedicato a Sant'Andrea. A quel tempo molti pescatori vivevano a Luqa e questa potrebbe essere una delle ragioni per cui Sant'Andrea venne scelto come Santo Patrono della Città. Sant'Andrea è santo patrono in Scozia, Russia, Romania, Grecia, Amalfi e Luqa.

Come sappiamo Andrea e Pietro sono fratelli, ambedue chiamati da Gesù ad essere pescatori di uomini, ambedue Apostoli, primi Vescovi in Oriente.

Pietro verrà a Roma, Andrea verrà in Occidente, fanno parte dei Dodici, fanno parte dell' Unica Chiesa Indivisa, purtroppo oggi divisa da secoli.

                  

 

                                                                             + Basilio I


                                                                              Metropolita Primate d'Italia



72.  LA DISPERAZIONE

 

 

In un mondo dove la corsa spasmodica quotidiana richiede ritmi particolari e si è spesso stressati, non esiste quell’ armonia e quella serenità che ciascuno dovrebbe avere per condurre una vita all'insegna della serenità. La problematica di oggi è così ingarbugliata e molteplice da esasperare gli animi. La corsa per la realizzazione di certi valori effimeri e passeggeri spesso costituisce un assillo per molti, tanto da essere un punto di partenza per arrivare ad un punto di esasperazione. E ciò vale sia per i non credenti che per i cristiani anche praticanti che perdono la fede: non confidano più in Dio e sprofondano nella disperazione e tante volte compiono degli atti inconsulti fino a togliersi la vita. Tanti si domandano se costoro si salveranno o meno. Non siamo sicuri neanche di Giuda se si sia salvato o dannato poiché in un attimo si può chiedere perdono a Dio e si è salvi. La Chiesa prima proibiva il funerale religioso a tutti coloro che si erano suicidati, non perché sapeva della loro dannazione - solo Dio può sapere ciò e ricordiamoci che è sempre Padre di misericordia e di amore - ma perché non avevano lasciato a noi un buon esempio togliendosi la vita, che è un gran dono di Dio. Si suppone che oggi esista un cristianesimo più adulto e di conseguenza comprenda che solo Dio può giudicare ciascuno di noi essendo a sua completa dipendenza. Ciò che appare agli occhi degli uomini quasi sempre è diverso agli occhi di Dio. Noi siamo sempre pronti a giudicare, a condannare e a tirar fuori sentenze, ma sbagliamo. “Le mie non sono le vostre vie” - dice il Signore. Allora convinciamoci del giusto giudizio di Dio; a noi rimane solo il dovere di pregare per chi è nel bisogno, per chi è nell'angoscia, nel dolore e nella sofferenza, nella disperazione. Dobbiamo essere i soccorritori nel nostro piccolo perché quando i nostri fratelli stanno per trascorrere un momento difficile, bisogna essere pronti e disponibili per evitare poi il peggio. Tutti siamo in pericolo  e quello che oggi capita ad un nostro fratello potrebbe succedere a noi. Allora cerchiamo di essere pronti e soccorrere in tempo un nostro fratello. Il Signore vede e sa quanto è disponibile il nostro animo, il nostro cuore.

 

 

 

71.  L'ATTESA

 

 

Tutta la nostra vita terrena, dalla nascita alla morte, è un' attesa. Naturalmente si attendono eventi lieti, gioiosi, purtroppo vi sono spesso eventi poco simpatici o addirittura che ci ripugnano. Siccome la terra è una valle di lacrime, gli eventi tristi vanno per la maggiore. Quale può essere, anzi deve essere l'atteggiamento del credente? Certamente diverso da quello del miscredente, ma non basta! Il sigillo delle virtù teologali, fede, speranza e carità, che deve essere impresso nel cuore di ogni credente, fomenta serenità, pace ed accettazione di eventi di sofferenza, di dolore fisico e spirituale. L’ attesa di eventi tristi si alterna ad eventi lieti fino al culmine della gioia che è l'attesa di Dio, Nostro Padre, nella celeste Gerusalemme. Questa è l'ultima e la prima attesa della nostra vita, la più bella, la più importante, quella per cui lavoriamo per tutta la nostra esistenza terrena. Pensando a questa, tutte le altre attese di ogni genere sono inezie, quasi insignificanti: noi tutti figli di Dio attendiamo questo nostro Padre amoroso, misericordioso e clemente. La presenza continua di questa attesa ci deve trasformare, ci deve far capire che siamo sempre ed ovunque figli di Dio e che quindi possiamo ripetere col Serafico Padre San Francesco: “Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto.” Allora in attesa della grande Attesa siamo tutti pronti con l'entusiasmo di bambini che attendono con gioia il premio e che hanno quella pazienza così tenace, così solida da emanare una luce immensa per trascinare gli altri insieme a noi alla celeste, Santa Gerusalemme, con Dio, in Dio e per Dio.

 

 

 

70.  L’AVARIZIA

 

Questo vizio capitale rende infelici tante persone che pensano impropriamente di essere felici accumulando a più non posso tante e tante ricchezze inutili. Poveri illusi, un giorno non lontano rimarranno delusi perché si renderanno conto che è perfettamente inutile e deleterio il loro operato. Bisogna procurarsi il necessario per vivere e il dipiù offrirlo e distribuirlo con amore ai fratelli bisognosi. L' avaro è un grande egoista, tornacontista e spesso accumula ricchezze sfruttando ingiustamente gli altri. Non pagare la giusta mercede all'operaio è grande peccato al cospetto di Dio, sciupare i beni senza farne partecipe il fratello bisognoso è grave e non ci rendiamo conto che noi sciupiamo tanti beni di cui il fratello nostrano o del terzo e quarto mondo potrebbe benissimo usufruirne. Essere tirchio, pensare solamente a se stesso, non occupandosi dell'altro, non è civile, né tantomeno cristiano. Ma ci rendiamo conto che dobbiamo lasciare tutto e che il nostro lavoro di accumulo non serve proprio a nulla? Poveri tapini i ricchi avari di cui Gesù disse: "E' più facile che un cammello passi per la cruna di un'ago che un ricco entri nel Regno dei cieli." Non è proibito possedere ricchezze, ma bisogna vedere come si usano, se si è altruisti o egocentristi, cosa quest' ultima pericolosa perché non porta la salvezza e quindi riflettiamo anche perché il desiderio smodato di possesso è cosa disdicevole ed è come essere ricchi. Ciò che costituisce la ricchezza spirituale è il distacco forte da quella materiale, quindi è importante stare lontano dalle cose che possediamo o che vorremmo possedere, essendo consapevoli che è la ricchezza spirituale quella che conta, il possesso della virtù, l'amore alle cose divine, per essere vicini a Dio ed al prossimo! Ci accompagnino le cose celesti che valgono, non ciò che è fugace e passeggero perché non ci offre l'opportunità di dare con amore, senza ristrettezze, ma con tanta generosità, pur senza gratificazione umana: basta solo quella divina per essere felici già su questa terra.

 

 

 69.  SANT’ANDREA APOSTOLO


 


È uno dei 12 apostoli chiamati dal Signore, che con tanta semplicità ed entusiasmo segue le sue orme. Come quasi tutti gli altri è martirizzato e muore a Patrasso su una croce diversa da quella del Signore, a X, denominata appunto la croce di Sant'Andrea. Non è il patrono degli ortodossi, ma il titolare della cattedra di Costantinopoli, dove risiede il Patriarca Ecumenico, il primus inter pares fra tutti i Primati delle giurisdizioni ortodosse. Possiamo asserire che Andrea è il primo seguace di Gesù Cristo, è colui che risponde seriamente all'invito del Signore fino alla morte ed alla morte di croce. Due considerazioni sono da farsi: noi tutti cristiani siamo chiamati, mediante il Battesimo, ad essere figli di Dio e questa figliolanza ci impone delle precise responsabilità per non essere chiamati figli indegni. L'altra considerazione è quella che concerne la chiamata speciale sacerdotale e religiosa in genere; e come Andrea, il Sacerdote, il Vescovo, il Monaco, il religioso in genere è crocifisso a se stesso per la radicale rinunzia da fare circa una famiglia da formarsi, circa i beni a sua disposizione (ciò non vale per i preti diocesani), circa la disposizione della propria libertà. Allora tutti, come semplici cristiani e quindi seguaci del Divin Maestro, devono capire cosa significa la sequela di Cristo, ancora in modo più profondo Vescovi, Preti e religiosi. Andrea, come tanti altri Santi nella storia della Chiesa d'Occidente e d'Oriente (laici e chierici), oggi ci dice quanto disse a lui nostro Signore: lascia tutto, vieni e seguimi, vieni e vedi. Così dobbiamo fare noi, è la cosa più bella e salutare. 



68.  AMICIZIA


Parola meravigliosa, poco compresa e molto sfruttata. Chiunque si spaccia per amico, ma spesso è tuo nemico, è un tornacontista, un affarista, un egoista: purtroppo il mondo è pieno di siffatte pseudoamicizie. Amicizia è dono di sé all'altro, e comprensione, è compartecipazione nella gioia e nel dolore, nel bello e nel cattivo tempo. Amicizia è  amore vero, è sentire con l'altro, anche con idee diverse, diverso carattere, diversa personalità; è stare accanto all'altro, che ha come me pregi e difetti, che sbaglia e che compie cose belle ed a volte  meno belle. Dio veramente ti ama e ti è amico, ci sono creature che amano veramente altre creature, sebbene molto rare. Ringrazio il Signore se hai trovato un vero amico, non perderlo mai, è il tuo tesoro inestimabile, fidati di lui, apriti ed amalo. 




67.  LA VEDOVA


Quante donne sono vedove, alcune sole, altre con più figli da crescere, mantenere ed educare ed in tal caso devono supplire in qualche modo la figura paterna venuta meno. La Sacra Scrittura parla della donna forte e coraggiosa che sa affrontare le difficoltà della vita e che sa brillantemente superare gli ostacoli che le si pongono lungo il cammino tanto difficile della vedovanza. La personalità della vedova è così singolare da essere ammirata dalle altre donne e dagli stessi uomini. Certamente il Signore conceder le grazie e gli aiuti necessari per sopperire alle necessità di tale stato e nella storia della Chiesa abbiamo dei fulgidi esempi. C'è un'altra schiera di vedove, definite pure bianche, perché la morte dei loro mariti non è fisica, ma spirituale, morale e spesso si vivono delle vere e proprie tragedie, situazioni ingombranti e poco simpatiche verso le quali la Chiesa e lo Stato dovrebbero avere maggiore attenzione. Spesso, invece, sia religiosamente che civilmente, queste donne sono dimenticate  e per nulla aiutate in tutti i sensi ed in tutte le direzioni. Non è giusto che non ci si curi di loro, come se non esistessero, purtroppo anche da parte del clero c'è una certa noncuranza; ricordiamoci che di questo dovremo, fra le altre cose, rendere conto a Dio. Sarebbe opportuno che esse, le vedove provenienti da ambedue le parti, si aggregassero, si coalizzassero per avere voce in capitolo, per far capire il loro dramma ed essere presenti nella Chiesa e nella società come persone degne di attenzione e di cura. 


66. LE VOCAZIONI SACERDOTALI


Il sacerdote è, come afferma Paolo apostolo, il dispensatore dei divini misteri, il Ministro del Signore che guida il popolo sacerdotale al Signore. Senza di lui non c'è Eucaristia e nemmeno gli altri sacramenti, senza di lui il popolo santo di Dio non ha una guida sicura. Dobbiamo pregare per le vocazioni sacerdotali, dobbiamo coltivarle, dobbiamo aiutare i sacerdoti, sia materialmente che spiritualmente: ecco la responsabilità dei genitori, del parroco e dei sacerdoti in genere. Una parrocchia, un paese che ha tanti candidati al sacerdozio significa che ha lavorato bene, usando una giusta pedagogia che fomenta ed aiuta le vocazioni. Certamente il seminarista,  il futuro sacerdote è un uomo con tutti i suoi pregi e difetti, ma se c'è un germoglio di vocazione bisogna coltivarlo e ricordarsi bene  di formare prima l'uomo, poi il cristiano e per ultimo il candidato al sacerdozio, il quale deve essere conscio della missione a cui è chiamato e quindi saper combattere contro il demonio, il mondo e se stessi. Nonostante la limitatezza e debolezza umana, il sacerdote deve offrire alle anime a lui affidate quella testimonianza necessaria da uomo di Dio perché gli altri apprendano da lui come amare il Signore ed i fratelli. Bisogna farsi forti per la grazia di stato che il Signore dà a ciascuno di noi, particolarmente ai Vescovi  ed ai Sacerdoti. Se nella vita del clero c’è presente questa verità, si supererà ogni difficoltà ed ogni Sacerdote sarà lampada splendente ai passi di ogni fedele.



65. L'  U M I L T À

 

 È una virtù cristiana pressoché sconosciuta da molti, ma conosciutissima da parte dei Santi che hanno imparato bene la lezione da Gesù mite e umile di cuore. È vera umiltà il riconoscersi quello che si è davanti a Dio e dal prossimo, nonché davanti a se stessi. Noi umani siamo fonte di miseria e di peccato, se qualcosa di buono c'è in noi è opera esclusivamente divina e quindi non ci dobbiamo gloriare di nulla, non dobbiamo essere altezzosi, egoisti, arroganti e sopraffare gli altri. Spesso pensiamo di voler dominare il prossimo, di avere il comando di chissà che cosa, non comprendiamo che siamo dei tapini, buoni a nulla. Mai ci dobbiamo autoincensare, lodare con tanta compiacenza, poiché chi si loda s'imbroda; anche coloro che comandano devono possedere una buona dose di equilibrio e devono aver saputo prima obbedire. La sottomissione non è schiavitù, ma servizio, è lasciare il posto agli altri. Chi vuol essere il primo, dice Gesù, sia l'ultimo, non nella apparenza, bensì nella piena consapevolezza di una realtà. Come siamo lontani da l'umiltà di Maria, da l'umiltà di tutti i Santi e dall’esempio così edificante del pubblicano del quale parla il Vangelo!


 Umiltà però non significa eclissare le proprie doti, le capacità che si possono avere per mettersi al servizio degli altri, ma è pieno riconoscimento che ogni nostro dono proviene gratuitamente dall’ alto. Dobbiamo convincerci che siamo semplicemente degli strumenti nelle mani del Signore, delle pedine spostate qua e là secondo i divini voleri ed i misteriosi disegni del Creatore nei confronti di noi povere creature. Allora non bisogna guardare dall'alto in basso gli altri e giudicarli spietatamente; pensiamo seriamente alle nostre colpe, ai nostri difetti, a quanto di bello e di buono possiamo costruire con l'aiuto di Dio. L'umiltà è spirito di fede, speranza e fiducia in Dio e nel prossimo, carità perfetta che allarga le braccia e lenisce ogni dolore ed ogni lacrima. Dobbiamo saper amare l'umiltà rendendoci ultimi e sapendo stare con gli ultimi, condividendo ogni cosa. Il Divin Maestro ci aiuti tutti ad essere riconoscenti al suo insegnamento per poterlo imitare nella nostra pochezza. 



64. IL MISTERO DELLA SALVEZZA ETERNA DELL'UMANITà

 

Dio Padre Creatore, il Figlio redentore, lo Spirito Santo Amore, tre in uno, si amano e per questo mistero sovrabbondante d' Amore, essendo l'amore diffusivum sui, è creato l'uomo ad immagine e somiglianza dello stesso Dio. Allora la creatura umana è un riflesso del Creatore, è lo splendore dell' Onnipotente Signore, ma a sua volta l'uomo è, per volere divino, re del Creato, tutto ciò che lo circonda è a suo completo servizio perché la Sapienza divina vide tutto quanto aveva creato prima dell'uomo, buono. Tutto il dramma della storia umana è racchiuso in un solo vocabolo: superbia, che vuol dire orgoglio, presunzione di superiorità della creatura nei confronti del Creatore. Dio ha lasciato l'uomo libero di scegliere quale strada imboccare e percorrere. Purtroppo l'uomo, volendo, per così dire, fare concorrenza alla grandezza divina, ha scelto il pieno allontanamento da Lui. Ecco allora la malattia congenita nell'uomo, ecco la ferita aperta che avrà per sempre tristi conseguenze. Ma l'amore di questo grande Padre è immenso ed invia sulla terra il suo Figlio Unigenito per togliere l’ uomo dal fango in cui era caduto, ed innalzarlo a sé per divinizzare l'umanità e renderle la primitiva dignità perduta. Pensate quale grande mistero: la Divinità assume la natura umana, quella originaria, quella che non era stata ancora macchiata da nessuna colpa, per restituire all'uomo la perduta dignità. L' Eterno per far questo in modo naturale si serve di una Donna, la più eccelsa, la più bella fra le donne: Maria, novella Eva. E come per una donna venne nel mondo la morte, così per un'altra Donna venne la Grazia, la salvezza. Nella pienezza dei tempi viene il Messia, il Promesso: per liberare l'umanità dalla schiavitù e dalla morte quale prezzo paga l' Umanità di Gesù! Diventa l'Uomo dei dolori, l'Uomo trasfigurato perché avvenisse in noi quella metamorfosi dello splendore divino perduto e poi riacquistato. La storia della Salvezza è la più grande ed alta, la più bella è nobile storia umana. Dalla Culla al Calvario, dalla predicazione alla Resurrezione, alla discesa dello Spirito Santo su Maria Santissima e gli Apostoli, dalla nascita della Chiesa e dalla sua storia bimillenaria possiamo affermare quanto grande, potente, sapiente ed amorevole è Dio, quanto immenso deve essere lo stupore dell'uomo che nel suo microcosmo deve guardare e protendersi sempre verso il macrocosmo divino. “I cieli narrano la gloria di Dio e l'opera delle Sue Mani annunzia il firmamento”, così possiamo affermare col salmista e dobbiamo inchinare il nostro capo a tanta munificenza. Dio vuole sicuramente tutti salvi e ci attende nel Suo Regno di pace e di amore. Si è rivelato a noi, ci ha lasciato il suo insegnamento e dobbiamo essere certi della parola del Signore che è l'unica a non deludere mai. Ciò deve alimentare ed aumentare la nostra fede, rendere incrollabile la nostra speranza, infuocare la nostra carità lodando e benedicendo Dio con l'universo, cielo terra e mare, perché cresca in noi Dio stesso. Cos'è allora il Paradiso? E’ Dio stesso e stare con Lui è la nostra somma felicità, nient'altro. “Ci hai fatti per Te ed il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”, così ha affermato un Padre della Chiesa, Sant'Agostino. Rifulga e sia presente in noi questa consapevolezza perché Dio è con noi ed in noi. Egli sa bene che siamo deboli e miseri e per questo è sempre Padre di misericordia e di amore, disposto sempre a perdonare quando noi, ricorrendo a false sirene, ci allontaniamo da lui. è necessaria per noi tanta confidenza in Lui. Egli ci aspetta sempre a braccia aperte, ci vuole accanto, bussa alla nostra porta. Sta a noi aprire, anzi spalancare questa porta chiusa alla grazia, chiusa al divino che prima era in noi e poi si è quasi impallidito o scomparso: ecco che egli ci riporta al primitivo splendore, ci dà in abbondanza quanto avevamo perduto prima. Siamo spesso come i discepoli di Emmaus, scoraggiati, avviliti, oppressi e delusi. Ma quando tutto sembrava perduto, ecco una luce rifulgere sui nostri passi, sul nostro cammino così incerto: è Lui che ci viene incontro, che attende paziente il nostro ritorno. Come il cervo anela alla fonte, come il passero al proprio nido, così l'anima mia, o Signore, anela a Te, ha estremo bisogno di Te, Dio vivente e santo, Dio di ogni consolazione! L'anima redenta da Cristo è rinnovata e trasmette parte dello splendore divino a chi l’ avvicina. Ecco i Santi: uomini e donne come noi che hanno capito, con tanto sforzo e sacrificio, l' Amore di Dio e lo hanno trasmesso ai fratelli. Quest’  amore è immutabile, completo e totale, non fa differenze o simpatie. Dio ama ciascuno di noi con lo stesso Amore che c'è fra Padre e Figlio nello Spirito Santo, per cui siamo un tutt'uno con la divinità ed è assurdo oltremodo sapere che l'uomo sia lontano da Dio, lo rifiuti, perché il Padre vuole la felicità del figlio come un albero innestato che porta buoni frutti. Non è immaginabile e tantomeno pensabile essere nell'eternità senza di Lui e lontano da Lui. Mi è tanto logico pensare che solamente la pazzia umana può sostituire il rifiuto di Dio e quindi creare quello che si chiama inferno, cioè un'infelicità eterna perché Dio e la Felicità Eterna. Egli vuole salva tutta l'umanità da Lui creata, redenta ed amata. Com’ è possibile rifiutare l'invito di tanto gran Padre? A te uomo la risposta! è l'argomento più importante dell’ esistenza terrena che passa velocemente ed ogni giorno si muore nel tempo per vivere nell'eternità, ma un' eternità beata. Ecco il problema dei problemi, ecco la nostra riflessione continua, semplice e serena sul tema che deve far parte vitale del nostro essere, la preoccupazione vitale, essenziale che deve sempre avere la precedenza su tutti e su tutto, non dimentichiamolo! Tutta la Teologia cristiana, cattolica e apostolica, ortodossa deve porgere la massima attenzione sull'Amore di Dio verso l'uomo, sul farsi trasportare da Lui. I Santi bruciavano e bruciano d'amore per il Signore, farsi infiammare da Lui significa essere il Suo Specchio, il Suo Splendore e se talvolta, a causa dell'umana miseria, l'opacità dello specchio non offre all'altro lo splendore di Dio, dobbiamo noi essere i primi a fare una profonda pulizia perché ritorni il primitivo splendore, perché brilli la luce per coloro che vivono nelle tenebre e nell'ombra di morte. La notte dello Spirito è stata sempre per i Santi la prova più dura sulla terra, ma è necessaria per essere vivificati e forgiati nell'amore del Padre, è importante passare attraverso la grande tribolazione per essere poi veramente i prediletti ed amati dal Signore. Perché avere timore? Perché chiudersi? Apriamo, spalanchiamo le porte del nostro cuore e della nostra mente a Dio Padre, Signore della Vita perché ci sia per noi la vera vita, ci sia l'ossigeno della Sua Grazia, della Sua Amicizia. Come non essere presi da tale anelito? Come non gioire, esultare per l’ attesa di sì gran Padre? Sta a noi essere docili, essere pronti al richiamo di tanto Amore e Misericordia! O Signore, ci hai fatti per Te ed il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te. Allora vogliamo la gioia, la pace e la felicità? Solo Lui ce la può offrire, solo Lui è la salvezza, la Vita, la Verità e la Via. Dobbiamo stare molto attenti a false offerte di felicità di altre fonti che arrivano dal demonio, nemico numero uno di Dio e dell'uomo. Nel dramma umano, che lungo la storia continua spietatamente il suo cammino e  che mina all'interno l'uomo senza che egli stesso se ne accorga, tutta la forza su cui poggiarsi è solamente Gesù Cristo ed è quello che l'uomo deve capire, convincendosene del tutto. Secondo il mio modesto pensiero, l'inferno c'è per l'uomo che lo vuole veramente, che rifiuta Dio sempre, anche quando ha sbagliato ed il Padre sarebbe pronto a perdonarlo ed a riabbracciarlo. Sia la nostra scelta Dio nostro Padre, anche se figli ingrati, ma pieni di fiducia in Lui. Così soltanto vince l' Amore del Signore Creatore, Redentore e Santificatore e la creatura sarà la lode perenne di Colui che è AMORE.


63. LA TEMPESTA

Chiunque sta navigando e si trova nella malaugurata  situazione di pericolo, dovendo lottare con i flutti del mare per il naturale istinto di conservazione della propria vita, è in una situazione tragica. Egli, se credente, si rivolge al Signore e chiede con tutta la propria forza d’animo,  la salvezza. Signore salvami, aiutami, sto annegando, sto morendo! Certamente se questa salvezza è nei mirabili disegni di Dio, si salva. è importante la salvezza fisica, ma più importante quella spirituale, quante volte la nostra anima è in serio pericolo e noi per nulla lo avvertiamo, forse non attribuiamo quella importanza che si deve e ci lasciamo trascinare in balia delle onde. Perché non vogliamo capire che stiamo per perire? Lontano da Dio non c’è salvezza! Siamo naufraghi e non chiediamo aiuto all’Unico Grande Salvatore Gesù Cristo, le onde possono inghiottirci senza accorgercene e noi inerti, pigri, indifferenti, stiamo a guardare, oppure tante volte ci rivolgiamo a pseudo salvatori, a chi non ci può aiutare, ma addirittura ci trascina nel profondo del mare tanto burrascoso. Tutti navighiamo nel mare dell’incertezza, dello scoraggiamento, della fragilità umana e possiamo affondare senza poter riemergere. è importante imparare a navigare per non trovarci impreparati, ma sempre pronti ad ogni ostacolo perché al soffio dei venti le onde marine non ci inghiottino. Salvaci, Signore, non farci perire, ma prendici per mano per essere al sicuro nella tua barca e poter navigare tranquilli senza paura, senza incertezza perché Tu sei con noi e ci accompagni da un mare all’altro.



62. IL TIMORE DI DIO VERA NOBILTA’

Noi poveri uomini teniamo tanto ai titoli nobiliari ed anche noi Ecclesiastici, ai nostri titoli, ma è tutto fumo, tutto passa, vanità di vanità, tutto il mondo è vanità. Quanta pompa, quanto fumo! E poi… Poi, hai me! Vuoto completo, l'anima si sente povera afflitta, non ha in se una vera ricchezza, vogliamo essere serviti riveriti, io, io, io sono. Che cosa? Un povero tapino e nient’altro! Noi Vescovi, prima della firma poniamo una croce che all’origine era un tau derivante dal greco tapeinòs, tapino, poveraccio. Tutti siamo poveracci. Onori e cariche non ci devono insuperbire ma ci devono far riflettere sulla responsabilità che il Signore, mediante i Nostri Legittimi Superiori, ci da per compiere la nostra missione, per realizzare il bello, il santo, il buono, tutto il resto non vale niente, riflettiamo su questa grande verità, non allarghiamo a ruota come fa il pavone, ma, in piena sottomissione ed umiltà, pensiamo a quello che veramente siamo dinanzi al Signore, non a quello che vogliamo far credere di essere ai nostri simili. è il timore santo di Dio che deve essere nel nostro cuore e nella nostra mente, vivendo alla presenza del Signore con i nostri difetti e con qualche pregio datoci dal Signore. Dobbiamo essere nobili d’animo, non titoli servono ma la nostra completa Cristificazione, il nostro vivere in Lui, con Lui e per Lui. Il Signore Iddio benedica i nostri propositi e ci custodisca.


61. L’UNITA’ DELLA CHIESA DI CRISTO

E’ un tema attualissimo, importantissimo e scottante per tutti coloro che si professano Cristiani e che quindi tali vogliono essere. La Chiesa fondata da Gesù Cristo ed assistita dallo Spirito Santo è o almeno dovrebbe essere un solo corpo formato da tante membra, di cui la testa è Nostro Signore. Nei duemila anni e più di Storia del Cristianesimo e quindi della stessa Chiesa attraverso i secoli, assistiamo a varie divisioni, spaccature, incomprensioni e quant’altro abbia potuto ferire e ferisce questo Corpo sia in Oriente che in Occidente. L’egocentrismo e la superbia dell’uomo hanno sempre prodotto e producono immancabilmente disastri immani. Il Cristianesimo, così diviso e frantumato, quale testimonianza di fede e di amore può offrire a coloro che non sono cristiani, ma che magari vorrebbero esserlo? Nessuna! Purtroppo!...

Allora  noi tutti dovremmo ben meditare le parole di Gesù al Padre: “Come Io e Te siamo una cosa sola, così anche loro, i miei discepoli, siano.” Spesso cerchiamo il ostro tornaconto, non è ciò che vuole il Signore. Ci guardiamo in cagnesco, quasi ci odiamo, mentre ci è chiesto l’amore, l’amore, si intende nella verità, senza compromessi, si, si, no, no! Da diversi anni qualcosa sta muovendosi, c’è un certo dialogo, inesistente in antecedenza. C’è ogni anno l’Ottavario di preghiere e di incontri dal 18 al 25 Gennaio. Secondo me, tutto l’anno è importante che preghino insieme le varie Confessioni Cristiane, che si conoscano meglio e che quello che ci unisce, è tanto, specialmente tra Cattolici Romani e Cattolici Ortodossi, vale pure per altre Confessioni, sia un punto di partenza per discutere su ciò che, purtroppo, ci separa ancora. è necessario, però, che nelle nostre discussioni, tavole rotonde o altro, sia presente Nostro Signore Gesù Cristo. Egli e non altro sia il perno, il cardine del nostro confronto e del nostro dialogo. Dopodichè esaminiamo ciascuno di noi la nostra condotta, la nostra Amicizia con Dio e con prossimo. Convertiamoci per poter essere veramente trainanti verso il Nostro Capo, il Signore, e suonare magari sinfonie diverse, ma convergenti nella piena armonia. Questo è quanto mi auguro che possa avvenire nella Chiesa di Cristo, a questo ogni anima innamorata di Dio e della Chiesa deve tendere. 

 

60. STORIA MONASTICA

 

 

I primi cristiani conducevano una vita veramente evangelica ponendo i loro beni in comune, portando gli uni i pesi degli altri e quindi ubbidendosi a vicenda e vivendo la castità matrimoniale e quella verginale per chi voleva osservarla. I consigli evangelici pertanto erano dai più osservati, memori sempre di quanto Gesù affermò al giovane che voleva condurre una vita perfetta. Egli sente dirsi da Gesù di osservare i comandamenti, cosa che pare già facesse, ma “Se vuoi essere perfetto” - ribadisce il Signore – “vendi tutto ciò che hai, dallo ai poveri, vieni e seguimi”. Il giovane si rattrista, la storia si ripete in tanti giovani di questo secolo. Una vita ascetica condotta dalla comunità degli Esseni fu conosciuta probabilmente da Giovanni Battista. Ma è Antonio che, colpito alla lettera dalla frase evangelica già enunciata, lascia tutto e si ritira nel deserto per condurre vita eremitica e più si addentra, maggiormente tanti discepoli lo seguono. Così dicasi di San Paolo I eremita. Iniziatore della vita cenobitica è San Pacomio, il quale istituisce grandi Lavre, sia per uomini che per donne, e sotto la guida dell' abate del monastero si conduce una vita di lavoro e di preghiera. Basilio il Grande organizza i monasteri in città ed istituisce la Basiliade, dove vi sono scuole, ospedali, eccetera. Ecco che si va ordinando la vita monastica nella triplice forma: eremitica (da solo), cenobitica (vita comunitaria perfetta), idioritmica, per cui i monaci lavorano all'esterno del monastero e all'interno sempre seguendo e praticando i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, nonché mantenendo la stabilità nel proprio monastero. In Occidente abbiamo forme di vita monastica con Colombano, Eusebio, eccetera, ma il Patriarca del monachesimo occidentale è San Benedetto che con la sua regola, molto equilibrata, getta le fondamenta per una schiera di monasteri e monaci che saranno nei secoli luce per la fede e faro di civiltà. Poiché l'uomo, anche il consacrato, è debole, mutevole e misero, si hnano nei secoli varie riforme monastiche della vasta famiglia benedettina. Basta accennarne alcune: quella dei Cistercensi, dei Camaldolesi, dei Silvestrini, dei Vallombrosani, eccetera. Nella Chiesa latina in ordine cronologico abbiamo prima i Canonici regolari (Lateranensi, Premostratensi), poi i monaci (con le varie riforme su accennate), seguono gli Ordini mendicanti (Francescani, Domenicani, Carmelitani, Trinitari, Mercedari, Servi di Maria eccetera. Da ribadire che mentre i monaci conducono una vita contemplativa e risiedono in monastero o cenobio o Abbazia, i Frati dimorano in convento e conducono una vita mista di contemplazione e di apostolato, mentre i Chierici Regolari, le varie Congregazioni moderne e gli Istituti secolari conducono una vita attiva di apostolato. Tutto questo variegato panorama di vita consacrata ci dice come si può seguire il Signore in svariate forme a seconda della chiamata, l’ importante è lavorare per la propria e altrui santificazione e per il regno di Dio. Le varie regole del Monachesimo, dell'Ordine, della Congregazione  o dell'Istituto a cui ciascuno appartiene, sono mezzi idonei per realizzare tale ideale.

Allora è interessante conoscere le varie forme di vita consacrata per sapere quali sono le vie che aiutano a realizzare quanto ci pregiamo e quanto soprattutto il Signore vuole da noi. Studieremo le varie tappe e forme di vita consacrata sia in Oriente che in Occidente per avere una conoscenza proficua su questa grande ricchezza che possiede la Chiesa, nostra Madre, sia in Oriente che in Occidente.


59. LA TRISTEZZA

 

 

Quante persone, quante cose, quanti avvenimenti rendono triste e malinconica una persona! Quante sono le cause materiali, morali, affettive, spirituali che portano la mente ed il cuore di una persona al buio totale, alla depressione, allo scoraggiamento. A volte siamo tanto indifferenti, tanto piccini e meschini, basterebbe però poco per ridare il sorriso al prossimo, per offrirgli almeno serenità e pace; si potrebbe dare anche gioia e felicità, almeno uno scazzo, una parvenza. Quanto egoismo regna in noi! Come siamo lontani dall'amore di Dio quando non sappiamo darlo al nostro simile. O anima triste, affannata, desolata, depressa e scoraggiata, alza la tua testa in alto, fissa gli occhi al cielo da dove la rugiada e la manna scenderà per coprirti di quella consolazione che gli altri non sanno o non vogliono darti. Canta, suona e danza perché Cristo Signore è con te e se Egli è con te, chi potrà essere contro di te? Abbi fede, giubila ed osanna al tuo Signore e Creatore!

58. A TUTTI VOI GIOVANI

 

Lodate e benedite, ringraziate il Signore per il grande dono della vita fisica e spirituale. Voi, primavera della vita, grande speranza della società e della Chiesa, riflettete bene sul grande compito che vi attende, per la missione alta e nobile cui il Creatore vi ha destinati e che dovrete realizzare nel migliore dei modi. Siete come snelli e leggeri alberelli ed avete estremo bisogno di un appoggio vitale per crescere bene e prepararvi a formare nel prossimo domani una società più giusta e coscienziosa, soprattutto timorata di Dio. State lontano dalla droga, dal fumo, dall’ alcool, da tutto ciò che può allontanare da Dio. La ragazza o il ragazzo sia per ciascuno di voi una persona da rispettare in tutti i sensi e non un semplice oggetto da usare. Imparate a conoscere e ad amare il compagno o la compagna della vostra vita se vi sentite chiamati al matrimonio, onde formare una famiglia sana e cristiana, accettando i figli che Dio vorrà mandarvi come una grande benedizione. Siate educatori di voi stessi per essere un domani veramente genitori ed educatori dei vostri figli. Se qualcuno di voi sentisse una particolare chiamata del Signore per essere tutta la vita sul servizio, come suo ministro e dispensatore dei divini Misteri, non abbia paura, coltivi questa particolare vocazione con la preghiera e la direzione di un padre spirituale. Vale veramente la pena consacrarsi al Signore o da sacerdote o da Monaco, oppure abbracciando ambedue le vocazioni. Al servizio del Signore si sta bene e si vive felici anche nel dolore e nelle difficoltà. Non sprecate gli anni più belli della vostra vita in cose del tutto futili, ma impiegate il vostro tempo nello studio e nel lavoro, che è preghiera se compiuto bene, così da amare Dio nel prossimo che si serve. Siate sempre l' aurora fresca e vellutata, le sentinelle sempre pronte al minimo cenno di Colui che regge e governa l'universo. Il Signore Iddio volga il suo sguardo su tutti voi, figli amatissimi, vi illumini, vi protegga e vi benedica per offrire all'intera società e alla chiesa tutta la freschezza ed il buon odore delle vostre virtù cristiane.


57. LA SACRA SCRITTURA

E’ il Libro dei Libri per eccellenza ed è composto da più libri, infatti: ta Biblia, dal greco, significa i libri, divisi in due parti: Vecchio e Nuovo Testamento. Vi sono libri storici, sapienziali, allegorici etc… Sono libri ispirati e quindi Parola del Signore .  Tante verità nono racchiuse in essi ed hanno valore eterno, quindi immutabile. I Testi della Sacra scrittura sono tanto diffusi, ma poco e niente conosciuti. Tanti Cattolici Romani e tanti Cattolici Ortodossi ne ignorano il contenuto o hanno una conoscenza del tutto superficiale, non consona ad un Cristiano e quindi ad un credente.  I  Testi Sacri sono basilari per la nostra vita, punto di partenza e di arrivo, necessario ausilio per il nostro cammino. Tanti non sono interessati e pensano che la Sacra Bibbia sia un romanzo, una storiella da raccontare ai bambini o ai sempliciotti. Non è così! Il mondo della riforma protestante ci insegna, a modo suo, che la conoscenza approfondita è molto importante, cosa che noi Chiesa d’Oriente e d’Occidente non  facciamo. Occorre da parte del Clero e dei Fedeli uno sforzo costante di buona volontà per capire la Parola di Dio. Siano preparati i Docenti e disponibili nell’ascolto i Discenti, diversamente, le  Sette avranno il sopravvento, essendo grande la nostra ignoranza ed indifferenza. Per capire e vivere quanto il Signore ci insegna tramite i libri ispirati della Sacra Scrittura occorre seria preparazione da parte di chi ci insegna, piena disponibilità da parte di chi impara. Punto di partenza è lo studio della Parola di Dio per poterla poi vivere nella vita quotidiana come testimonianza cristiana. Se non si conosce non si può amare e se non si ama ogni nostra azione soffre di indifferenza, apatia e disinteresse come se non ci appartenesse il tenere in gran conto quanto il Signore ci insegna. Questa insensibilità potrebbe essere la nostra rovina, andando alla deriva come una nave senza nocchiero, come un discepolo senza maestro. Occorre la massima sollecitudine da parte nostra specialmente da parte degli educatori in genere, ma soprattutto da parte dei Vescovi e dei Sacerdoti che hanno il dovere di pascere il gregge loro affidato. Prima si conosce e poi si apprezza, si stima e si ama, se ciò è vero per quanto riguarda le creature in genere, quanto più per le cose che riguardano il Creatore? Non dormiamo più, vigiliamo su noi stessi e sui nostri figli, sulle nuove generazioni che tanto hanno bisogno del nostro aiuto, supportiamole con slancio e determinazione perché esse, primavera della vita, siano i nuovi germogli germinati dall’amore materno e paterno di chi ha offerto la propria vita per l’Amore di Dio e dei Fratelli.  

 

56. STORIA DELLA CHIESA

La Chiesa, fondata da Gesù Cristo, ha oltre duemila anni di storia.  è molto interessante conoscere profondamente come attraverso i secoli si è sviluppata, tale storia comprende l’umano ed il divino che si realizza in ogni creatura umana, figlia di Dio. Lo Spirito Santo che guida tutta la Chiesa attraverso il tempo e lo spazio, opera meravigliosamente in tante anime che sono lo splendore di Dio nel Corpo Mistico di Cristo, sono i Santi che in tutti i tempi  hanno offerto testimonianza di vita Cristiana con il loro esempio e la loro parola. Non bisogna meravigliarsi se nel Clero, Vescovi, Preti etc…e nel laicato ci siano stati, ci sono e ci saranno, purtroppo, degli esempi poco edificanti. Gesù ha scelto Dodici e purtroppo fra essi c’era Giuda che continua la storia poco edificante contro Gesu Cristo e la sua Chiesa, c’è il Demonio molto attivo che lavora sempre contro la Luce Divina, Egli insieme al mondo rappresenta le tenebre, il male, il peccato, anche presso i battezzati, i figli di Dio che non vogliono essere con Lui. La debolezza umana è fonte indirettamente di salvezza, per cui si può affermare: “o felix culpa!(o felice colpa)” la Chiesa è lacerata da divisioni che disgraziatamente continuano nel tempo, è tutto frutto della ferita del peccato, del nostro egoismo. Nonostante tutto, lo Spirito Santo conduce la Chiesa che vivrà fino alla fine dei tempi, come Gesù, il Fondatore, ci ha promesso. Allora è appassionante e vivificante studiare le varie tappe della Chiesa militante per non fermare mai il nostro combattimento spirituale che sarà fino alla fine della nostra vita terrena.

 

55. TEOLOGIA MORALE

è una disciplina molto delicata che riguarda i comportamenti umani secondo l’osservanza della Legge Divina, naturale impressa nel cuore di ciascuna persona. Il peccato ha sconvolto il piano divina e l’uomo è diventato schiavo di se stesso, così è venuta a crearsi una problematica molto complessa. Ogni atto umano che contraddice la legge divina è un allontanarsi automatico da Dio Nostro Padre. Egli, nonostante tutto, è sempre per noi Padre di Misericordia e di Amore, perdona sempre, attende sempre. La Teologia morale non riguarda sempre la proibizione di atti contrari alla legge Divina, ma comprende cose positive, non basta evitare il male, è necessario operare il bene e se questo bene non si realizza si ha veramente un Vulnus, una ferita che è insanabile a volte, per il nostro spirito. è importante imparare l’equilibrio, non vedere in ogni cosa il peccato, si creano gli scrupoli che costituiscono una vera e propria malattia, non si vive sereni, si è agitati e ciò coinvolge chi ci circonda e nemmeno si deve essere lassi, tutto è lecito e viene scusato, niente offende Dio e la nostra coscienza. Bisogna percepire il senso del male, della colpa che non ci tranquillizza. E l’indifferenza? Anch’essa è una grave colpa; Quia nec calidus, nec frigidus es, incipiam te evomere ex ore meo, poiché non sei né caldo né freddo, incomincerò a vomitarti dalla mia bocca, dice Spirito Santo. L’equilibrio e la discrezione devono guidare i nostri comportamenti perché le nostre azioni possano piacer a Dio. C’è poi la casistica morale che può riguardare tutti, ma in  modo particolare i Sacerdoti e quindi gli aspiranti al Sacerdozio, riguarda la Direzione Spirituale e la Confessione, cose tanto delicate che possono decidere sul cammino spirituale di un’Anima. Tutto ciò, in sintesi, riguarda lo studio della Teologia morale




54. LA PEDOFILIA

“Chi scandalizza uno di questi bambini è bene che si metta una macina al collo e si butti nel profondo del mare.” Sono parole tremende pronunciate da Nostro Signore per queste persone che evidentemente arrecano un danno enorme alla comunità cristiana ed alla società. Certamente verso queste persone bisogna usare molto rigore perché non continuino ad arrecar male e perché sia di monito agli altri. Bisogna in qualche modo aiutarli per preservare i bambini da ogni male, ma nello stesso tempo bisogna usare ogni cautela per proteggere i più piccoli. Far perdere l’ innocenza ai fanciullo è cosa gravissima e quindi dobbiamo attentamente vigilare perché non avvenga il peggio. Bisogna custodire tanto i nostri bambini, rispettarli ed amarli secondo il cuore di Nostro Signore che ha detto: “Lasciate che i pargoli vengano a me.” Tutta la nostra attenzione sia verso i futuri cittadini che devono crescere in sapienza,  bontà e nell'amore di Dio e del prossimo. La nostra pronta vigilanza ed il nostro aiuto sia benedetto dal Signore.



53. LO STUDENTE

è un giovane che si prepara per offrire a se stesso e alla comunità un vero servizio dopo aver appreso tante nozioni ed approfondito nella disciplina scelta le complesse problematiche. Deve essere ben preparato ed atto nel contribuire al buon ordine della società ed alla realizzazione di certi ideali. Occorre una seria ed oculata preparazione, un impegno non indifferente. Egli si dedica ad un lavoro intellettuale, come l'operaio a quello manuale perché la comunità possa avere servizi adeguati. Egli non deve perdere tempo, ma dedicarsi allo studio con tutte le forze, ogni campo richiede preparazione e specializzazione. Certamente una volta terminato il ciclo degli studi non può pretendere di essere assunto nel settore per il quale è preparato, ma deve pazientare accettando quello che gli è offerto in quel momento con spirito di adattamento, per arricchirsi facendo tante esperienze, in modo da trasmetterle, a suo tempo, agli altri. Non sempre tanti giovani posseggono questo spirito di adattamento e spesso sono indolenti e pigri, non cercando un lavoro che possa almeno renderli autonomi. La pigrizia, il non far nulla, conduce all’ ozio ed al peccato. Allora i genitori, gli educatori di questi giovani devono sempre spronarli ad essere solleciti ed attivi, facendo loro capire che tutto è per il loro esclusivo bene. Purtroppo non sempre così, sappiano che la loro è una grande responsabilità e ciascuno di noi deve assumersi la propria.

 

 



52. IL PIANTO

 

Si può piangere per dolore, sofferenza e quant'altro turba una persona. Certamente siamo in questa valle di lacrime ed è quindi tutto un pianto giustificato, ma a volte procurato da noi stessi in quanto costruiamo o ampliamo tante volte i nostri guai. Ma si piange anche per la gioia procurata dal prossimo o direttamente da Dio. è bello piangere, non solo per i nostri peccati, ma per la misericordia e l'amore infinito di Dio per noi. Certamente il pianto in qualsiasi momento della nostra vita procura emozioni che si riflettono sul nostro spirito e sul nostro fisico. Alcuni Santi avevano il dono delle lacrime perché comprendevano i doni immensi elargiti da Dio. Noi dobbiamo piangere i nostri peccati, le nostre miserie, la nostra pochezza dinanzi alla grandezza e onnipotenza divina. Non dobbiamo lasciarci condizionare dagli eventi transeunti di questo mondo.

Chiediamo al Signore di piangere soprattutto il nostro peccato perché è la più grande nostra disgrazia.

 

51. L' ESAME DI COSCIENZA

 

Ogni essere umano nelle proprie azioni può sbagliare, a volte di proposito, altre volte per debolezza. è giusto e doveroso che ciascuno di noi alla fine della giornata ci esaminiamo sul nostro operato e vedere se abbiamo peccato contro Dio, il prossimo e noi stessi. La mancanza di questo esame, non sono facilita la reiterazione degli sbagli già commessi, ma quasi ci autorizza a perseverare nell' errore come se fosse una cosa del tutto normale e ciò, è a dir poco, diabolico perché la nostra coscienza non prova più rimorso alcuno.  E’ opportuno riflettere su questo tema così importante, altrimenti ogni cosa riprovevole diventa lecita. I Santi Padri ci invitano a meditare per fare pulizia nel nostro animo onde poter avere Cristo in noi e portarlo agli altri. Soltanto così, con la nostra coscienza pulita, possiamo dirci ed essere veri cristiani.


50.  l a   t e r r a

 

 

Essa è un dono di Dio all'uomo perché possa coltivarla e nutrirsi dei suoi frutti. Il contadino se ne occupa in modo particolare, ma noi tutti dovremmo essere un po' contadini, sia per ricreare nella fatica il nostro corpo, sia per capire chi in qualche modo contribuisce al nostro sostentamento e spesso non è capito ed è sfruttato. Dobbiamo capire che tutto ci viene dalla terra che noi spesso non rispettiamo, alteriamo la bontà dei frutti e mangiamo verdura, frutta e quant'altro inquinato che produce in noi conseguenze disastrose per la nostra salute. Spesso l'uomo per guadagnare di più altera le cose con effetti devastanti. Si tratta sempre di interrogare la nostra coscienza per capire se siamo a posto, se osserviamo la legge naturale che è legge divina. L'inquinamento è così disastroso da produrre malanni e la morte. Ci comportiamo da persone poco intelligenti, vogliamo cambiare l'ordine naturale, ci vogliamo sostituire a Dio ed ecco le conseguenze quali sono. Dobbiamo capire che qui siamo pellegrini che devono raggiungere la meta ed il nostro pellegrinaggio deve essere ordinato anche perché il Signore ci chiede racconto del nostro operato. C'è posto per tutti e la terra da coltivare bene è per tutti, non usurpiamo i diritti altrui credendoci solo noi i detentori di tanti doni elargitici da Dio: dobbiamo essere sempre disponibili e mai rinchiuderci in noi stessi come un riccio. Soltanto così il nostro cuore gioirà, il nostro animo godrà di tanta serenità.

 

49.  l a   n o t t e

 

Il giorno formato da ventiquattro ore costituisce per l’ uomo una parte di lavoro ed un' altra di riposo. Si dorme e si riposa per ritemprare le forze onde poi riprendere con maggior lena le fatiche quotidiane. Tante persone lavorano la notte e tante altre però si divertono, vegliano spesso per motivi futili quando a volte c'è anche il peccato. C’ è però una terza parte che veglia nella preghiera e pensa a coloro che dormono o peccano. La notte è propizia per la riflessione, il raccoglimento e quant'altro aiuta nell’ essere uniti a Nostro Signore. Il tempo notturno, come anche quello diurno, è prezioso per l’ uomo perché aiuta lo spirito e costituisce una preziosa arma per combattere tutti i nemici. Nella notte le potenze umane riposano, si può ammirare il cielo, come tutte le altre bellezze della natura, con maggiore attenzione. Purtroppo nella notte gente distratta e poco presente a se stessa combina tanti guai e spesso fa male agli altri. Bisogna correggere la propria condotta per fare ogni cosa a suo tempo affinché non accadano spiacevoli  avvenimenti. Ogni nostra azione sarà esaminata da Dio nostro Padre e se non dovesse corrispondere alle sue leggi sono guai per l'uomo. Dobbiamo abituarci a compiere ogni nostro atto nell' orbita dell'ordine divino. Soltanto così saremo accetti al Signore e vivremo tranquilli.



48.  IL CARCERE

 

 

 

è un luogo di sofferenza e di dolore, di espiazione per gli sbagli commessi ed è anche penitenza per i propri peccati. Deve essere un luogo di riabilitazione, di pieno reinserimento poi nella società, in modo che la persona, dopo aver compreso di aver sbagliato, riprende il cammino della retta via. I responsabili di questo istituto di penitenza devono riflettere sulla responsabilità che hanno  e quindi agire di conseguenza. C'è anche il problema della vivibilità del carcere: è vero che è un luogo di espiazione, pur tuttavia bisogna che ci sia igiene, spazio vitale, insomma che pur nella penitenza si possa respirare e che la dignità della persona sia rispettata. Nel carcere ci sono i colpevoli, purtroppo anche tanti innocenti che non meritano alcun castigo. La giustizia deve essere più sollecita, non solo, ma coscienziosa, retta;  non si può condannare una persona per crimini mai commessi. Quale responsabilità  hanno quindi gli avvocati ed i magistrati! Si ricordino che un giorno dovranno rendere conto alla giustizia divina. Il carcere è una clausura forzata che per alcuni è giusto e doveroso, mentre per gli innocenti non deve esistere in alcun modo. è nostro dovere pregare, soprattutto per gli innocenti, ma anche per chi ha sbagliato, perché sia toccato dalla Grazia divina. Ricordiamoci che visitare i carcerati è un'opera di misericordia. Aiutiamo in ogni modo gli erranti, il signore ne terrà conto del nostro soccorso materiale e spirituale.




47. L'ANZIANO

 

è una persona che ha lavorato e si è sacrificata per tanti anni a favore della famiglia e della società in genere, nonché per la Chiesa ed i fratelli, se credente. Ha diritto ad un meritato riposo e deve essere rispettato, assistito ed amato. Il giovane deve attingere dall'anziano l'esperienza acquisita negli anni e deve far tesoro di quanto gli suggerisce e consiglia. La storia ci insegna che l'uomo di una certa età può senz'altro aiutare i propri figli e nipoti per il loro bene e per il bene della comunità. L'anziano ritorna in un certo senso bambino, ecco perché sta bene con i nipotini e con i bambini in genere. Allora giovani, ricordatevi di comportarvi bene con coloro che hanno lavorato e sofferto per tanti anni della loro esistenza. Siano aiutati spiritualmente e fisicamente perché tu giovane ora puoi andare dove vuoi, da anziano ti condurranno altri dove tu non vorrai. L'uomo vicino al termine della propria vita terrena deve essere aiutato ad un felice transito dalla Gerusalemme terrena a quella celeste.



46.  CRISI MONDIALE

 

Oggi ci si preoccupa giustamente della crisi che stiamo vivendo e che riguarda tutto il globo terrestre. Questa crisi ha un duplice aspetto: materiale e morale, l’ una è riferimento all'altra. Se non c'è giustizia, se non c'è moralità, tutto è permesso ed i potenti del mondo ed anche i meno potenti hanno libero campo nel truffare, rubare per arricchirsi a scapito della povera gente. Tutto ciò crea inquietudine, inimicizie e guerre, compreso il terrorismo e non si sa dove si va a finire. Per sporchi ed illeciti guadagni tutto si può fare e gli stessi potenti e prepotenti ne subiscono le amare conseguenze. I valori civili, morali, spirituali sono capovolti ed è un vivere da animali irragionevoli. Pur non volendo essere pessimisti, si configura una catastrofe mondiale perché l'uomo sragiona e si sente il dominatore dell'universo: purtroppo non c'è più ordine nel creato e tutto il disordine è causato dallo stesso uomo che dovrebbe esserne il custode. Corriamo ai ripari finché siamo in tempo, altrimenti saranno guai di una portata irreparabile. La coscienza dell'uomo deve comprendere tutto il male commesso il nome del dio denaro che assolutamente non crea felicità, anzi è piena infelicità dei ricchi in un senso, e nell'altro dei poveri: la disperazione può bussare alla porta degli uni e degli altri. Se vogliamo un mondo migliore è l' uomo sano nel corpo e nell'anima, dobbiamo  lavorare seriamente per una nostra radicale trasformazione  civile e cristiana. Uniamo le forze per far cambiare rotta alla nostra barca che rischia di affondare. Il Signore benedica i nostri sforzi, aiuti i coraggiosi perché l'umanità risorga a nuova vita ed acquisti il primitivo vigore offertole da Dio mediante la sua Redenzione.



45. IL CHICCO DI FRUMENTO

 

Osserviamo il piccolo seme che, messo nella terra, muore per dare nuova vita a tanti altri chicchi che formano una spiga. Così avviene per quanto concerne il seme umano, dal quale viene una nuova creatura che crescendo diventa un essere già composto di anima e di corpo. Quale grande mistero la vita che solo Dio può dare con il contributo dei genitori! Ecco il frutto dell'amore di due esseri, uomo e donna che, con l'intervento dell'aiuto divino, moltiplicano la specie umana; la stessa cosa avviene in natura per tutti quanti gli esseri viventi. L'uomo, dotato di intelligenza e razionalità, non deve stravolgere i disegni divini. A volte ci prova, ma si ritrova nella sua grande incapacità e limitatezza e ciò dovrebbe fargli capire con umiltà  la sottomissione al suo Creatore e Signore. Dobbiamo rispettare e collaborare, in quanto creature, con il nostro Padre e Signore. Il chicco di grano darà il suo abbondante frutto se curato e coltivato. La nostra vita è rinnovata quando facciamo marcire e ridurre a nulla le nostre passioni disordinate, soprattutto il nostro inveterato egoismo. Dobbiamo armarci di tanta pazienza anche verso noi stessi per poter persistere nel combattimento arduo e costante perché dal chicco di grano possa sorgere una bella spiga.

 

 

 

44. LA PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE GESU CRISTO

 

 

è un evento unico e singolare. Il Creatore diventa creatura, assume la natura umana per elevarla al rango divino, si fa obbediente fino alla morte ed alla morte di croce. In nessun' altra religione avviene questo, anzi si parla di un Dio lontano, mentre nostro Signore nella sua umanità è uno come noi, eccetto il peccato. Per distruggere nella sua creatura questo cancro proveniente dalla superbia della stessa, si rende uomo umile, sta in mezzo a noi per ridarci la vita perduta ed essere nostro compagno, nostro medico, nostro amico, nostro tutto. è la più grande ispirazione compiuta a nostro favore, per il nostro esclusivo amore. Quale grande meraviglia e stupore, un Dio che si annienta, che soffre e muore sulla croce, che da un obbrobrio prima, diventa poi l'albero della salvezza. Come siamo fortunati per l'amore di Dio dimostrato nei nostri confronti, noi poveri, miseri, quanta gratitudine dobbiamo avere. Ecco perché tutta la nostra vita deve essere un continuo inno di lode e di ringraziamento a Cristo Salvatore. Noi nel nostro piccolo, con le nostre sofferenze, con i nostri dolori dobbiamo partecipare alle sofferenze di Gesù Cristo perché siamo con Lui e con noi un unico e solo corpo, il corpo di Cristo!

 






43. LE BEATITUDINI

 

Sono un programma di vita cristiana dettato dallo stesso nostro Signore sul monte chiamato il Monte delle Beatitudini. è un magnifico elenco di verità per coloro che amano veramente il Signore. Il Signore non promette ricchezze materiali e quanto il mondo ed il demonio ieri oggi e domani offrono, ma gioia, pace, serenità nel dolore, nella sofferenza, nella persecuzione per il Suo Nome. Il nostro atteggiamento deve essere di disponibilità nel compiere la volontà del Signore. Egli ci ha elencato le varie situazioni nelle quali dobbiamo assumere una decisa posizione nel dire sì e quindi operare di conseguenza. La nostra vita sarà quella che vogliamo, poiché ciascuno è artefice del proprio avvenire. Poiché noi Cristiani dobbiamo lavorare e prepararci per il Cielo, sulla terra la nostra esistenza deve rispecchiare quello che vogliamo essere dinanzi al Signore. Beati veramente coloro che ascoltano la parola del Signore e la mettono in pratica. Il Signore ci vuole nella gioia e continuamente regala la sua felicità, spetta a noi saperla accogliere per poi saperla possedere. La nostra tristezza, con Gesù si muterà in letizia, i nostri pensieri vicini a Dio subiranno un mutamento formidabile. è Cristo che regna in noi, è Lui solamente la salvezza. Si capisce che per meritare quanto è promesso bisogna tanto lavorare, patire e soffrire per essere veramente somiglianti a Gesù Cristo. Le Beatitudini a coloro che veramente  e radicalmente seguono il Signore si addicono, diventando parte integrante e viva del Corpo Mistico. Nel cammino della nostra vita terrena dobbiamo ben comprendere che essere con Cristo si canta sempre vittoria e si è sereni, in pace con Dio e col prossimo. Sforziamoci quindi nello specchiarci in questo prezioso panorama. Sono parole del Nostro Salvatore che devono segnare il nostro cuore e la nostra mente e nello stesso tempo ci devono aiutare nel proseguire un cammino di fede e di amore.

 

42. IL SECOLARISMO

 

 

Con la scusa dell’ aggiornamento, del passo con i tempi, di tante cose si dice che non sono essenziali. Clero e fedeli non si accorgono che si allontanano dalla Legge del Signore per seguire i dettami di un certo modernismo. Anche da parte di qualche Sacerdote si afferma che il Diavolo non esiste, è una favola o nella migliore delle ipotesi è il simbolo del male. Allora si segue una certa moda mondana. Si entra in Chiesa vestiti indecentemente, il Sacerdote celebra di corsa perché impegnato altrove, si ammettono tante cose contrarie alla morale cristiana in nome dell’ aggiornamento. I seminari sono vuoti, ugualmente le case religiose, non decollano le nuove leve. Si pensa che mitigando la disciplina le vocazioni siano tante. è sbagliato perché chi per vocazione sceglie il seminario o il monastero, convento ecc.,  deve essere conscio delle rinunce necessarie che dovrà inevitabilmente fare. Invece non è così. Si perde la sacralità e regna il secolarismo, la mondanità, con la scusa di poter avvicinare più facilmente le persone. Non è così, la gente si allontana perché non vede nel clero uomini capaci di trasmettere la luce divina. Riflettano i Vescovi ed i Superiori degli ordini religiosi e congregazioni religiose. Bisogna rinunciare al mondo per essere tutti del Signore, persone autentiche di vera fede cristiana perché possano dare agli altri quello che il mondo non può dare.

 

 41. IL CUORE UMANO

 

 

è la sede di ogni sentimento e di ogni movimento umano. Come è il motore vitale per il corpo, così è ugualmente per lo spirito. Da esso parte ogni passione, buona o cattiva che possa essere, in esso si intreccia ogni virtù e vizio, da esso parte il vero amore così come il disordine che attanaglia tante anime. Esso è un' arma a doppio taglio, dipende tutto dalla guida dell'uomo. Il cuore è sede di affetti e di gioia e dolore, batte per amore o per odio, finché batte c’ è vita, ma bisogna ordinare questi battiti per cause nobili e sante. Bisogna avere il senso dell'equilibrio perché esso non sia occupato da cose frivole ed inutili, ma pulsi per cose grandi e durature. Il cuore del cristiano deve essere rivolto a cose grandi e durature. L'amore che parte da esso deve irrorare l'animo umano di cose degne ed utili a se stessi ed al prossimo. Il cristiano deve ardere d’ amore di Dio, deve bruciare come il ferro nel fuoco perché Dio possa plasmarlo a suo piacimento. I Santi tutti erano, sono e saranno infiammati da questo Amore che lascia un segno indelebile in ciascun ed in tutti, purchè ci sia un grande anelito e slancio.







40.  LA SAPIENZA

 

Non vogliamo parlare della sapienza effimera del mondo, ma della sapienza divina che è nell’uomo timorato del Signore. L’uomo veramente sapiente non attinge dal mondo, bensì da Dio e tutte le sue azioni sono impregnate del sigillo del timore di Dio. Egli agisce continuamente alla presenza del Signore e nessuna azione offende minimamente alcuno. Il vero sapiente è umile ubbidiente, caritatevole, paziente, dolce ed accondiscendente, si capisce nel bene. Egli non si adira, ma agisce con saggezza, non dimenticando mai l’insegnamento del divin Maestro. I Santi c’è lo hanno insegnato offrendoci lezioni indimenticabili ed ineccepibili per noi che siamo tanto lontani dall’agire secondo i dettami cristiani. Il nostro tornaconto, il nostro egoismo ci suggerisce di sopraffare il prossimo, di tenere in gran conto noi stessi lasciando gli altri nel dimenticatoio. Siamo perciò persone squallide, indegne del nome di cristiani, non comprendendo che così facendo ci allontaniamo da Dio e dai fratelli. Se vogliamo che il Signore stia accanto a noi dobbiamo adottare il metro di Dio che è ben diverso da quello degli uomini. Quante lacerazioni, divisioni, inutili cause e guerre che potremmo evitare se adottassimo la sapienza che il Signore sempre suggerisce a tutti noi ben sordi al suo continuo richiamo. Ci facciamo trascinare da falsi luminari, da maestri che ingannano il nostro animo, offuscano la nostra mente, abbruttiscono ed induriscono il nostro cuore, impassibili ai richiami dell’Eterno. La nostra non è per nulla sapienza, ma stoltezza che ci farà star male e ci condurrà alla perdizione. Il Signore è paziente e misericordioso, longanime, attende, attende sempre il nostro ritorno, è il Padre che sta a braccia aperte ed attende il figlio disperso perduto, ma che è pronto a ritornare, e pronto a cambiare completamente vita perché ha capito dovè la vera sapienza, dove c’è amore , pace e serenità, protezione col Manto di un Padre che ama ardentemente il figlio che si è allontanato, ma che ha compreso il proprio cuore, che ha sperimentato quanto è brutto essere lontano dalla fonte dell’amore e della gioia. Temiamo ed amiamo il Dio vivente perché possiamo veramente comprendere il principio della sapienza!

 

 

39.  CHI SEMINA NEL DOLORE RACCOGLIE NELLA GIOIA

 

La vita sulla terra è un continuo combattimento perché senza sacrificio, senza abnegazione non si costruisce nulla. Chiunque desidera realizzare un sogno nella propria vita, chi anela ad una meta sa benissimo che è un cammino molto difficile e che bisogna impegnare costantemente le proprie forze per ottenere un risultato. Ciò vale per ogni cosa e a maggior ragione nel campo spirituale. Chi semina un chicco di grano raccoglierà una spiga, chi fa fruttificare i propri talenti sa che avrà moltiplicate le proprie ricchezze e se dobbiamo proprio tenere ad una ricchezza infinita, ad una felicità senza tramonto dobbiamo soffrire nel dolore, nella fatica ed il Signore vedendo i nostri sforzi saprà ricompensare il nostro lavoro, il nostro sudore sarà asciugato perché abbiamo saputo lavorare ed abbiamo imparato ad amare ed a costo di ogni duro sacrificio siamo arrivati alla meta. E’ legge naturale saper acquistare giorno dopo giorno quanto vale la pena ed il Signore benedice, accetta la nostra buona volontà ed esaudisce secondo il suo Divin volere i nostri santi desideri di pace, di amore, libertà, serenità. Soprattutto i giovani oggi devono comprendere che assolutamente non si puo’ mai avere tutto e subito, ma bisogna pazientemente attendere mediante la fatica costante per poter raccogliere i frutti del proprio lavoro con cuore sincero e retta intenzione e poi secondo una gerarchia di valori perché qualcosa va preposta ad un’altra. Il dolore, la sofferenza spesso bussano alla nostra porta per avvertirci che sta a noi affrontare i problemi con pazienza e semplicità perché la realtà è una somma di intense fatiche che attraverso il tempo e lo spazio ci offriranno i frutti della gioia saputa conquistare. Per non trovarci a mani vuote dobbiamo operare mentre abbiamo il tempo a nostra disposizione perché altrimenti poi sarà troppo tardi e ci accorgeremo di non aver realizzato nulla di buono, di bello e di Santo. Seminiamo ora per raccogliere domani con gioia ciò che ci è costato tanta fatica, tanto sacrificio e vedremo poi che ne è valsa veramente la pena. Capiremo che dolore e gioia si abbracceranno perché l’uno non esclude l’altra, anzi deve necessariamente includerlo. Combattiamo la buona battaglia per vincere e conquistare i tesori inesauribili della divina bontà. Il Signore benedica il nostro cammino ed i nostri propositi.

 

 

38.  LA STORIA DI OGNI UOMO

 

La creatura umana, anzi ognuna ha la propria storia che nel bene e nel male rispecchia il complesso delle situazioni di ogni creatura intelligente e simile al creatore. Se ognuno di noi potesse raccontare il percorso della propria vita al proprio simile, sono certo che ognuno di noi si stupirebbe dell’altro e potrebbe sinceramente essere utile all’altro. In ciascuno di noi alberga la radice del male e del bene, sta a noi far crescere e diventare un albero quanto desideriamo, quanto vogliamo realizzare al fine di completare in noi ciò che manca e rendere edotto l’altro del nostro bene, delle cose buone che intendiamo realizzare perché l’umanità rassomiglia ad un grande concerto musicale nel quale ogni strumento, più o meno nobile, anche se incompleto per se stesso, contribuisce all’armonia complessiva della grande sinfonia del creato. Come non essere stupiti dinanzi alla bellezza che ogni creatura rispecchia nei confronti del proprio unico Creatore? Ecco quindi come in qualche modo bisogna ammirare i capolavori di Dio nel mondo.

 

 

37.  IL MONASTERO

 

E’il luogo per antonomasia dove si cerca il Signore, dove il Monaco viene inondato della luce divina che poi, a sua volta, trasmetterà al prossimo. Per tutti i Cristiani il Monastero dove si prega, si studia e si lavora è il posto nel quale attingere l’acqua viva della fonte inesauribile di immensa ricchezza spirituale. L’uomo o la donna, consacrato o consacrata interamente al Signore non è egoista, come di primo acchito potrebbe sembrare, tutt’altro, è altruista al massimo perché quanto riceve da Dio, e se conduce una vita veramente santa riceve tanto e poi tanto, tutto cio’ profonde a piene mani ai fratelli che hanno sete del divino, immersi in un mondo dove si lavora esclusivamente per l’effimero, per il transeunte e si è perso il senso vero dei valori eterni. Il Monaco deve far capire, non solo al lontano ed al miscredente, bensì al cristiano praticante, a colui che si affratta e si adopera per il prossimo che il Monastero non è un luogo dove ci si impigrisce, si pensa solamente a se stessi, invece proprio perché si ama il prossimo si sta, se chiamati, alla scuola del divino servizio, praticando una vita comunitaria esemplare da essere guida e sprone agli altri cristiani che hanno perso il vero senso dell’orientamento e che devono essere convinti da chi ha scelto una vita consona ad un cristiano. Bisogna che tutti si rendano conto dell’importanza di un Monastero, della sua grande ed unica utilità per la Chiesa e per il mondo intero. E’ necessario, opportuno e doveroso pregare per le vocazioni monastiche, fomentarle ed aiutarle con tutte le forze. La Chiesa avrà dei Santi che condurranno a Gesù Cristo tanta umanità bramosa della vera felicità che cerca sempre ed ovunque.

 

 

36.  LO SPIRITO SANTO ANIMA DELLA CHIESA

 

Gesù Cristo ha fondato la Chiesa e lo Spirito Santo l’assiste, la protegge, la conduce. La Chiesa è composta da esseri umani, i quali, nonostante la redenzione operata dal Signore conservano su questa terra le ferite del peccato che vengono volta per volta rimarginate tramite i Sacramenti, che sono segni efficaci della Grazia. Già col Battesimo e la Cresima lo Spirito Santo è in azione e noi si diventa Figli di Dio e Tempio vivente dello Spirito Santo che abita in noi. Se contristiamo ed allontaniamo da noi lo Spirito Santo ecco il Sacramento della Confessione o Penitenza che ci riconcilia con Dio e siamo nuovamente il Tabernacolo dello Spirito Santo che è in noi. Ecco l’Eucarestia, che è il Sacramento dei Sacramenti, dove abbiamo vivo e vero in Corpo, Sangue,Anima e Divinità lo stesso Signore che è nostro nutrimento e quindi nostro sostegno e forza. Ma perché il Popolo Santo di Dio riceva i Sacramenti c’è bisogno del Vescovo successore degli Apostoli, il quale demanda al Presbitero l’amministrazione dei sei Sacramenti, escluso il settimo, l’Ordine Sacro perché la Consacrazione di nuovi candidati è demandata ai Vescovi ed ogni Vescovo può ordinare Presbiteri e Diaconi. In ogni Sacramento amministrato c’è la presenza e l’opera attiva dello Spirito Santo. Sappiamo che la Chiesa è composta dall’elemento Divino e da quello umano, che è passibile di sbagli, di colpa, di peccato, ma lo Spirito Santo opera sempre nella Chiesa e nonostante le debolezze umane questa Chiesa fondata da Gesù Cristo è assistita sempre ed ovunque dallo Spirito Santo fino alla fine dei secoli. Come possiamo notare E’ evidente che noi, Corpo mistico di Cristo abbiamo la casa costruita sulla roccia, siamo in una botte di ferro, navighiamo su una nave sicura. Sta a tutti noi Clero e Laici, componenti dell’Unica Chiesa, Santa, Cattolica ed Apostolica essere sempre pronti sempre vigili e lasciare liberamente operare in noi lo Spirito Santo. Egli è la nostra grande forza, l’unico grande baluardo, il porto sicuro nel mare burrascoso di questo mondo tanto tenebroso. Lasciamo che questo Santo Spirito riscaldi i nostri cuori, illumini le nostre menti per camminare nelle sue vie. Santa Chiesa di Dio, sei bella, Santa, nobile e grande, in essa dobbiamo sempre vivere. 

 

 

35.   LA MADRE

 

Figura singolare ed unica è colei che ti ama più di ogni altra persona, ti ha portato nel suo seno, ti ha generato assieme a tuo padre ed ha sopportato ogni dolore e sofferenza unicamente per tuo amore. E’ una persona da venerare, rispettare ed amare. E’ lei col suo manto materno copre tutto, sa tutto di te anche per semplice intuizione ed è sempre pronta a sacrificarsi per te in ogni modo ed ovunque. Se così è una madre terrena, c’è un’altra Madre che veglia su di noi, che è stata la Corredentrice del genere umano, la novella Eva che ha salvato con Cristo suo Figlio  tutta quanta l’umanità. E’ lei che ci suggerisce di amare il Signore. E’ lei che ci richiama quando siamo lontani dalla Fonte dell’amore. E’ lei che ci incoraggia, ci soccorre e che, in una parola, ci ama e ci porge la mano per camminare sui sentieri della speranza e non cadere nel buio di una fossa, ma essere sempre inondati dalla luce divina per alzare lo sguardo al cielo e capire che sopra di noi c’è l’Amore, unico, vero ed eterno.

 

 

34.  IL MISTICO

 

Tutti possiamo correre nello stadio dello spirito e tutti possiamo vincere. E’ un cammino molto faticoso e difficile, ma vale la pena percorrerlo. Si inizia con l’abbattimento del peccato grave sgombrando la nostra anima da tutto ciò che impedisce alla grazia di Dio di sperare in noi, poi dal distaccamento vero dell’affetto al peccato per poter amare veramente il Signore. Si va incontro a tante lotte che comportano dolore, sofferenza a causa del demonio, del mondo e del nostro egocentrismo. Quando l’anima è in perfetta unione con Dio, si parla di nozze mistiche con lo Sposo, per cui la persona vive quaggiù, ma e come non esservi, poiché le cose temporali non interessano più e si è come tutti presi da Dio, si è cristificati, divinizzati. Si ama il prossimo come in una luce del tutto diversa che rischiara ogni persona ed ogni angolo.

 

 

33.  IL PROFESSORE

 

E’ colui che ha immagazzinato il sapere che, a sua volta, trasmette agli altri, ma è anche e soprattutto educatore delle coscienze giovanili, colui che modella i cuori e le menti delle nuove generazioni. Il professore deve amare l’insegnamento, deve saper trasmettere agli altri con tanta pazienza ed umiltà quello che egli sa. E’ una figura paterna, quindi un secondo padre che si cura della crescita dei suoi figli. Deve sempre aggiornarsi, deve essere attento e vigile e saper carpire gli umori, i bisogni di ciascun alunno. Colui che insegna è un missionario, non soltanto del sapere, ma della vita per poter formare il futuro cittadino. Deve lavorare con coscienza, retta intenzione e discernimento nel trattare gli alunni, i quali non sono affatto uguali, in dignità si, non nel carattere. L’insegnante sia l’amico, il confidente dei suoi alunni. Non si faccia soltanto temere, ma amare in modo da conquistare ogni alunno per poterlo guidare, sostenere e presentarlo poi alla società come uomo maturo che sa come agire. Tutto questo in piena sintonia con la famiglia.

 

 

 

32.  LA RICCHEZZA

 

 

Il Signore Iddio oltre i doni soprannaturali, preternaturali, ha dato all’uomo, doni naturali tali da poter condurre una vita quieta e tranquilla. Però l’uomo per il suo innato egoismo frutto del peccato vuole accaparrarsi troppo per sé, lasciando proprio o niente al proprio simile, anzi oggi lavora e vive per accumulare ricchezze a non finire a scapito degli altri. Ecco l’idolatria delle cose di questo mondo, al posto di Dio c’è la smisurata ricchezza terrena e l’ uomo se ne è fatto lo scopo della sua vita, non pensando che ogni cosa posseduta è un dono di Dio per l’esclusiva causa del suo vivere. Invece costui cosa fa? Il denaro ed ogni altra ricchezza è lo scopo della propria vita e non lo guadagna onestamente, ma a scapito dell’altro ruba come se fosse normale amministrazione e non pensa ad altro. Così non sa e non vuole sapere che pecca doppiamente per la propria esclusiva rovina . Quale danno incalcolabile reca a se stesso ed agli altri. O misero e sciagurato non sai quale castigo ti aspetta! Così rimani solo con le tue ricchezze che non serviranno a nulla, dovrai un giorno non lontano lasciare tutto e cosa avrai in mano? Nulla di buono, il tuo comportamento è degno di condanna, chiedi a Dio, Padre di misericordia e di amore, perdono, cambia la tua vita, convertiti alla vera ed unica ricchezza: Gesù Cristo.

 

 

 

 

31.  LO STUDIO

 

Indubbiamente per conoscere bisogna studiare e per approfondire un argomento non basta l’erudizione, ma bisogna per quanto possibile all’intelligenza umana, essere dotti. Ognuno di noi, secondo la propria inclinazione si specializza in un determinato settore dello scibile umano, così tanto ricco e prolisso. Spesso una data disciplina si ha un superficiale apprendimento e si pensa di sapere quello che invece è soltanto una preliminare ed elementare conoscenza, siamo dei superficiali e ci atteggiamo a sapientoni manca tanto la serietà e quindi siamo impreparati e ci arrampichiamo sugli specchi illudendoci di conoscere una determinata disciplina. E’ vero che gli esami non finiscono mai e per tutta la vita c’è sempre da studiare per apprendere cose che ancora non conosciamo o pensiamo di conoscere. Ci vogliono tanti anni di studio per poter affermare di conoscere qualcosa. Ora se ciò è vero per quanto concerne le cosiddette discipline profane, quanto poi è altrettanto vero per quanto concerne il sacro? Noi Clero, Vescovi e Sacerdoti, il Laicato, Noi Chiesa, Assemblea dei Credenti, quale e quanta preparazione abbiamo per quanto concerne le cose Divine? Interroghiamo la nostra coscienza, spesso degli emeriti ignoranti  e quindi deficienti, perché manchiamo di tante cose. Come affrontare il nemico, come insegnare agli altri se noi siamo impreparati lontani dalla conoscenza e dall’approfondimento della Parola di Dio, dei suoi attributi, in una parola, ci manca quella sapienza che ci fa vivere le cose Divine , il soprannaturale, occorre studiare con tanta umiltà e con quella sete infinita per conoscere ed amare le cose infinite, eterne, intramontabili. Allora non atteggiamoci a saputelli, a maestri, perché è effimera, apparente ed insignificante la nostra preparazione. C’è bisogno di determinazione, costanza ed anche di silenzio per apprendere e fare nostre le cose intramontabili e che hanno uno spessore di sostanza, soltanto così, in qualche modo, anche incompleto, possiamo dire che il nostro studio, il nostro impegno è serio.

 

 

30.  LA FORMICA

 

Con pazienza certosina questa umile creatura lavora indefessamente perché sa che vi sono stagioni di magra e quindi con prudenza e laboriosa e si affatica. Tanti uomini agiscono come la formica non per essere previdenti, ma per accumulare spesso tesori denaro, ricchezze e poi? Chi invece si preoccupa degli altri di coloro stanno peggio di noi, è grande, perché come la formica ha lavorato per gli altri, si è sacrificato, perché ha amato, non a parole, ma con i fatti che sono tanto eloquenti. Anche spiritualmente dobbiamo essere come la formica, con pazienza ed in silenzio dobbiamo arricchire il nostro bagaglio di virtù cristiane per portare ovunque e sempre l’odore di Gesù Cristo.

 

 

29.  MARIA MADRE NOSTRA

 

Tutta bella sei o Maria, sei vestita di candore, sei Colomba nella roccia, sei la gioia del Signore. O Mamma Immacolata, bianca più di neve al sole, si compiace nel guardarti il nostro cuore. Maria è la lode perenne della creatura verso il Creatore. Si è giustamente detto : De Maria nunquam satis (su Maria non si dice mai abbastanza), si perché è la Creatura più perfetta ed in Lei troviamo la fonte inesauribile di ogni virtù. Si è pure detto che il culto alla Madonna abbia, a volte, potuto mettere in ombra quello di latria (adorazione) dovuto a Dio. Niente di più falso perché il vero culto di iperdulia (super venerazione),  la vera devozione a Maria porta inevitabilmente a Gesù, soltanto Lei è la via maestra, la via certissima per andare al Signore. Non è necessario essere devoti di qualche Santo per andare in Paradiso, ma è indispensabile l’amore alla nostra Comune Madre per santificarci, c’è lo dimostra la vita della Chiesa e dei suoi Santi, nonché il Divin Poeta: “qual vuol Grazia ed a Lei non ricorre, sua disianza vuol volar senz’ali”.  Maria è la degna dimora di Cristo e noi che siamo Vescovi, Sacerdoti, Monaci, Laici possiamo dire altrettanto? A nulla valgono le belle cerimonie, l’atto della nostra consacrazione mediante i voti, il nostro Sacerdozio, qualora il nostro cuore non sia cristocentrico. Mi domando cosa possa valere l’essere Teologo, filosofo, letterato, scienziato, buon amministratore, osservante della regola nei minimi particolari, qualora non vivo alla presenza di Dio, qualora il mio agire non è retto e, Dio non voglia, farisaico. Se disgraziatamente così fosse, la mia giornata sarebbe una continua recita, magari mi si potrebbe lodare come buon attore, ma certamente non sarei un uomo di Dio. Il mondo sempre, ma soprattutto oggi ha bisogno di Uomini di Dio, di fari di luce per dare Dio alle anime e le anime a Dio. Spesso ci si lamenta per come vanno le cose nel mondo e nella Chiesa, la colpa è nostra, di noi Cristiani, di noi anime consacrate. C’è crisi di vocazioni sacerdotali e religiose, la colpa è sempre nostra!!! A scuola, nei raduni, sui tram e perfino nelle piazze mi son trovato a discutere con diverse persone per difendere Sacerdoti e Religiosi, devo confessare che tutti hanno un fiuto particolare e sanno ben giudicare l’operato delle anime consacrate. Purtroppo tante anime si allontanano da Dio perché il Sacerdote il Religioso o la Religiosa non testimoniano Cristo, ma il proprio Io, se stessi. Non basta salmodiare più o meno bene, lavorare con maggiore o minore tecnica, ma bisogna che ciascuno di noi, ex intimo corde, possegga il Cristo, che sia Tabernacolo vivente, per essere ostensorio agli altri. Così era Bernardo di Chiaravalle ed ecco come si spiega perché fosse trascinatore instancabile di anime a Dio nel mondo e nel Chiostro, così tutti i Santi perché innamorati di Maria e Maria inevitabilmente porta a Gesù. Se vogliamo che i Giovani e gli adulti pensino di consacrarsi a Dio, dobbiamo essere noi la calamita con la nostra vita santa in foro interno ed esterno. Maria è Madre, questa Madre in diverse località ed in diversi momenti ha pianto, anche lacrime di sangue, ha richiamato le anime consacrate ed i Sacerdoti: siate testimoni del sangue di mio Figlio, del vostro fratello maggiore. Tremenda è la nostra responsabilità!!! Se abbiamo detto Sì al, al Signore  sia un Sì irremovibile e totale, non prendiamo, per così dire in giro Dio: Deus non irridetur, dice il salmista. Siamo cristiani, siamo dei consacrati,  erto è difficile è il cammino, ma per crucem ad lucem e poi la vita non è che un lungo Venerdì Santo che precede la gloria della Resurrezione? Prepariamo una degna abitazione al Signore che viene, che vuole venire ad abitare con i figli degli uomini. Arduo è il nostro compito, difficile , ma non impossibile. Dio è con noi e se Dio è con noi, chi contro di noi? E poi la tutta bella e la tutta Santa Immacolata è la Madre che ci ama e che attende, attende tutti i suoi figli ovunque dispersi, ma attende da noi l’aiuto, la collaborazione perché l’avvento di Gesù non sia vano per tante anime e tanti cuori che aspettano la gioia e la felicità che solo Lui può dare. Si racconta di un anima che guardando l’effige della Madonna ripeteva spesso: “Monstra te essem Matrem “(mostrati di essere Madre), ma un bel giorno si sentì sussurrare all’orecchio :” Monstra te esse filium” (mostrati di essere figlio). Siamo certi che Maria svolge benissimo il suo compito di Madre, ma il nostro compito di figli, siamo certi di svolgerlo bene? O donna vestita di sole, abbagliaci, illuminaci con il tuo candore, insegnaci ad amare Gesù perché tutta la nostra vita sia un inno di lode al Creatore ed un richiamo ai tuoi figli ed ai nostri fratelli lontani.

 

 

28. IL PARROCO CELEBRANTE DEI MISTERI DELLA E NELLA COMUNITA’ CRISTIANA

 

La Parrocchia è una porzione di Chiesa che il Vescovo affida ad un Sacerdote perché possa curarla, custodirla, condurla soprattutto al Signore. Sappiamo che Egli è per tutta la nostra vita terrena accanto a noi, da quando diveniamo cristiani col primo dei sette sacramenti, il Santo Battesimo fino al riposo eterno del nostro corpo quando il Signore ci chiamerà a sé. Il Parroco allora è il Padre Spirituale di tutti i Parrocchiani che genera continuamente mediante i santi Sacramenti a loro amministrati. La Parrocchia è di tutti i Parrocchiani, è casa loro, il Parroco non solo anzitutto presiede la Divina Liturgia per mandato del Vescovo ed in comunione con il medesimo, ma organizza consiglia, aiuta, dirige, cammina insieme alle sue pecore come loro Pastore è un compito quello del Parroco difficile, delicato irto di difficoltà, pieno di sofferenze e dolori, ma anche di gioia e gratificazione, non solo da parte del Signore, che è la cosa più importante, ugualmente anche da parte degli stessi parrocchiani, così è vero servo del Signore ed il servizio reso ai fratelli è reso al Signore medesimo. Bisogna considerare che tutti siamo figli di Adamo ed Eva, tutti vulnerabili, limitati e peccatori, ma se tra i Fedeli ed il Parroco, Ministro di Dio, c’è il Padre di tutti in mezzo, non solo le cose si risolvono, ma vanno di bene in meglio. Tutti dobbiamo ragionare nell’ottica della nostra fede cristiana, tutti dobbiamo essere consapevoli di agire, non in forza del nostro tornaconto o dei nostri meschini interessi o per vanità, vanagloria, ma perché siamo innamorati di Dio. Dobbiamo agire per il bene comune, per la comunità e non perché vogliamo farci vedere belli, operosi. Se non agiamo con retta intenzione come se fosse l’ultimo giorno della nostra vita, è inutile il nostro operato. Partecipare alla Liturgia pregare insieme non deve soddisfare un semplice rituale ma deve essere partecipazione viva di tutto il nostro essere per attingere forza e coraggio dall’altare nel sostenere le difficoltà della vita quotidiana. La Parrocchia deve essere una grande Famiglia con un Padre che è il Parroco il quale certamente non è perfetto, come tutti noi, ma che dobbiamo sempre sostenere aiutare sotto ogni aspetto ugualmente dicasi tra fedeli bisogna essere un cuor solo ed un’anima sola come erano i primi cristiani e perché non possiamo esserlo anche noi, qui ora, nel XXI secolo del cristianesimo? Allarghiamo i nostri orizzonti, viviamo e comprendiamo insieme al Parroco l’Anno Liturgico, tutte le feste di nostro Signore, degli Angeli dei Santi per dare un vero e giusto senso alla nostra vita cristiana. Ci sia l’umiltà della nostra pochezza, della nostra limitatezza per comprendere veramente che tutto ciò che c’è di tutto buono in noi è tutta opera del Signore, ciò che ci può essere di cattivo ed auguriamoci che non ci sia mai, viene dal maligno. Affidiamo allo Spirito Santo che soffia dove vuole e quando vuole i nostri bei propositi ed invochiamo Maria Santissima Madre di Gesù e Madre della Chiesa perché ci illumini, custodisca, protegga e benedica. 

 

 

27.   IL PRESBITERO E L’EUCARESTIA

 


Nell’ultima Cena Gesù istituendo il Sacramento dell’Eucarestia, ha istituito il Sacerdozio perché è acclarato che non può esserci eucarestia senza Sacerdozio. Grande ed alta è la Missione del Presbitero: essere dispensatore dei Misteri Divini. E’ vero che il Sacerdote ti accompagna dalla nascita alla tomba, ma per nutrire la tua anima, che ha bisogno per crescere del Pane degli Angeli, come è più del pane naturale che nutre il corpo, c’è vitale ed essenziale bisogno di chi, nonostante la sua pochezza e limitatezza, fa scendere sull’altare il Dio vivo e vero. “Il Sacerdozio si compie sulla terra, ma appartiene all’ordine delle cose celesti. Molto giustamente non l’uomo, non l’Angelo, non l’Arcangelo, non un’altra forza creata ma lo stesso Paraclito diede tale ordine, ispirando quelli che stanno ancora nella carne ad immaginare un ministero di Angeli. Quelli che abitano la Terra ed in essa operano sono rivolti ad amministrare le cose del cielo ed hanno ricevuto potere che Dio non concesse né agli Angeli, né agli Arcangeli” (San Giovanni Crisostomo). Convinti che Sacerdozio ed Eucarestia sono un’unica cosa, è praticamente impossibile la celebrazione Eucaristica senza Sacerdozio. Clero e popolo santo di Dio, quindi le Famiglie cristiane, consce dell’importanza della vita ecclesiale, incentrata attorno a nostro Signore sempre vivo e presente in mezzo a noi devono sempre adoperarsi con un apostolato continuo perché esista la preparazione continua delle nuove leve dei Candidati al Sacerdozio. Tutti indistintamente possiamo e dobbiamo contribuire ad avere questa sensibilità, dal Vescovo al Sacerdote, dai Genitori agli studenti ed agli Operai. Dobbiamo vivere e sentire sempre la Vocazione per le vocazioni al Sacerdozio sotto un duplice aspetto: amare, sostenere sotto ogni forma i Sacerdoti, pregare per loro perché siano luce per gli altri, perché trasmettano agli altri la carica ricevuta da nostro Signore all’altare e a tutti coloro che si saziano con il Pane eucaristico. Il Presbitero deve avere una estrema confidenza con il Signore, deve vivere nel Santuario , colloquiare con Gesù Sacramentale per trasmettere la forza che riceve ai vicini ed ai lontani, a tutti coloro che non hanno compreso o che non hanno voluto comprendere l’Amore di Dio per noi. Il cuore del Sacerdote deve essere CRISTOCENTRICO, tutto deve ruotare attorno all’Eucarestia, se il Presbitero è convinto di ciò e vive il suo Sacerdozio sicuramente trascinerà le anime al Signore. Un giorno non lontano, quando il Signore lo chiamerà a sé gli dirà: Vieni servo buono e fedele perché hai saputo pascere le pecore che ti ho affidato. Allora se saremo convinti che l’Eucarestia è la nostra medicina, assumiamola spesso, non solo per guarire tutti i nostri mali, ma per vivere una vita veramente cristiana. Il Sacerdote è colui che ci conduce a Cristo , è così che la nostra vita cristiana potrà trasformarsi.

 

26.   LA TEMPERANZA

 

 

L’uomo  equilibrato è il vero sapiente, l’esagerazione è sempre madre del vizio e non è assolutamente un bene. Si deve essere temperanti nel corpo e nell’Anima per godere buona salute corporale e spirituale. La temperanza ci conduce alla virtù, ci fa vivere bene e ci insegna l’equilibrio, l’esagerazione anche nelle cose buone e lecite non ci aiuta a crescere. Il vizio è il prodotto della intemperanza, dell’eccessiva acquisizione anche di cose buone e lecite. Bisogna abituarsi alla sobrietà, al sostanziale e non al superficiale ed apparente. Sovente non siamo incisivi con noi stessi, non abbiamo piena consapevolezza per una piena responsabilità nel nostro agire. Nel mondo di oggi l’uomo tiene più all’apparenza che all’essere per farsi ammirare, lodare ed osannare, mentre bisognerebbe agire al contrario, tenere tanto all’essere, se uno è veramente quello che vuole dimostrare agli altri, viene di conseguenza. Ciascuno deve saper essere misurato in ogni cosa perché dimostra a se steso ed agli altri equilibrio, proprietà e coscienza delle proprie azioni. Ogni eccesso in ogni campo va condannato perché non serve all’uomo recando piu danno che vantaggio. Educati alla temperanza dobbiamo insegnare alle nuove leve, ai giovani, questa bella virtù cardinale che naturalmente li farà crescere ed avanzare nella società e nella Chiesa, essendo preparati a sapersi districare in ogni momento. O figlio di Dio ricorda che la temperanza aiuta nel camminare sui sentieri dello spirito ed essere veramente figli di si grande Padre.  

 

 

 

 

25.   LA FORTEZZA

 

Ciascuno di noi per costruire qualcosa di buono si deve armare di buona volontà, fermezza, coraggio per affrontare con forza tutte le difficoltà che la vita terrena sempre ed inevitabilmente ci offre. Non dobbiamo essere codardi, paurosi, inconcludenti, ma costanti, fervorosi, decisi, soltanto così supereremo gli ostacoli, sopporteremo dolori, sofferenze, contrasti. La nostra vita è costellata di spine che pungono  e se noi sapremo sopportare ogni giorno saremo sempre di più forti. L’uomo si forma continuamente accettando quanto di non facile va affrontando. Noi Cristiani potremo debellare tutti i vizi ed acquistare le virtù essendo tenaci, non pusillanimi, misantropi, ma coraggiosi, superando ogni critica, ogni ostacolo che si dovesse sovrapporre al nostro cammino verso la santità. Quindi non adagiamoci, non impigriamoci, ma con forte decisione affrontiamo l’ostacolo, il pericolo e saremo sempre superiori ad ogni nostro inciampo, si capisce, sempre ed ovunque con l’aiuto di Dio. Dobbiamo essere non come le vergini stolte, ma come quelle prudenti, sempre con le lampade accese in attesa della venuta dello sposo, Nostro Signore. Allora saremo veramente uomini e figli di Dio se saremo capaci con la nostra forza d’animo di andare oltre gli ostacoli, così potremo dire di cantare vittoria, con Gesù Cristo vinceremo sempre e realizzeremo il bene, con Satana ed il pensiero di questo mondo saremo sempre gli sconfitti. Coraggio allora e tanta grinta, dobbiamo saper combattere.  

 

 

24.   LA GIUSTIZIA

 

Si dice che la giustizia non é di questo mondo ed é vero in gran parte perché gli uomini vogliono e sanno imbrogliare per i propri sporchi interessi e quindi é possibile ingannare il prossimo per cui l'innocente risulta colpevole ed il colpevole innocente. Ciò può accadere purtroppo in questo mondo dove la giustizia é spesso calpestata, non però al cospetto del signore, al quale dovremo tutti rendere conto. Se noi Cristiani sopratutto non agiamo secondo coscienza si crea un mondo di ingiustizia che a sua volta crea odi, rancori e quindi guerre intestine e certamente l'amore non esisterà e saremo l'uno contro l'altro armati. Che brutta cosa! Nella politica, nel lavoro, in tutti gli scambi interpersonali si creano raggiri, menzogne e quant'altro può essere di inciampo all'armonico e quieto vivere, la violenza avanza ed emerge una guerra continua. Il Signore ci insegna altra cosa: un mondo di pace, di armonia e di reciproco aiuto nell'amore. Sembra che regni Satana su questa terra e che l'uomo abbia dimenticato il suo Signore. Non così si costruisce, si edifica, ma si demolisce, si creano barriere che conducono a brutte conseguenze. L'uomo giusto vive di fede ed é corazzato di amore, per cui le barriere vengono abbattute, la gioia cristiana regna e tutto é ordine e tranquillità. Siamo noi, poveri tapini, che abbiamo completamente capo volto quanto Dio ha costruito per il nostro esclusivo bene. Formiamoci un cuore nuovo, cambiamo la nostra mentalità sbagliata per non ingannare noi stessi ed il prossimo.

 

 

23.   LA PRUDENZA

 

 

         E' una delle quattro virtù cardinali che sono il cardine della vita cristiana Gesù afferma: “Siate semplici come colombe e prudenti come serpenti”.

La prudenza comporta non solo di evitare in ogni circostanza giudizi affrettati, ma anche il non proferirli. In un altro passo del Vangelo Gesù afferma: “Non giudicate e non sarete giudicati” Eccetto i Superiori, chi ha responsabilità, nessun altro ha il diritto di giudicare perché spesso noi usiamo malizia e vediamo negli altri il male che potrebbe albergare in noi. E poi talvolta siamo spietati perché spinti dall'invidia, dalla gelosia e dall'egoismo, e siamo facili nel puntare il dito sugli altri. Vediamo la pagliuzza nell'occhio del fratella e non la trave che é in noi. Nella favola greca c'é un personaggio che porta davanti i vizi altrui e quindi li osserva, mentre quelli propri stanno dietro le spalle e non si vedono. L'agire prudentemente comporta rispetto verso gli altri e più rigore verso se stessi, essendo indulgenti, magnanimi, misericordiosi se vogliamo che il Signore usi verso di noi lo stesso metro. La prudenza ci suggerisce de non fare il passo più lungo della gamba, occorre equilibrio e saggezza. Dobbiamo abituarci a praticare questa bella virtù che ci offre il senso della vita cristiana e ci consente di essere disponibili verso tutti.

 

 

22.   IL VOLTO DEL SIGNORE

        

 

In una metropoli, ma anche nei piccoli centri quanti volti vediamo, uomini e donne, bambini, giovani, adulti, anziani. E' così grande ed Onnipotente il Signore il quale ha fatto sì che ognuno di noi fosse completamente diverso dall'altro anche nel caso gemellare. Le persone sono alquanto diverse l'una dall'altra su tutto ed in tutto, quante diversità, variabilità e quante caratteristiche. Come non meravigliarsi? Come non ammettere l'esistenza in assoluto di un Dio Creatore e Fattore delle nostre fattenzze, sia nel corpo che nell'anima? Bisogna essere proprio insensati, stolti, privi di ogni ragionevolezza. In ognuno di noi dobbiamo comprendere che c'é tutto il Volto del Signore, in ognuno di noi traspare evidente la Sua Immagine, noi siamo impastati di divino e di umano, siamo la sua emanazione, siamo il risultato del Suo Amore Infinito.

Allora la condotta della nostra vita deve essere tutta improntata sulla Immagine divina, alla quale si deve rispetto ed amore. Non possiamo ignorare questa grande verità che ci deve essere di continuo richiamo del divino perché siamo fatti per il Cielo, anche se temporaneamente abitanti di questa terra, anch'essa emanazione diretta dell'amore divino. Riflettiamo bene su queste verità per far risplendere sempre più il volto del Signore in noi tutti.

 

 

 

21.   IL CREATO

 


L’Umanità intera, ma soprattutto noi Cristiani, dobbiamo lodare, ringraziare e benedire il Signore per gli innumerevoli e preziosi doni a noi offerti. Ammiriamo le tante meraviglie che ci circondano, dobbiamo essere riconoscenti e non possiamo non amare Dio che ci ha preparato queste bellissime ed incantevoli situazioni. Nel Libro della Genesi leggiamo che Dio creando quanto di buono c’è disse che tutto era retto. Come mai, oggi più che mai, noi siamo spettatori di tanta rivoluzione e scombussolamento se tutto è stato fatto per il nostro esclusivo bene? è molto semplice la risposta. L’uomo si è gettata la zappa sui propri piedi ed ecco perché l’ordine per colpa nostra si è mutato in disordine. Non siamo stati capaci di conservare ogni cosa che Dio aveva predisposto per il nostro esclusivo bene, invece di costruire abbiamo distrutto a nostro esclusivo svantaggio. Ecco l’inquinamento prodotto da noi stessi per l’inveterata disonestà del guadagno facile, non siamo gli osservanti delle leggi divine, anche noi Cristiani, anche noi Clero, la nostra coscienza è imbrattata dall’odio, dall’invidia e dall’egoismo. Se il primitivo ordine del creato non c’è piu è tutto a nostro esclusivo svantaggio. Il disordine della nostra anima produce il disordine del creato. Sono cambiate le stagioni, i veleni dati ad animali ed alla terra che dovrebbe produrre vantaggiosi frutti per l’Uomo costituisce invece la sua morte. Non rispettando il Creato non rispettiamo noi stessi e quindi è tutto programmato per la nostra rovina. Se da una parte si assiste ad un progresso tecnico e scientifico, dall’altra c’è un cancro che corrode la coscienza che è immoralità, quindi egoismo e quant’altro inquina il nostro essere spiritualmente e fisicamente. Non è questo il disegno di Dio, tutt’altro! Dobbiamo comprendere che manca la semplicità, la limpidezza, la trasparenza, siamo nel fango, in un mondo corrotto e corruttore, siamo, in una parola, lontani da Dio e dal prossimo. Spesso ci lamentiamo, non solo col prossimo, ma anche col Creatore non riconoscendo che siamo lontani da Dio e senza di Lui sappiamo solo combinare disastri. Perché tutto quanto ci circonda possa in qualche modo ritornare a primitivo splendore, dobbiamo fare una grande pulizia in casa nostra e rapportare diversamente la nostra vita nei confronti di Dio e del prossimo prima che sia troppo tardi! L’Uomo, Re del Creato deve assolutamente rispettare le leggi divine e conformarsi alla volontà del Signore, riconoscendo con umiltà la propria pochezza, la propria miseria. Si possa cantare col Salmista: “I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle Sue Mani annunzia il firmamento”. Certamente oggi l’ecologia è importante e contribuisce all’ordine naturale, ma bisogna pensare all’ecologia spirituale ancora più importante, se vogliamo debellare ogni inquinamento, dobbiamo cercare di essere sani per servire il Signore nella gioia, affrettiamoci, potrebbe essere troppo tardi. Il primo passo è esserne convinti, poi occorre una completa e costante metamorfosi, noi Cristiani dobbiamo fare opera di convinzione tra noi ed anche tra i lontani da Dio. Soltanto così la natura intera potrà riprendere il primitivo splendore donatole dal Signore. 


20.   SIA FATTA LA TUA VOLONTA’

 

E’ una parte integrante del Padre Nostro, la preghiera per eccellenza insegnataci da Nostro Signore Gesù Cristo. Sappiamo benissimo che non è per nulla facile fare la volontà di Dio, ma se Egli ci ha insegnato ciò si vede che nell’ottica della pura fede e con la nostra più che ferrea volontà può essere  eseguita. Il Cristiano mai deve parlare di rassegnazione cristiana perché non deve esserci e sa molto di paganesimo. Noi spesso preghiamo il Signore e magari abbiamo tutte le buone intenzioni di eseguire la Sua Volontà, ma poi nella pratica pensiamo al nostro tornaconto, ai nostri desideri che tante volte non sono secondo il divino volere, anzi tante volte ci lamentiamo col Signore perché non ci ha esaudito, non ha acconsentito forse ai nostri capricci e diciamo che Egli si è dimenticato di noi. Come può un Padre simile abbandonarci? Il problema è un altro: diciamo di voler adempiere la volontà di Dio ma poi… seguiamo la nostra ed allora siamo angustiati, poco sereni. è comprensibile che tante volte eseguire la Divina Volontà significa Croce, sofferenza, patimento, ma che Cristiani siamo se non partecipiamo alla Croce di Cristo, vogliamo forse andare in Paradiso in carrozza? La via indicataci dal Divin Maestro è molto stretta, gli ostacoli sono tanti, ma la presenza di Cristo accanto a noi ci fa superare tutto. Signore non la mia volontà, ma sempre sia fatta la Tua!

 

19.   LA MONTAGNA

 

Quante belle idee, quanti buoni pensieri ci suggerisce la montagna ed eleva il nostro pensiero a Dio Sommo ed Unico Creatore. Solitamente in questo posto si respira a pieni polmoni e si é più rilassati lontano dal trambusto e dalla confusione della Metropoli. Quanti bei disegni naturali si possono ammirare, cuanta bontà, dove gli uccelli possono spiccare il loro volo e liberi librare nell'aria. Ecco perché le anime innamorrate di Dio, l'eremita, l'anacoreta, il cenobita, il Monaco in genere ama la montagna e si sente vicino a Dio lontano da ogni rumore e confusione. Nel silenzio si é più intimi con Dio e più facilmente si acolta la sua voce. Sulle montagne sono nati e si sono sviluppati tanti Monasteri sia in Oriente che in Occidente e poi attorno sono sorte tante abitazioni ed in seguito città. La montagna ci fa considerare lo soforzo che fa lo scalatore prima di arrivare alla cima, é soggetto a tante discese a valle, così noi per essere veri Amici di Dio quate volte abbiamo provato la scalata e siamo caduti e ricaduti, ma il coraggio e la tenacia ci devono far rialzare sempre per guardare la mete onde poterla raggiungere. E' bello e stimolante il programma della salita che richiede molta, ma molta fatica, ma una volta raggiunta la meta si é col cuore pieno di gioia e sereni potendo affermare decisi e con tanta umiltà: e stata dura, ma ce l'ho fatta!

 

 

 

18.   IL CANTO

 

Tutta la creazione canta ed inneggia al Creatore, ma l’uomo canta con consapevolezza, volontà ed entusiasmo. La prima lode umana deve essere rivolta senz’altro al Signore del cielo e della terra, poi ai propri simili ed infine a tutte le creature che vivono ognuno secondo il proprio ordine. Il canto, sappiamo bene, che è preghiera, ringraziamento ed esprime abitualmente i propri sentimenti dell’animo, si possono esprimere con tanta gioia, ma anche con tanto dolore. Di solito ciascuno canta cio che il proprio cuore detta e la voce si modula a seconda dei sentimenti che ciascuno ha e prova. è un ottimo mezzo di comunicazione reciproco. Cantare esprime quanto si vuole esternare e comunicare agli altri. I Canti possono essere edificanti e costruttivi come distruttivi, leggeri ed insensati e come afferma il Sommo Poeta “cio che detta il cuore vo significando” diamo agli altri cio che c’è in noi e se qualcosa di veramente costruttivo c’è sicuramente verrà recepito dagli altri ai quali può recare tanto bene. Le nostre corde vocali sono fatte per lodare e benedire il Signore nella gioia ed i nostri fratelli. Usiamo ogni dono di Dio secondo i dettami evangelici. Cantare aiuta il nostro spirito ad avvicinarci a Dio ed essere veramente i suoi annunciatori come Davide danzando cantava dinanzi all’Arca santa, possiamo essere noi gli Araldi del Gran Re e ricordare al mondo quanto è dolce e soave innalzare all’Altissimo la nostra supplica.

 

 

17.   LA VANAGLORIA

 

O nobile creatura umana, fattura di Dio, ti allontani dal Tuo Creatore e  Signore e ti dimostri figlio ingrato quando credi di essere chissà chi, addirittura stoltamente vuoi porti al posto di Dio! La vanagloria è tutto fumo di paglia, è un inutile pavoneggiarsi che lascia nel cuore un vuoto incolmabile. Non ricordi più di essere figlio di Dio e che con te ci sono una schiera innumerevoli di fratelli? Come puoi pensare di essere superiore ad un altro quando sei peggiore dello stesso? Tutto passa, tutto finisce e ti ritrovi in mano, si fa per dire, un pugno di mosche! Hai rinunciato alla profonda ricchezza dell’umiltà e della carità e tutto pieno di te stesso hai  disprezzato il tuo prossimo deridendolo e parlando male del medesimo. Che valore può avere la Preghiera che rivolgi all’Altissimo, non sarai ascoltato, ma Dio, Padre di misericordia e di amore, infinitamente paziente attende, attende sempre il tuo ravvedimento, la tua conversione perché possa tornare veramente a vivere, mentre ora sei morto alla grazia, alla comunione con Dio ed i fratelli. Tutto è vanità, solo l’Amore vero verso Dio ed i fratelli rimane, sia su questa terra che nella vita eterna. Riflettiamo attentamente coscientemente non sciupiamo il tempo che Dio ci concede, è tempo di grazia.

 

 

 

 

 

16.   GLI ESAMI

Laureati, diplomati quanti esami hanno dovuto sostenere per realizzare un loro sogno. Vi sono pure esami di altra natura per essere qualcuno nella vita, nel proprio lavoro, nella società. Davvero, come diceva uno Scrittore, gli esami non finiscono mai! è giusto del resto, che si venga esaminati per essere atti ad un determinato compito. Ma l’esame più importante di tutti è quello della nostra coscienza, quotidianamente dobbiamo esaminare il nostro operato e vedere se corrisponde alla divina volontà. Infine quando ritorneremo al Padre tutti dovremo essere esaminati secondo retta giustizia, gli uomini si potranno sbagliare, potranno ingannare, Dio no, mai è giusto Giudice, Padre di amore e di misericordia. Alla luce di questa grande realtà ciascuno di noi, non per paura, ma con piena consapevolezza e grande responsabilità agisca secondo il divino volere. Se noi riflettessimo seriamente su questo tema la nostra vita inevitabilmente cambierebbe e deve cambiare, penso che il segreto sia sempre ed ovunque vivere alla presenza di Dio e per questo dobbiamo avere l’abitudine di colloquiare con Lui, chiedere lumi ed aiuto sempre secondo il divino volere. Siamo suoi figli prediletti, rendiamoci conto di quello che siamo e non sprechiamo i tesori inesauribili di grazia che Nostro Signore ci offre.

 

15. IL PELLEGRINO

 


E' colui che vuole raggiungere una determinata meta attraverso varie tappe. Noi tutti siamo su questa terra dei pellegrini per antonomasia in vista della meta che ci attende. La nostra pur brevissima permanenza su questa terra deve essere per tutti noi un continuo richiamo alla missione affidataci da Dio e che dobbiamo espletare, qui dove tutto é provvisorio, transeunte e tante nostri sogni sono del tutto effimeri e non hanno alcun senso. Non sprechiamo inutilmente il nostro tempo che é alquanto prezioso e di cui un giorno dovremo rendere conto a Dio. Noi spesso agiamo in funzione di una duratura e stabile permanenza in questo monto. Commettiamo un grande errore. Cercate le cose di lassù e non quelle di quaggiù, ci ammonisce la Sacra Scrittura che é Parola del Signore. Siamo stolti e non sapienti, dobbiamo ben comprendere che non é quì la nostra patria, se lo pensassimo veramente non sarmmo affatto attaccati, abbarbicati alle cose che presto dovremo lasciare e saremmo più buoni, amanti maggiormente della verità e dell'amore, quindi ci sarebbe tra noi vera pace e le virtù cristiane sarebbero acquisite da tante persone. Noi parliamo bene, magari siamo persuasi di quelli che diciamo, ma le nostre azioni dimostrano il rovescio di quanto affermiamo. Dobbiamo ogni giorno correggere noi stessi per essere più credibili ed offrire una autentica testimonianza cristiana. Chiediamo la forza e la grazia a Dio Padre Onnipotente perche ci faccia capire il nostro terreno pellegrinaggio.

14.  IL GREMBIULE

 

Chiunque indossa un grembiule significa che è pronto a fare qualche servizio, ma soprattutto a servire. Gesù Cristo nell’Ultima Cena indossò il grembiule per lavare i piedi agli Apostoli e disse loro di fare altrettanto con gli altri discepoli. Non si tratta evidentemente di un servizio prettamente materiale, ma anche e soprattutto morale e spirituale. Si tratta della nostra predisposizione e prontezza nel servire gli altri, soprattutto il prossimo sofferente. Non sono venuto per essere servito, ma per servire! Quale grande esempio di umiltà Nostro Signore ci offre! Noi spesso, Cristiani, suoi discepoli, ci comportiamo diversamente, vogliamo essere serviti e riveriti, siamo egoisti, egocentrici, pensiamo soltanto a noi stessi, tutto deve orbitare attorno a noi, quando invece deve essere al contrario, altrimenti non abbiamo capito nulla del nostro essere Cristiani, dobbiamo riempirci di Cristo, avere un cuore Cristocentrico per dare agli altri quanto abbiamo ricevuto. Un esempio tanto bello è il Vescovo don Tonino Bello, soprannominato il Vescovo del Grembiule. Soltanto l’amore conquista il cuore e la mente degli altri, facciamo spazio a Cristo purificandoci del nostro amor proprio, facciamo silenzio per far parlare Cristo in noi, vero Dio e vero Uomo, morto per noi in Croce e resuscitato, anche a noi tocca la stessa sorte di Resurrezione! Alleluia!

 

13.   LA LUCE

 

Essa ci serve per vedere, per camminare, per agire sia quella del sole e del giorno, sia quella artificiale. Certamente la luce annulla il buio, le tenebre e tutto ciò che è insidia per il nostro corpo. E qual è la luce dell’Anima? Certamente è Dio luce suprema che con i suoi raggi infiniti penetra ovunque e dissipa ogni tenebra ed ogni nube. Dobbiamo amare la luce, anzi essere nella luce per essere luce agli altri. Il peccato è la tenebra dell’Anima e non ci fa vedere, ci rende tristi ed insopportabili agli altri, il peccato abbruttisce perché ci allontana da Dio e dai fratelli senza che ce ne accorgiamo perché Satana, il mondo e le nostre cattive inclinazioni ci costringono, se noi siamo deboli, a fare cose che non sono secondo i voleri divini. Quante persone non si accorgono che senza Dio, lontano da Lui manca la luce per vedere con l’ottica della fede, della speranza e della carità. Siamo e tante volte vogliamo essere ciechi e non ci accorgiamo che potremo arrivare al baratro. Se ci fosse tanta luce di Dio come il mondo sarebbe diverso, tutto trasformato, ma noi spesso non vogliamo saperne di questa nostra metamorfosi e non ci accorgiamo del male che rechiamo a noi stessi. è incomprensibile ma vero, sapere che c’è una fonte di luce che illumina ogni uomo e non servirsene, essere indifferenti ed apatici, sembrerebbe che non ci interessi e che stiamo bene nelle tenebre. Il mondo va certamente molto male perché manca l’irradiazione di questa luce dalla quale non ci facciamo inondare, i Santi non solo hanno ricevuto, accettato e fatta propria questa irradiazione, ma a sua volta hanno fatto si che circuisse coloro che le sono vicini. è impossibile non farsi coinvolgere perché questa fonte è trasmessa dall’Autore Unico e Supremo. Il nostro diretto coinvolgimento comporta senz’altro quello degli altri e noi oggi più che mai ne abbiamo bisogno, anzi dobbiamo vivere sotto questa luce per far capire agli altri, ai lontani, ma anche ai nostri fratelli nella fede si tanto indifferenti, che la fonte è Lui e così il nostro cammino sarà ricolmo ed irradiato dalla sua luce e quindi saremo lontani dai pericoli di ogni genere e nessun nemico potrà recarci alcun male. La luce porta vita, calore e gioia e quindi la nostra tristezza, il nostro pianto si cambierà nel gaudio del Signore Nostro Dio. Andiamo con fiducia al trono della grazia, alla fonte di ogni calore, al fuoco divino che deve bruciare il nostro cuore toccato dalla Mano del Signore. Dove  c’è luce o del sole o di una lampada elettrica o ad olio ci si vede e ci si muove e si può lavorare. La luce per antonomasia è il Signore che illumina e rischiara le nostre coscienze, la nostra mente, il nostro cuore. Anche noi possiamo e dobbiamo essere luce, non per emanazione propria, ma per divina trasmissione agli altri. Per poter trasmettere questa luce dobbiamo abbondantemente possederla e la strada ce l’insegnano i Santi che erano creature come noi, limitate nel tempo e nello spazio, cagionevoli di miseria, ma che hanno saputo con un costante combattimento, possedere quella luce emanata dal Signore e che rischiara tutti e tutto. Il mondo purtroppo giace nelle tenebre ed è cieco non capisce certi valori che sono i cardini dell’esistenza umana e del vivere cristiano. Allora per andare verso la luce, per possederla e poi trasmetterla agli altri, è necessario abbandonare certi parametri, certe ottiche ed entrare nell’ottica della fede cristiana che offre tutti quei mezzi ed accorgimenti onde poter percorrere la strada della luce per stare poi nella luce. Certamente bisogna combattere con coraggio e perseveranza, con decisione e serenità, con convinzione, il Signore farà il resto, ci verrà incontro e sarà il nostro Unico Grande Baluardo.

 

12.   LA GIOIA

 


Servite il Signore nella gioia! Essere cristiani non è musoneria, tristezza, ma gioia infinita perché si è figli di Dio, amici del Signore e fratelli nella fede riguardo i nostri simili. Dobbiamo essere orgogliosi di essere quelli che siamo e semmai dobbiamo piangere di gioia, allegria, serenità perché il Signore è con noi. La vita del cristiano che vive alla presenza di Dio deve per forza di cose essere all’insegna della gioia, è solamente peccato che la toglie perché lontani da Dio e dai fratelli si è tristi. Dobbiamo coltivare il senso di quella felicità che il mondo non può offrire, ma che con Dio si può avere ed è quella vera e duratura. Noi sulla terra abbiamo degli sprazzi di felicità offerti dal mondo, dal demonio e questi sono passeggeri, effimeri lasciano tanto amaro in bocca, mentre gli sprazzi di gioia piena e vera sono offerti da Dio, sono duraturi e ci fanno, senza dubbio, pregustare quella gioia eterna che sarà un giorno e per noi tutti il Paradiso, Egli stesso. Dobbiamo essere consapevoli di tanta ricchezza che, se vogliamo, possiamo possedere perché è quella cui dobbiamo anelare perché sappiamo benissimo per esperienza che purtroppo anche il prossimo più vicino e più amico ci tradisce, si allontana e quindi rimaniamo delusi ed illusi dopo aver sperato e creduto chissà che cosa. Come il santo Profeta e Re Davide danzava di fronte all’Arca Santa, così noi tutti Cristiani dobbiamo gioire nella casa del Signore, nel suo Santuario per poterci veramente chiamare figli di Dio. La gioia che traspare dal nostro volto deve infondere nell’animo dei fratelli quel coraggio per camminare insieme nella via del Signore. Dobbiamo essere luce in un mondo di tenebre e lampada ardente nell’amore verso i fratelli che hanno bisogno di luce e di calore e quell’amicizia che il mondo non sa offrire. Tutti abbiamo bisogno di essere coperti dal manto del Signore per nostra pochezza, la nostra miseria, la nostra inutile superbia. Camminiamo nello splendore di Dio, saremo sempre gioiosi perché Dio è la vera, unica gioia per antonomasia, in assoluto.


11.  IL LAVORO

 

Dopo  la colpa originale commessa dai nostri progenitori si direbbe che il lavoro è un castigo per l’uomo, ma possiamo anche affermare che lo nobilita e lo purifica ed è altrettanto mezzo di sostentamento materiale, nonché liberazione dall’ozio. Il motto fatto proprio da San Benedetto Patriarca del Monachesimo Occidentale e da tutta la Famiglia Benedettina è stato ed è faro di civiltà e di benessere spirituale e materiale. “Ora et labora – prega e lavora” costituisce il vero bene spirituale e materiale dell’umanità. In questo momento di crisi, si direbbe, non solo europea, ma mondiale c’è tanta disoccupazione giovanile e non. La colpa è esclusivamente nostra, sia dei nostri governanti che di tutta la società. Bisogna formare bene la coscienza all’onestà, al senso del dovere, all’altruismo. Oggi si presenta uno scenario paradossale. Molti muoiono letteralmente di fame, altri stentano a condurre avanti la baracca, altri ancora, pochi in verità, sguazzano nel benessere materiale a svantaggio di molti altri non solo, ma hanno acquisito tante ricchezze rubando. Questo non è per niente progresso civile e tantomeno Cristiano, è egoismo puro, latrocinio, disonestà. Allora tutti dobbiamo riflettere compiendo scrupolosamente il nostro dovere ed essendo altruisti. La Famiglia umana è una grande comunità che lavora e vuole il bene degli altri. La nostra mentalità è errata. Poi, pur essendo in un periodo di crisi, quasi per tutti c’è lavoro. Il problema è che tanti giovani ed anche meno giovani non hanno per nulla spirito di adattamento e cercano il lavoro loro gradito, non essendoci bisogna accettare quello che c’è. Ci deve essere armonia ed equilibrio e soprattutto i responsabili della cosa pubblica devono saper governare ed essere a pieno servizio della comunità loro affidata e non al servizio del proprio tornaconto, della propria poltrona. Il lavoro c’è per tutti, i beni ci sono per tutti, bisogna cambiare il modo della gestione, bisogna avere coscienza perché la salute morale e spirituale del cittadino sia florida. Purtroppo non è così. Ciascuno di noi ha grande responsabilità dinanzi a Dio ed al prossimo per come agisce. Il nostro comportamento poco ortodosso, cioè retto, anzi eterodosso rischia di fare tanto male agli altri ed a noi stessi. Muoviamoci finchè siamo in tempo. Il Signore è paziente, usa tanta misericordia ed amore e noi non possiamo rimanere insensibili, indifferenti nel continuare  a condure una vita, a dir poco, disordinata. Svegliamoci dal sonno, alziamoci ed agiamo con timore ed amore alla presenza di tanto Padre.

 

10.   IL COMPLEANNO

Ogni anno ciascuno di noi fa festa ricordando quando é venuto al mondo per intervento del Creatore con la collaborazione dei nostri amati genitori.  E' un giorno nel quale più di ogni altro dobbiamo lodare, benedire  e ringraziare il Signore per questo dono e per averci resi Cristiani suoi seguaci e suoi figli. Nel medesimo tempo dobbiamo molto riflettere sul tempo che passa inesorabilmente e che continuamente diminuisce la nostra esistenza terrena. Non dobbiamo sprecarlo il tempo concessoci da Dio onde poter compiere cose belle gradite a Dio ed al prossimo, mentre purtroppo noi spesso ci comportiamo come se il Signore non esistesse, come se non ci fosse un Paradiso che ci attende, come se il prossimo non dovesse essere amata da noi perché egoisti, tornacontisti, arroganti e superbi. Bisogna cambiare continuamente mentalità ed agire da degni figli di tanto Padre. Gli anni che passano ci devono procurare maggiore saggezza, vera sapienza e l'acquisto di tante e tante virtù cristiane, non sprechiamo tutto nel fumo, nel nulla, acquistiamo i tesori che né i ladri possono rubarci, né la ruggine deteriorare, il nostro equilibrio ci insegna la ponderazione per vivere come il giusto di cui parla la Sacra Scrittura.

 

 

9.   INDIZIONE DELL’ANNO LITURGICO

(1 SETTEMBRE)

 

Un anno è terminato ed un altro inizia. Quanti avvenimenti lieti e tristi in tanti giorni!  Ringraziamo il Signore che nella sua bontà e misericordia ci ha elargito in abbondanza doni d’ogni genere e specie. Il tempo fugge, il passato non è più, il presente in un istante è gia passato, il futuro è nelle mani del Signore. Il nostro atteggiamento deve essere di piena apertura, accettazione dei momenti belli e meno belli della nostra esistenza. Siamo di passaggio in cammino verso l’eterna meta dove spazio e tempo non saranno più. La nostra vita deve essere sul piede di battaglia sempre pronti contro il nemico che ci vuole allontanare da Dio. La nostra protezione certa, sicura sempre è Dio Nostro Padre che ci accompagna in ogni nostra azione. Dobbiamo sempre accrescere la nostra fede, il nostro modi di pensare, troppo umano, deve cambiare perché siamo Cristiani e quindi discepoli e seguaci del Signore che ci chiede la collaborazione, in qualche modo siamo le Sue Braccia. Dobbiamo essere dei veri cristofori, cioè portatori di Cristo perché è nostro compito, nostro dovere e dimostra quanto amiamo il Signore ed i nostri fratelli. Ci preceda sempre nel nostro cammino la Stella mattutina Maria Santissima.



8.  LE RELIGIONI E LA PACE

 

 

 

Cicerone, filosofo pagano, asseriva: “potrete trovare una città senza mura, un popolo senza un capo, mai senza religione”. Come possiamo ben comprendere, il senso del divino è sempre insito nel cuore dell’uomo. Chiaramente è acclarato che la Fonte di ogni bene, il Principio di tutto è unico, per noi Cristiani c’è un Dio Creatore, Redentore e Santificatore. Vi sono però altre vie che si pensa conducano a Dio, all’Essere Infinito ed Eterno. Noi, pur condividendole, siamo rispettosi del cammino percorso da altre Religioni e siamo convinti che costoro, osservando le Leggi Divine, mi riferisco specialmente alle altre due Religioni Monoteistiche, Ebraismo ed Islamismo, Torà e Corano, si salveranno. Cristianesimo, Ebraismo ed Islamismo osservano i Comandamenti, riconoscono l’onnipotenza, l’onniscienza e  l’onnipresenza divina e quindi certamente riconoscono la paternità divina e  la fratellanza umana. Con questi presupposti è giusto, doveroso e conveniente che fra noi ci sia un dialogo, una base comune per difendere insieme certi valori comuni come la giustizia, la libertà e la pace. In un mondo così stravolto soprattutto per quanto concerne la gerarchia dei valori, è opportuno lavorare insieme perché sia valorizzata la dignità della persona onde la Religione non sia di inciampo, ma di aiuto sostanziale per camminare insieme e rendere migliore questo mondo assettato di Dio. Sia chiara testimonianza la comprensione e l’Amore all’interno di ciascuna Religione e fra le Religioni, comprese quelle che non hanno un credo monoteistico. In quest’epoca di un mondo così globalizzato, con la tecnica moderna per cui le notizie volano così velocemente da un capo all’altro della terra, è cosa bella e buona che l’informazione abbia da parte nostra un altrettanto riscontro positivo di risultati che possano avvicinare noi e gli altri a Dio ed al prossimo. Dobbiamo insieme costruire, edificare una società migliore ragionando a tavolino, pregando insieme perché i giovani siano edificati dal nostro comportamento ed a loro volta siano pronti ad assumere le proprie responsabilità. C’è una gioventù sana, purtroppo c’è una parte di gioventù bruciata che non promette bene ed alla quale bisogna rivolgere la nostra comune attenzione per salvarla da pericoli incombenti atti a distruggere i valori più importanti come la famiglia. Essa, come ben sappiamo, è il perno, la prima cellula della società, questo lento ed inesorabile declino non è per nulla a nostro favore e vantaggio, abbiamo bisogno estremo di uno scuotimento generale che soltanto uniti, in piena armonia potremo portare avanti. La Religione non deve essere assolutamente motivo di guerra, di divisione, ma di pace e amore. L’Uomo che combatte il proprio simile sia fisicamente che moralmente non è civile e tantomeno religioso. Si parla tanto di progresso nella scienza e nella tecnica ed è bene che ci sia, ma a nulla vale, sarebbe un progresso apparente se non fosse accompagnato dal progresso della pace e dell’amore fra i popoli. L’Unesco è un’istituzione benemerita, ma a nulla servirebbe se non fosse accompagnata e sorretta dalla tenacia dell’uomo nel voler realizzare e conseguire gli scopi che la stessa si prefigge. Coraggio allora, nel nome di Dio ricostruiamo quello che l’Uomo stesso ha distrutto o vorrebbe distruggere e che Dio ha posto sempre nel cuore e nella mente dell’uomo: la pace, quella interiore e quella esteriore che accompagni sempre l’uomo creatura nei rapporti col Creatore e con le altre creature umane. Ci siano esempio fulgido Francesco, Gandhi, Martin Luther King e tutta la schiera di innumerevoli giusti del mondo ebraico e musulmano. Pace sia sempre il nostro motto

 

 

 

 

 

7.   LA GIUSTA FOLLIA DELL’AMORE SI CONTRAPPONE ALL’INGIUSTA FOLLIA DELLE ARMI

 

 


Sin da ragazzo, alle elementari ti viene propinato sui libri il combattimento, la guerra, le armi, la violenza e poi nelle scuole medie e nelle superiori, Università. Ogni Stato, ogni Nazione spende un patrimonio per le armi e gli eserciti. Leggendo la storia dell’umanità si ha sempre presente la violenza, si insegna il predominio dell’essere umano sul proprio simile. Anche uomini di Chiesa non sono stati da meno ed hanno contribuito notevolmente nei secoli alla guerra, non alla pace, all’amore, all’aiuto fraterno. I mezzi di comunicazione sociale dovunque sono programmati in questo senso del tutto negativo. Non voglio essere pessimista, purtroppo la realtà è amara, triste, desolante. L’uomo, frutto d’amore della creazione proveniente dall’Amore Sommo, semina odio, perché tutto questo? Invece di essere figli della Luce siamo figli delle tenebre! è assurdo che ancora oggi, era del progresso della così detta civiltà(quale?) si impugnino le armi e si è l’uno contro l’altro armati. Prima di parlare di armi materiali bisogna che con senso di responsabilità, serietà e buona volontà parliamo al nostro cuore ed alla nostra mente e facciamo risvegliare quel tanto di buono che c’è in noi, che Dio Nostro Padre ci ha donato per convertire la nostra mentalità contro le armi dell’odio, del rancore, dell’egoismo, della sopraffazione. La nostra educazione non è per nulla civile e tantomeno cristiana. è diseducazione, disinformazione, è lontanissima da Dio e dal prossimo. Dobbiamo confessare e riconoscere la nostra pochezza, il nostro nulla e certamente così nulla di buono si può costruire. La guerra va fatta contro i nostri vizi, le nostre passioni sregolate, non contro il nostro simile, in tal modo si è lontani da Dio e dal nostro prossimo. Per secoli l’Umanità si è autodistrutta, annientata e vilipesa, spesso senza rendersene conto. Con le armi non si ragiona, si distrugge moralmente e materialmente. Diventiamo nemici acerrimi della guerra per essere veri costruttori nella pace, nella concordia, nell’armonia, soprattutto nell’amore. Per alcuni l'Amore é sconosciuto, per altri, come i Santi, l'Amore é la giusta follia! Finché l'uomo uccide, violenta, fa del male al propio simile, non può dirsi uomo, tanto meno civile e meno ancora cristiano. Condanniamo, vituperiamo, disprezziamo la follia ingiusta delle armi, sotto ogni aspetto, per impegnarci sulla scia dei Santi, a costruire la giusta follia dell'Amore, per essere sul piano divino, non su quello di Satana. L'Amore non é amato, impariamo giorno per giorno dellla nostra vita ad amarlo e farlo amare. In una parola, siamo i grandi Araldi dell'Amore nel burrascoso mare di questo mondo! Iddio ci aiuti e ci sostenga in questo nobile, giusto e santo Apostolato. 

 

 

 

 

6.  LA PAURA

 

 

E’ normale che i bimbi, i ragazzi facilmente si impauriscano per un nonnulla, ma è altrettanto vero che non pochi adulti insicuri, incerti ad ogni piè sospinto si facciano coinvolgere al quanto dalla paura che incute timore, timidezza ed insicurezza. A volte questa sensazione non ha titolo di esistenza, sia nelle cose spirituali che materiali, invece quando veramente, specialmente gli adulti, dovrebbero possederla, si tirano indietro. Bisogna, senz’altro, aver paura dei nemici visibili ed invisibili come il demonio che lavora inesorabilmente e costantemente contro i figli di Dio, il mondo costituito da tutte quelle persone amiche del diavolo e quindi nemici di Dio, della sua Chiesa e di quanto concerne l’instaurazione del Regno di Dio in noi. Poiché il Signore Nostro Gesù Cristo è Padre, Fratello, Amico, Medico nostro, la paura deve allontanarsi dal nostro animo, dal nostro cuore e dalla nostra mente. Forti dell’Amore di Dio possiamo affrontare ogni pericolo, superare ogni difficoltà, combattere qualsiasi nemico ad ogni livello. Allora rinfrancati, incoraggiati, assicurati dal Creatore, Signore e Re dell’Universo possiamo stare tranquilli e camminare senza il pericolo di ogni genere ci tocchi o ci sorprenda. Così non dobbiamo avere paura perché sappiamo da chi, come e quando siamo guidati e sorretti per poter infondere agli altri, incerti, dubbiosi, quel coraggio e quella forza, elementi prettamente necessari per ciascuno di noi così deboli, così limitati per accorciare le distanze tra l’umano e il divino, tra il temporale e l’eterno, tra l’accorciare le distanze fra l’umano ed il Divino, tra il temporale e l’eterno, tra il terrestre ed il celeste. è una certezza matematica che ci offre il Signore con la sua vicinanza, col suo Amore smisurato di Padre verso noi suoi Figli, sue Creature. 

 

 

 

 


 


5.  VIVERE LA FEDE IN CRISTO OGGI


Fides ex auditu, (la Fede proviene dall’ ascolto). Sì, è vero, bisogna conoscere, sapere per poter decidere, certamente però non si parla in questo caso di razionalità, ma di fede e la fede è un dono esclusivamente divino. Come ho fiducia in un’ altra creatura, nel prossimo e credo quanto mi dice, in forma alquanto più grande bisogna credere in Dio, abbandonarsi a Lui, avere illimitata fiducia. Come dice S. Paolo: oggi vediamo in enigmate, domani si squarceranno i veli e vedremo Dio faccia a faccia. E’ alquanto meglio avere la fede di Abramo, la fede di Giobbe e d’ altri personaggi del Vecchio e Nuovo Testamento come i miracolati da Gesù, anziché il dubbio dell’ Apostolo Tommaso. Beati coloro che pur non vedendo crederanno. Dice la Sacra Scrittura: iustus ex fide vivit (il giusto vive di fede)! Come oggi noi Clero, noi fedeli, cristiani in genere viviamo la nostra fede? Gesù ha affermato che basta avere fede come un granello di senape per spostare una montagna, e i Santi, gente come noi, operavano prodigi sempre coll’ intervento divino. Nel Battesimo il Cristiano riceve il dono della fede, ma spesso si cresce fisicamente e non spiritualmente e quindi si langue, preda del demonio, della carne e del mondo che offrono all’ uomo quello che posseggono: i falsi doni - edonismo, materialismo, razionalismo. Ecco perché oggi è capovolta la gerarchia dei valori, al posto di Dio c’è il dio denaro, il guadagno facile e quindi disonesto, si uccide con tanta indifferenza, pur di ottenere un’ effimera ricchezza. Un uomo di fede ha la coscienza retta e vive alla presenza del Signore. Oggi si dubita di tutto e di tutti ed ognuno costruisce un angolo con la propria religione, per il proprio dio e non si cura di allontanare le false divinità. Non si può vivere trastullandosi tra coloro che offrono false ricchezze. La Fede ha trascinato a Dio schiere di Santi, ha ricolmato di doni divini intere popolazioni e nazioni. Ciò che è impossibile all’ uomo è possibile a Dio, purchè ci sia da parte dell’ uomo una fiduciosa predisposizione, un assenso totale all’ Autore della vita, a Colui che fa piovere piogge benefiche sui giusti e sugli ingiusti. L’ uomo di fede capisce, anche nelle difficoltà, nelle prove, che i disegni di Dio sono diversi dai nostri. E’ necessario quindi operare un immediato ricupero della fede perduta, illanguidita, ed essere attivi nella ricerca, non indifferenti, per non incorrere in quelle tremende parole della Sacra Scrittura: quia nec calidus, nec frigidus es, incipiam te evomere ex ore meo (poiché non sei né caldo né freddo, incomincerò a vomitarti dalla mia bocca). Il Vangelo, che è Parola di Dio, spesso è controcorrente nei confronti del mondo che capovolge i valori divini, eterni ed immutabili.

 

4.  SOLITUDINE

 

Chi varca la soglia di una Certosa si accorge subito ed è incuriosito da una frase scritta in latino: “O beata solitudo, o sola beatitudo”, o beata solitudine, o sola beatitudine, perché nei Monasteri Certosini, come in  tutti quelli di stretta Clausura, maschili e femminili, vige rigorosamente la legge del silenzio. Nel silenzio Dio parla al cuore dell’uomo e la solitudine aiuta tantissimo questo processo per vivere a contatto più diretto con Dio ed amare i fratelli facendo penitenza, pregando e lavorando, ma questo tipo di solitudine è una scelta, è una vocazione e quindi rientra nel disegno di Dio e nella volontà dell’uomo chiamato a questa elezione. Purtroppo dobbiamo volgere lo sguardo ad un altro tipo di solitudine non voluta, non cercata da nessuno, ma obbligata dagli eventi umani.  Mi riferisco alla solitudine dei malati, degli anziani, dei poveri, degli abbandonati dalla società, dalla famiglia e dai cosi detti amici. è la solitudine di chi tende la mano al prossimo, non solo per un aiuto economico ma soprattutto per un aiuto morale, spirituale, affettivo. La cosa più triste è la solitudine di chi per una vita ha dato sempre ed ovunque al prossimo o parente carnale o amico, ma nonostante il costante e continuo dare, costui si è trovato solo ed abbandonato, senza affetti, senza comprensione,  senza un sorriso. è dura cosa riflettere su questo argomento così importante, però è la realtà di tutti i giorni che ti fa toccare con mano questa solitudine che mai vorresti, ma che quanto prima te l’aspetti bussa alla tua porta, magari da parte del tuo migliore amico, il più caro da cui non avresti mai immaginato simile comportamento. Brutta cosa l’egoismo e la superbia umana! Allora il Cristiano, uomo di fede, comprende, dopo le illusioni e le delusioni umane, che  l’essere stato abbandonato dagli uomini non significa che non ci sia alcuna soluzione. Dio, il Grande, l’Unico Amico bussa alla tua porta, apri subito e scopri il Suo Grande Amore per te, non ti abbandona mai, conosce le tue sconfitte, i tuoi pensieri, le tue lotte e le tue vittorie conseguite. Nella solitudine umana non voluta c’è la compagnia del tuo Dio e Signore.

 

 

3.  DORMIZIONE DI MARIA SANTISSIMA

 

Purtroppo questa importante Festa della nostra Madre Maria coincide con una data pagana: il ferragosto, per cui molta gente cristiana, anche praticante, è distratta dalle cosi dette ferie ed ha altro cui pensare. Questa mentalità pagana è da condannare. Il ritorno al Padre di Maria in anima e corpo ci deve far riflettere su questa eccelsa creatura, Madre di Dio e Madre nostra. Ella, esempio  vivente del Corpo Mistico di Cristo, non solo ci ha offerto Suo Figlio come Redentore del genere umano, ma ci ha insegnato come amare il Signore. Ella è tornata in cielo, anima e corpo, per noi non è così, sappiamo che è frutto del peccato ritornare nella polvere, risorgeremo però! Anima e corpo sono tutto l’uomo, il corpo è al servizio dello spirito e ci permette di agire e lavorare per il Signore. Tocca a noi rispettarlo e non compiere azioni contrarie al nostro stato di figli di Dio. La parte materiale del nostro essere è tempio vivente dello Spirito Santo, per cui dobbiamo avere il massimo rispetto per il nostro corpo e quello dei nostri simili. Spesso il corpo è profanato e con i vizi contrari alle virtù si innesca un’operazione deleteria che non piace a Dio e fa male a noi stessi. Bisogna uscire dal guscio del nostro egoismo per spaziare nei sentieri infiniti dello Spirito.  L’uomo è un’unità psicofisica e come tale, anima e corpo deve lodare, ringraziare Dio, così come ha fatto in tutta la sua vita la nostra Madre  Maria. Purifichiamo il nostro corpo e la nostra Anima per essere veri amanti del Signore con carattere, con decisione perché tutto il nostro essere sia sempre una perenne lode al Signore.

 

 

 

2.  N O N    M A N A G E R    M A    P A S T O R E

 

L’ Apostolo Paolo afferma che il Sacerdote, Ministro del Signore, è il dispensatore dei divini Misteri. Compito principale ed essenziale del Sacerdote, per mandato del Vescovo, è celebrare l’ Eucarestia ed amministrare i Sette Sacramenti, nonché predicare la Parola del Signore con l’ esempio e con la parola. Egli è un martire per eccellenza con la sua costante testimonianza di vita cristiana. Come il Vescovo, per partecipazione e suo prolungamento ha l’ ufficio di reggere e governare, nonché santificare tutte le anime affidate al suo Ministero di Padre e di Pastore. Deve lavorare con zelo, umiltà, semplicità, deve essere l’ uomo della preghiera e del dialogo con tutti, specialmente con i giovani, primavera della vita, della Chiesa e della Società. Sempre disponibile all’ ascolto e al dialogo, all’ insegnamento delle cose celesti, deve riconoscere sempre la sua debolezza umana, ma nello stesso tempo deve essere forte per condurre le anime al Signore. Egli è un altro Cristo che deve stare in mezzo alla gente, visitarla nelle proprie case, pronto a servire gli ammalati, gli anziani, chiunque ha bisogno della sua presenza, del suo conforto, della sua parola, mai indifferente, collerico, ma dolce, mite e disponibile, in modo particolare quando una persona ha bisogno di lui per confessarsi, per essere diretta spiritualmente. Purtroppo la realtà è molto amara. Tanti e tanti Sacerdoti addirittura fissano sull’ agenda il giorno perché un penitente possa confessare i propri peccati o farsi dirigere spiritualmente tramite i buoni consigli che un Padre deve offrire ai propri figli. Sovente il Sacerdote dimentica di essere tale e si comporta come un professionista, un impiegato, un mestierante che pensa al proprio tornaconto con tanto egoismo e prosopopea. Il Sacerdote deve essere luce agli altri e lampada ai passi del cammino delle proprie pecore, a volte smarrite, uscite fuori dall’ ovile della Chiesa perché non seguite, abbandonate a se stesse.

S. Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato d’ Ars è un esempio lampante di vero Sacerdote, apostolo del Confessionale, uomo di preghiera e di penitenza. Se vogliamo che i Fedeli stiano accanto a Gesù Cristo ed alla Chiesa, dobbiamo avere Santi Sacerdoti che con i loro pregi ed anche difetti sappiano essere pastori saggi ed illuminati, sempre pronti ad ogni richiesta, ad ogni richiamo di anime assetate di Dio, di verità, di pace che solo Dio può offrire, ma che si può avere tramite il Ministro di Dio che con la propria vita non è d’ inciampo e di ombra al fedele, anzi lo illumina, lo custodisce, lo educa con pazienza ed amore. Lo Spirito Santo infonda in tutti i Sacerdoti quel fuoco divino che nel giorno di Pentecoste ricolmò dei Suoi Sette Santi Doni Maria Vergine e gli Apostoli perché nella Chiesa intera una perenne Pentecoste divinizzi l’ umanità intera.

 

 

1.   TRASFIGURAZIONE DI NOSTRO SIGNORE GESU CRISTO

 

Trasfigurazione significa trasformarsi, cambiarsi. Noi figli di Dio, membra del Corpo di Cristo dobbiamo continuamente trasformarci per tutta la nostra vita terrena, poiché a causa del peccato si è offuscato alquanto lo splendore del Padre che era in noi. Col Battesimo e con la Cresima, con i Sacramenti della Penitenza e dell’Eucarestia questo splendore perduto si è riacquistato, ma ogni volta che abbandoniamo l’amicizia del Signore ritorna ad opacizzarsi. C’è bisogno di una continua metamorfosi in noi per trasformare la superbia in umiltà, l’odio nell’amore, l’impazienza nella  pazienza, l’ira nella dolcezza. Quanto cammino dobbiamo fare per essere vicini a Dio! è la conversione del Cuore e della mente che ci renderà candidi come la neve, il nostro modo di pensare e di agire deve cambiare, non dobbiamo lasciarci trascinare da false divinità. Il denaro, l’edonismo, il materialismo sono la rovina spirituale dell’umanità. Dobbiamo senz’altro andare controcorrente, contro la moda dei vizi di questo mondo per acquistare quelle virtù che rendono libero ciascuno di noi. Bisogna continuamente cambiare, rinnovare il nostro modo di pensare e di agire, bisogna fare il lavaggio del nostro Spirito per essere immacolati al cospetto del Signore. Per realizzare ciò è necessaria la Preghiera, la buona volontà e la perseveranza nel volere cambiare stile di vita. Dobbiamo piacere solamente a Dio, né a noi stessi, né ai nostri simili. Se piaceremo a Dio non solo saremo capaci di cambiare la nostra vita, ma anche quella di chi ci sta attorno e ci osserva. Riacquistiamo lo splendore primitivo offertoci da Dio  per presentarci un giorno a Lui con le vestigia divine, degni figli di tanto Padre.


 

SITO IN COSTRUZIONE... 

ulteriori informazioni saranno disponibili il più presto possibile

 


 

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